Non sarà una riunione ordinaria. Il vertice del consiglio federale di oggi della Lega è un momento cruciale per tutta la politica italiana. L’eventuale implosione della Lega rischia di sconquassare tutto il panorama politico italiano e in particolare il centrodestra, prestando il fianco a Futuro Nazionale del generale Vannacci dato sempre più in crescita nei sondaggi. Matteo Salvini è chiamato ad una duplice scelta: da un lato arginare le sirene del Generale verso i suoi; dall’altro cercare di trovare la quadra con Luca Zaia che rischia di andare via sbattendo la porta.

La sintesi con l’ex Governatore del Veneto non è affatto facile. Salvini ha già messo sul piatto come offerta la nomina a vicesegretario nazionale con delega al Nord. Ma l’offerta non sembra appetibile per Zaia che di fare la figurina non ne ha nessuna voglia. Zaia, insieme a Fontana e Fedriga, incarna quel pezzo del partito che chiede un ritorno della questione settentrionale al centro del dibattito politico nazionale. Una posizione espressa chiaramente capogruppo al Senato della Lega, Massimiliano Romeo, durante le ultime comunicazioni alle Camere della premier Meloni. «È giusto investire nel Sud, cercare di annullare i divari - disse Romeo - però il nostro giudizio sarebbe bene ascoltare un po' di più il Nord, un Nord stanco da un apparato statale che frena lo sviluppo. Ritengo che ci sia una questione settentrionale più attuale che mai». Romeo concluse parlando di vecchi cavalli di battaglia della Lega come l'autonomia e la differenza salariale in base al costo della vita. Insomma Zaia sa benissimo che il popolo del Nord è saldamente nelle sue mani e quello che chiede e piena autonomia, anche nei rapporti con la premier Meloni. Il rischio è quello di spaccare ulteriormente il partito e far collassare definitivamente la Lega.

Salvini quindi deve trovare il modo per fare sintesi, anche a costo di sacrificare qualche suo fidatissimo collaboratore perché il suo progetto di partito nazionale stenta a decollare e le minacce di Vannacci di svuotare il partito sono sempre più consistenti. Minacce che preoccupano non solo Salvini, ma anche tutti i componenti del centrodestra. Se Futuro Nazionale continua a crescere, difficilmente la Meloni può continuare a tenerlo fuori dalla coalizione. Stiamo parlando però di una forza politica di estrema destra, dai contorni ancora nebulosi. Difficile capire, ad esempio, chi sta finanziando l’organizzazione del partito. Il Movimento ha ricevuto oltre 300mila euro di donazioni in pochi mesi. Possibile che gli imprenditori italiani si siano lasciati affascinare dalla politica di botto? Oltre 80mila euro, poi, sono arrivate dall’associazione “Il mondo al contrario” nata intorno al libro del generale, un’associazione che presenta diversi contorni poco chiari.

Ecco allora che il problema da partitico diventa di sistema. Tutto si può dire della Lega, ma non che il Carroccio non sia un partito democratico e contendibile, con le sue regole e un chiaro posizionamento. Lo è altrettanto Futuro nazionale?

La Meloni quindi si trova a fare il tifo per Salvini affinchè la Lega tenga. Anche in Calabria si registra qualche cedimento con il vicecapogruppo alla Camera, Domenico Furgiuele che ha lasciato il partito. Il vicepresidente del consiglio regionale, Filippo Mancuso, che ha ottenuto la delega proprio in quota Lega, continua a stare alla finestra e pare abbia detto ai suoi di lasciare in stand by a Crotone il gruppo consiliare e rimanere per il momento civici. Sullo sfondo c’è il famoso rimpasto, o allargamento, della giunta regionale. Occhiuto l’ha promesso dopo le amministrative e quindi dovremmo quasi esserci. La Lega deve ponderare bene la sua scelta chè fra un anno ci sono le Politiche. Non può rischiare di dare un nominativo e poi regalarlo fra qualche mese a Vannacci.

Insomma il quadro è più che confuso e la riunione del consiglio federale diventa uno spartiacque fondamentale per la Lega, per tutto il centrodestra ma se vogliamo anche per il sistema politico italiano.