Oggi a Bari il porto si riempie di luminarie. Musica, panzerotti, maxischermo. Giorgia Meloni sale sul palco e celebra il governo più longevo della Repubblica. Millequattrocentotredici giorni. Un record. Applausi.

Nello stesso paese, qualche ora prima, in un ambulatorio di provincia una donna di cinquantadue anni ha rinunciato all’ecografia. La lista d’attesa arrivava a otto mesi. Soldi per il privato non ce n’erano. Cinque milioni e ottocentomila italiani hanno fatto la stessa scelta nel 2024. Quasi uno su dieci. Non è un’opinione. È Istat. Sono dati reali.

Le bollette restano pesanti. L’elettricità domestica non è sempre la più cara d’Europa in termini assoluti, ma il rapporto con lo stipendio italiano la rende salata. Per le imprese il conto è ancora più duro. La benzina, poi, è una tassa quotidiana. Chi doveva raggiungere Bari da lontano ha fatto i conti e ha rinunciato. Troppo costoso. Ironia della sorte, o solo aritmetica.

I salari reali sono scesi. Oltre il sei per cento dal 2021. Se si allarga lo sguardo agli ultimi trentacinque anni il quadro peggiora, perché l’Italia è l’unico grande paese avanzato dove il potere d’acquisto del lavoratore medio è arretrato. Inflazione, contratti che arrivano tardi, produttività ferma. Non è un incidente di percorso. È una lunga erosione.

La sanità pubblica arranca. Spesa al 6,2 per cento del Pil. Sotto la media europea, ultima nel G7. Pronto soccorso pieni, medici di famiglia che spariscono, famiglie che pagano di tasca o rinunciano. Il sottofinanziamento viene da lontano, ma i numeri di questi anni non lo hanno invertito. Anzi.

Sull’immigrazione i dati dicono una cosa precisa. Gli sbarchi nel 2026 sono crollati. Metà rispetto all’anno prima, molto meno rispetto al picco del 2023. Il governo rivendica il risultato e ha ragione sui numeri. Allo stesso tempo i decreti flussi hanno allargato gli ingressi regolari e la popolazione straniera residente continua a crescere. Meno clandestini sulle coste, più permessi. Non è sparito nulla. Si è trasformato.

Le piccole e medie imprese pagano tasse tra le più alte del continente. Burocrazia, costi energetici, credito difficile. Molte resistono. Altre chiudono. Le code alla Caritas si allungano e dentro ci sono sempre più italiani. Gente che lavora, o che lavorava, e non arriva a fine mese. Vacanze a rate. Debiti per un weekend al mare. Non è miseria da terzo mondo, ma è una fragilità che si è fatta ordinaria.

Il governo Meloni ha portato stabilità. In un paese abituato a esecutivi che duravano mesi, quattro anni contano. Occupazione totale in crescita, spread basso, qualche contratto pubblico sbloccato. Sono fatti. Altri fatti restano dove erano: salari reali bassi, sanità sotto pressione, energia cara, infrastrutture spesso mediocri. La longevità non è di per sé una cura. È solo tempo passato.

A Bari festeggiano la durata. È legittimo. Chi governa misura i giorni e li mette in vetrina. Chi sta fuori guarda le code, le bollette, le liste d’attesa e si chiede se quei giorni abbiano cambiato qualcosa di sostanziale nella vita quotidiana. La risposta, al momento, è mista. Alcune cose sono migliorate. Altre no. Molte restano strutturali e resistono a qualsiasi colore politico.

Il porto di Bari questa sera sarà pieno di luce. La donna dell’ecografia rinunciata tornerà a casa e riproverà tra qualche mese. Forse. Il record resta. I numeri pure.


 

*Documentarista