Il voto in Ungheria irrompe anche nel dibattito politico calabrese. E l’esito delle urne, con la sconfitta di Viktor Orban e l’affermazione di Péter Magyar, diventa subito terreno di scontro tra centrosinistra e centrodestra

Per Ernesto Alecci (capogruppo del Pd in Consiglio regionale della Calabria), «la sconfitta politica di Viktor Orban rappresenta un segnale importante per tutta l’Europa», perché «arresta una visione fondata su nazionalismi, chiusure e pulsioni autoritarie, mentre si riapre uno spazio politico e culturale per un’Europa più forte, più coesa e più credibile». È da qui che prende forma una prospettiva più ampia, nella quale «per costruire una vera Unione politica servono Paesi affidabili, capaci di condividere valori democratici e una comune prospettiva di sviluppo» e in cui Orban «ha, spesso, rappresentato uno dei principali ostacoli ad un’Europa più unita», utilizzando «il veto come strumento di pressione politica, frenando decisioni e processi collettivi».

Uno scenario che, secondo Alecci, supera i confini nazionali e «serve da monito per chi, come i leader della nostra maggioranza di Governo, ha “puntato” su di lui», mentre «è il segnale tangibile di un arretramento delle destre sovraniste e un passo avanti per chi crede in un’Europa democratica, autorevole e protagonista nel Mediterraneo, basata sul dialogo, sul confronto, sulla cooperazione». In questa traiettoria si inserisce anche la dimensione territoriale: «La Calabria può e deve essere protagonista di una nuova stagione mediterranea», perché «un’Europa più stabile e più unita significa infatti maggiori opportunità», tra «più investimenti infrastrutturali, più sostegno al lavoro giovanile, più cooperazione internazionale». Da qui l’idea di «una Calabria più consapevole, non subalterna, ma protagonista».

Sul versante opposto, Angelo Brutto (capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale) ribalta il significato politico del voto e invita a una lettura diversa dei fatti. «Colpisce – afferma – assistere all’entusiasmo di una certa sinistra italiana per l’affermazione di una figura politica che incarna valori e visione propri del centrodestra europeo», parlando di «un paradosso che fotografa in maniera plastica lo stato di confusione e di debolezza in cui versano alcune forze progressiste».

Per il capogruppo di Fratelli d’Italia, il risultato «smentisce in modo netto la narrazione, spesso strumentale, di un Paese privo di piena democrazia», perché «in Ungheria non c’era alcuna dittatura» e «le urne hanno parlato con chiarezza: ha vinto la democrazia, il popolo ungherese ha scelto liberamente ed ancora una volta un indirizzo politico di centrodestra». Una lettura che invita alla cautela: «la lezione che arriva dall’Ungheria è semplice: i cittadini scelgono liberamente e premiano proposte politiche credibili, radicate e coerenti».

Infine, lo sguardo si sposta sulle relazioni future: «A Péter Magyar va il nostro augurio di buon lavoro», con la convinzione che «saprà costruire un rapporto solido e proficuo con l’Italia», rafforzando «una collaborazione già oggi strategica tra governi che condividono valori e visione».