Le parole, in politica, spesso divorziano dal loro senso originario, per virare verso altre destinazioni. È il caso del termine “riformismo”. Tutti ne invocano il copyright. Renzi e Occhiuto, in primis. Con buona Pace di Craxi, Turati e Mitterrand
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Sono due pronipotini della Balena Bianca. Boy-scout scanzonato il primo, mistico e tormentato il secondo. Condividono lo stesso back-ground da sagrestani, pur avendo dismesso, entrambi, la tunica tarcisiana. Sennonché, sia l’uno che l’altro, da perfetti democristi pentiti, vorrebbero essere censiti tra i figliocci di Mitterrand. Senza alcuna speranza di spuntarla.
Matteo Renzi, in realtà, nasce da una relazione extrasensoriale tra Pierluigi Castagnetti, Ciriaco De Mita, una spatola, un punteruolo e Mastro Geppetto. In giovane età, rinnega le sue origini per fingersi parente stretto di Turati che, però, non si presta al test del DNA e lo rinnega. «Il jobs-act - dirà Filippo - non è sangue del mio sangue. E non c’entra una mazza con il socialismo». «Inoltre – rincara Turati - quella porcata che, da Presidente del Consiglio, hai fatto sulla scuola pubblica, calibrandola con le detrazione per chi scelga le paritarie, ti pare una cosa riformista? Roba da far desiderare a Claudio Treves la cremazione postuma. Per non parlare dell’Italicum, che ha mandato a ramengo il valore del consenso popolare», chiosa Filippone.
Di contro, Roberto Occhiuto è il frutto proibito di un amore a più riprese tra Anthony Perkins, il trio Silano e Martinazzoli, con il concorso esterno di Padre Cionfoli. Ne consegue la contorsione di un’anima divaricata tra Norman Bates, Adam Smith e il Coro dell’Antoniano. Occhiuto, per nulla entusiasta di cotanta progenie, si convince ben presto di possedere una sorta di talento craxiano, e chiede di essere adottato da Bettino, il quale, perentorio, gli serve il pacco: «Tornatene da Forlani. Vedi che io ho ribaltato il Concordato, difeso la laicità dello Stato. Quella fu Riforma. Altro che la tua guerrucola ai titolari delle scuole-guida di Dipignano. E poi – precisa Craxi - il mazzo agli americani gliel’ho fatto io a Sigonella. Non tu, con l’importazione di quattro medici cubani».
«In ogni caso - conclude Bettino – consolati con il Principe di Rende, che, avendoti scambiato per Willy Brandt, non vede l’ora di farsi un selfie con te e con Pierluigi Caputo».
Intanto, Matteo, dopo il cazziatone di Turati, insiste con le “tutele crescenti”. Una trastola che suona come l’esatto contrario del riformismo DOC. Il modo più chirurgico per evitare il reintegro degli sgifati operai di Casalpusterlengo, assunti da poco. Come dire, l’apologia del Mercato. Ad ogni modo, sembra che il bollino blu Chiquita di “riformista”, per giunta in disuso, non spetti al ragazzaccio toscano. Tanto meno, a quello calabro.
Anche se Roberto ha un sostenitore fervente in Giuseppe Aieta. Infatti, al cospetto dell’Occhiutissimo, il sindaco di Cetraro avverte lo stesso effluvio inebriante di rose, che promana dalla statua della Madonna di Oliveto Citra. Trattasi di vero e proprio trip allucinogeno. È pur vero che il riformismo può declinarsi in molteplici versioni. Non si tratta di un monolite. Basta ingarrare quello giusto.
Chi scrive è, ovviamente, di parte. Cionondimeno, la confusione è totale. A questo punto, Roberto e Matteo, per tornare alle origini, potrebbero fondare un movimento alternativo, dal titolo cazzuto: Bombolone e Liberazione. Una figata pazzesca! Sempre che non si incazzi Formigoni.
*Editorialista




