«Il Pnrr non ha inciso come in altre regioni, anche perché non abbiamo avuto grandi interventi infrastrutturali nel settore ferroviario. Anzi, purtroppo, l’Alta velocità non raggiunge ancora la Calabria. Questo è un tema che dovrà essere affrontato nei prossimi anni, perché è giusto che l’Alta velocità interessi anche la mia regione». Ad ammettere un qualcosa che si sapeva da anni adesso è anche il presidente della giunta regionale Roberto Occhiuto. Il presidente per la prima volta ha detto che non ci sono i soldi per l’alta velocità e che dalla galleria Santomarco in giù è tutto un punto interrogativo.

In realtà lo sapevano già tutti e da almeno due anni. Da quando il sindaco di Cosenza, Franz Caruso, aveva organizzato una conferenza stampa presso la Camera dei Deputati con i sindaci interessati all’attraversamento della nuova linea nei loro territori. Erano i tempi delle buone relazioni anche con il pezzo del Pd che fa riferimento a Nicola Adamo e così al convegno partecipò anche l’ex Ministro del MiT (settembre 2019 a febbraio 2021), Paola De Micheli. Quest’ultima aveva rivendicato di aver stanziato col fondo complementare i soldi necessari alla progettazione del tratto da Praia in giù, ma i quattrini erano stati dirottati altrove dal Governo.

All’incontro Rfi aveva risposto placidamente che i lavori finanziati arrivavano fino alla galleria Santomarco che ha un costo di 2,1 miliardi. I restanti lotti sono in progettazione e saranno finanziati nel contratto di programma RFI man mano che saranno sviluppati i progetti. Quando? non si sa.

Ma fino all’intervista di Occhiuto la politica regionale è rimasta in silenzio.

Intanto resta un dubbio sullo sfondo: come si concilia la frase del presidente Occhiuto «non ci sono i soldi per l’Alta Velocità in Calabria», con quella di esponenti del governo «i cantieri del Ponte apriranno entro l’autunno?»

Da tempo da Salvini in giù dicono che il Ponte senza l’alta velocità sarebbe un’opera monca ed in effetti se non si riesce a raggiungerlo con rapidità a cosa serve poi un attraversamento veloce dello Stretto? Lo si vedrà quando il famoso miliardo che manca per completare l’opera verrà trovato, magari, come suggerisce Occhiuto, chiedendolo all’Ue e sottraendolo dall’acquisto di armi.

Non sarebbe anche il caso di interrogarsi sulla fattibilità, questa volta non economica, del Ponte? L’interrogativo sorge spontaneo in queste ore in cui dalle tv e dai social rimbalzano le terribili immagini del terremoto che ha colpito il Venezuela e che ha provocato oltre 1700 vittime e oltre 45mila dispersi. Fra questi ci sono 17 italiani deceduti e una cinquantina di dispersi nonostante nel Paese si siano recati anche i nostri Vigili del Fuoco per dare una mano nelle ricerche. I media underground venezuelani dicono che il Governo chavista non riesce ad organizzare una vera e propria macchina di soccorsi. Ma cosa succederebbe al Ponte se lo Stretto venisse colpito da un sisma simile a quello del Venezuela?

La questione non è nuova e da tempo vede contrapposti i progettisti dell’opera e geologi. Le costruzioni di ponti sospesi in zona sismica avvengono da sempre in ogni parte del mondo in aree con potenzialità sismiche più rilevanti dello Stretto di Messina: Turchia; Giappone; California. Ha ribadito più volte la società Stretto di Messina Spa. Il potenziale sismogenetico dello Stretto di Messina non è in grado di produrre terremoti superiori a 7.1 della scala Richter. In ogni caso il ponte sullo Stretto è progettato per restare in campo elastico anche con magnitudo superiore.

Il valore di 7.1 non è causale. Questo infatti fu il grado del sisma che devastò Messina e Reggio Calabria nel 1908. Una delle cose che si sanno dei terremoti è che tendono a ripetersi.

Un critico del Ponte, per esempio, è il geologo Mario Tozzi che ha denunciato la mancanza di studi completi dal punto di vista geologico: «Poco si sa delle faglie sottomarine, quasi nulla della famosa faglia di Palmi, di recente messa in luce e non ancora studiata».

Tozzi ricorda anche che il pezzo di mare fra Calabria e Sicilia è la «zona a maggior rischio sismico dell’intero Mediterraneo». Infine Tozzi ricorda che quello sullo Stretto sarà il ponte a campata unica più lungo del mondo, ma «su nessuno degli altri finora costruiti passa una linea ferroviaria ad alta velocità». A leggere le ultime vicende sull’alta velocità, per fortuna non passerà nemmeno sul nostro di Ponte.