A Sleal Politik il sindaco di Corigliano-Rossano racconta il ritorno in libertà, il senatore di Forza Italia respinge l'ipotesi di una scalata di Occhiuto alla segreteria azzurra, Giannetta denuncia le pugnalate degli ex compagni e il centrosinistra discute di alleanze, primarie e garanzie reciproche
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Antonella Grippo, giornalista, analista politica, autrice e conduttrice di Perfidia su LaC Tv, conosce il paradosso della fedeltà politica: una virtù straordinariamente diffusa nelle dichiarazioni pubbliche e assai più difficile da rintracciare quando si passa dalle parole alle appartenenze, perché chi cambia partito non tradisce mai, semmai compie una scelta sofferta; chi abbandona un alleato non rompe un patto, ma prende atto di una divergenza; e chi prepara una successione giura invariabilmente fedeltà al segretario in carica, almeno fino al giorno in cui non sarà necessario spiegare perché sia arrivato il momento di sostituirlo. A questa particolare teologia del potere ha dedicato un'intera puntata, Sleal Politik, convocando politici di schieramenti diversi davanti a un tribunale nel quale il diritto al silenzio è scarsamente apprezzato, le attenuanti vengono concesse con parsimonia e il pubblico ministero indossa il sorriso di chi sta per fare una domanda apparentemente innocente.
La conduttrice non cerca confessioni edificanti, né sembra nutrire particolare fiducia nella capacità della politica di riconoscere i propri peccati: preferisce mettere gli ospiti davanti alle loro contraddizioni, lasciarli parlare e poi infilare nella conversazione una domanda capace di trasformare una dichiarazione di principio in una richiesta di chiarimenti, con quel metodo che somiglia alla chirurgia soltanto per la precisione dell'incisione, mentre l'anestesia viene generalmente considerata un lusso superfluo.
E così, tra un cambio di casacca presentato come atto di coerenza, una leadership difesa con entusiasmo e un'alleanza progressista che continua a cercare un garante per ogni possibile contraente, la serata consegna due notizie politicamente rilevanti: il ritorno televisivo di Flavio Stasi dopo la revoca degli arresti domiciliari e la difesa di Antonio Tajani pronunciata da Maurizio Gasparri davanti alle domande sulle ambizioni di Roberto Occhiuto.
Gasparri, Tajani e l'OPA di Occhiuto: il partito non è in vendita, almeno per ora
Maurizio Gasparri, senatore e storico dirigente di Forza Italia, capogruppo azzurro a Palazzo Madama, arriva al confronto con Antonella Grippo portando in dote un'esperienza parlamentare sufficientemente lunga da riconoscere una trappola politica anche quando viene confezionata come una semplice curiosità giornalistica. La conduttrice, infatti, non gli chiede come stia il partito, quale sia la sua linea economica o che cosa pensi della legge di Bilancio, ma va direttamente al punto che potrebbe rendere meno serena la prossima riunione della dirigenza.
Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria e figura di primo piano di Forza Italia, sta preparando una scalata alla segreteria nazionale di Antonio Tajani?
«Pare che Roberto Occhiuto abbia lanciato un'OPA sul partito, su Forza Italia. Gli hai fatto la quaglia a Tajani, per capirci, o secondo te non succede niente?», domanda la Grippo, trasformando una possibile competizione interna in un'operazione finanziaria ostile, con tanto di acquirente, società bersaglio e azionisti chiamati a scegliere da che parte stare.
«Guarda, non mi risulta», replica Gasparri, ricordando la recente presenza di Tajani e Occhiuto a Reggio Calabria e rivendicando il lavoro svolto dal segretario nazionale per mantenere Forza Italia sulla scena politica dopo la morte di Silvio Berlusconi, quando molti osservatori ne avevano previsto il ridimensionamento.
«Mi pare che sia un ruolo incontestato e incontestabile», aggiunge, salvo riconoscere che «poi la vita è lunga, ognuno con le sue aspirazioni», e che eventuali candidature alternative troverebbero naturalmente una sede di confronto negli organismi del partito.
La Grippo, però, non ha convocato Gasparri per assistere a una lezione di diritto congressuale e insiste con una domanda molto meno diplomatica: «Se tu dovessi proprio scegliere fra Tajani e Occhiuto, chi sceglieresti?».
«Io sono legato a Tajani da sempre. Andavamo a scuola insieme da ragazzini. Ci conosciamo da più di cinquant'anni», risponde il senatore, definendo l'attuale segretario «la guida saggia e affidabile di Forza Italia» e indicando nelle nuove generazioni il futuro del movimento azzurro.
Nessuna rottura, dunque, nessuna dichiarazione di guerra e soprattutto nessun sostegno pubblico a un'ipotetica operazione di successione: Gasparri resta fedele a Tajani, mentre la Grippo deve prendere atto che, almeno per questa sera, il tentativo di acquisizione ostile non ha trovato un azionista disposto a sottoscriverlo.
Sul piano giudiziario, il senatore esprime solidarietà a Occhiuto, auspicando che il governatore venga scagionato dalle contestazioni delle quali ha parlato pubblicamente, ma ricorda un principio che distingue opportunamente il consenso elettorale dalle valutazioni della magistratura: «Le elezioni non sono un'alternativa all'iter giudiziario».
Quando poi la conduttrice gli chiede di individuare il protagonista meno leale del panorama politico nazionale, Gasparri sposta l'attenzione su Matteo Renzi, leader di Italia Viva ed ex presidente del Consiglio, accusandolo di avere «un tono prepotente, arrogante» e di esercitare una critica politica che il senatore considera sproporzionata rispetto al suo attuale peso elettorale.
«Quindi non è neanche slealtà, è bassa qualità», conclude Gasparri, regalando alla trasmissione una delle poche sentenze pronunciate senza bisogno di ulteriori interrogatori.
Stasi torna a Perfidia: la libertà, la città e il sondaggio più indesiderato della politica
Flavio Stasi, sindaco di Corigliano-Rossano, torna ospite di Perfidia dopo la revoca degli arresti domiciliari disposti nei suoi confronti nell'ambito di un'inchiesta della magistratura catanzarese sull'ipotesi di scambio elettorale politico-mafioso, una vicenda che ha suscitato un vasto dibattito politico e istituzionale e che resta distinta, naturalmente, da qualsiasi giudizio definitivo sulle responsabilità.
Antonella Grippo lo accoglie con un applauso e un'affettuosità che non cerca di nascondere, salvo confessare, con il suo consueto cinismo televisivo, di essersi domandata alla notizia dei domiciliari anche come avrebbe fatto la trasmissione senza uno degli ospiti più combattivi, quasi che la giustizia dovesse preoccuparsi, oltre che delle garanzie processuali, anche della tenuta del palinsesto.
Stasi sorride, ma il racconto si fa subito serio quando ripercorre i giorni trascorsi lontano dalla vita pubblica e dalla quotidianità amministrativa, ricordando soprattutto la solidarietà ricevuta dai cittadini e la vicinanza manifestata anche da persone che non appartengono alla sua area politica.
«Questa fiducia in realtà l'ho sentita subito», racconta il sindaco, spiegando che il sostegno della comunità lo ha aiutato ad affrontare giorni nei quali erano venuti meno molti punti di riferimento personali.
Il provvedimento di revoca è stato adottato il 5 novembre dalla Gip Fabiana Giacchetti dopo gli interrogatori di garanzia e una rivalutazione degli elementi indiziari. La misura cautelare è dunque venuta meno, mentre l'indagine prosegue secondo le ordinarie garanzie del procedimento penale.
«Il Gip ha revocato d'ufficio la sua ordinanza perché noi non abbiamo fatto istanza di revoca», afferma Stasi in trasmissione, riferendo la propria ricostruzione del percorso processuale e precisando che i suoi legali avevano esposto gli elementi difensivi durante l'interrogatorio.
«Non ci avrei scommesso, ecco, non era sicuramente scontato», aggiunge, riconoscendo che la decisione della giudice non era stata da lui considerata prevedibile.
Il sindaco richiama quindi un paradosso che giudica particolarmente doloroso: un'operazione antimafia, importante per il territorio, sarebbe stata oscurata sul piano mediatico dalla notizia del suo coinvolgimento.
«La notizia il giorno dopo non era diventata l'operazione nei confronti della cosca criminale [...] era diventata l'arresto del sindaco di Corigliano-Rossano».
La Grippo, che anche nei momenti più delicati non rinuncia a cercare qualche crepa nel fronte della solidarietà, prova a interrogare Stasi sulle reazioni del Movimento 5 Stelle, ma il sindaco respinge ogni tentativo di alimentare polemiche.
«Io in città ho sentito sinceramente la vicinanza di tutti senza eccezioni», afferma, citando il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle e il sostegno espresso da Angelo Bonelli, deputato e co-portavoce di Europa Verde, oltre alla solidarietà manifestata dal presidente della Regione Roberto Occhiuto.
«Poteva anche non farlo, però l'ha fatto», osserva Stasi a proposito del governatore, riconoscendo il valore di una presa di posizione proveniente da un avversario politico.
Anche Emanuele Ionà, esponente calabrese di Forza Italia, interviene per esprimere vicinanza al sindaco, ricordando di conoscere il territorio e di aver constatato personalmente il rapporto di fiducia tra Stasi e una parte importante della cittadinanza, mentre Domenico Giannetta, politico reggino passato da Forza Italia a Futuro Nazionale, gli rivolge un abbraccio e richiama l'importanza delle garanzie individuali.
Ernesto Alecci, consigliere regionale della Calabria e rappresentante del Partito Democratico, rivendica invece la solidarietà espressa dai democratici e critica le dichiarazioni parlamentari di Galeazzo Bignami, esponente di Fratelli d'Italia, che giudica inopportune nei confronti del sindaco.
La Grippo, a questo punto, tenta una delle sue operazioni preferite: trasformare un fatto drammatico in una domanda politicamente scomoda, chiedendo se tutta quella solidarietà non possa rappresentare, in prospettiva, un rafforzamento della leadership di Stasi.
«Un sondaggio che avrei voluto evitare tranquillamente», replica il sindaco, con una battuta che riassume perfettamente l'assurdità di considerare una misura cautelare un metodo alternativo per rilevare il gradimento degli elettori.
Stasi preferisce invece richiamare la necessità di riflettere sugli strumenti a disposizione dei sindaci nel contrasto alla criminalità organizzata, ricordando di averne denunciato l'insufficienza prima della vicenda giudiziaria e sottolineando l'opportunità di un confronto politico e istituzionale su alcuni meccanismi che, a suo giudizio, meriterebbero di essere riesaminati.
La conduttrice lo invita a tornare il 20 novembre, possibilmente per parlare di politica senza nuove complicazioni giudiziarie, e il sindaco accoglie favorevolmente la proposta, precisando di non avere impegni per quella data.
Giannetta davanti al Diavolo: il penitente che accusa gli ex compagni
Domenico Giannetta, ex consigliere regionale calabrese di Forza Italia e oggi esponente di Futuro Nazionale, il movimento fondato dal generale Roberto Vannacci, viene accompagnato davanti al confessionale di Sua Santità il Diavolo, una figura che nella liturgia di Perfidia esercita contemporaneamente le funzioni di confessore, giudice morale e pubblico ministero dei cambi di casacca.
La Grippo comincia con un interrogatorio sui comandamenti, passando dalle feste santificate alle bugie, dalle tentazioni alle abitudini personali, finché, davanti a un penitente che sembra non avere peccati sufficientemente interessanti, gli domanda perfino se abbia mai fumato una cannetta, nella speranza di scoprire almeno una trasgressione che giustifichi l'allestimento del confessionale.
Ma il vero peccato da esaminare è politico: l'addio a Forza Italia e il passaggio al movimento di Vannacci, una decisione che Giannetta difende respingendo ogni accusa di tradimento.
«Non mi faccio prendere a calci nel sedere da nessuno», afferma, rivendicando la propria autonomia e denunciando tensioni interne che, secondo la sua ricostruzione, avrebbero reso impossibile proseguire il rapporto con il partito azzurro.
«Davanti mi accarezzavano e dietro mi pugnalavano», sostiene, offrendo alla Grippo una rappresentazione dei rapporti tra compagni di partito che somiglia più a un romanzo criminale che a una riunione di coordinamento.
La conduttrice insiste: chi ha tradito chi?
«Assolutamente no. Ritengo che sia stato tradito io», replica Giannetta, rovesciando l'accusa e trasformandosi da imputato in parte lesa, con una disinvoltura che il confessionale non sembra attrezzato a gestire.
«Ho lasciato la mia comfort zone per rimettermi in gioco», aggiunge, spiegando di non essersi pentito della scelta e di vivere oggi una serenità politica che sostiene di non aver conosciuto in precedenza.
Emanuele Ionà, che continua a militare in Forza Italia, offre una lettura differente, sostenendo che la decisione possa essere interpretata anche alla luce delle prospettive elettorali di Giannetta, mentre l'ex forzista respinge questa ricostruzione e torna sulle tensioni interne e sulle scelte relative alle candidature territoriali.
Nel confronto entra anche Carlo Calenda, leader di Azione ed ex ministro dello Sviluppo economico, protagonista di un contributo registrato nel quale attacca Vannacci e ne critica le posizioni sulla Russia; Giannetta respinge le accuse e rivendica la linea sovranista di Futuro Nazionale, sostenendo che il movimento intenda mettere al centro gli interessi degli italiani.
Cateno De Luca, sindaco di Taormina e leader di Sud chiama Nord, compare a sua volta attraverso un intervento registrato, con giudizi polemici su Vannacci e su Alessandro Onorato, contribuendo ad allargare il confronto a un sistema politico nel quale le distanze tra alleati, ex alleati e possibili futuri alleati sembrano cambiare più rapidamente delle dichiarazioni ufficiali.
Il confessionale si conclude senza un pentimento riconosciuto: Giannetta resta convinto della propria scelta, Ionà non condivide la sua lettura e la Grippo deve prendere atto che, nella politica italiana, persino davanti al Diavolo è più facile ottenere una giustificazione che una confessione.
Paita, Onorato e Alecci: il centrosinistra cerca alleati, ma prima vuole le garanzie
Raffaella Paita, senatrice e coordinatrice nazionale di Italia Viva, il partito guidato da Matteo Renzi, difende la necessità di un'area moderata e riformista capace di allargare il centrosinistra, sostenendo che «il centrosinistra senza il centro è destinato a perdere» e criticando la scelta di Carlo Calenda di mantenere una collocazione autonoma rispetto alle possibili alleanze progressive.
Alessandro Onorato, assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale e promotore di Progetto Civico Italia, rivendica invece la necessità di costruire una proposta politica capace di coinvolgere amministratori locali, società civile e nuove figure, senza ridursi a una corrente di partito o a un semplice strumento di pressione sugli equilibri esistenti.
La Grippo, tuttavia, è meno interessata alla geometria delle alleanze che alla loro affidabilità e porta la discussione sul rapporto tra Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle ed ex presidente del Consiglio, ed Elly Schlein, segretaria nazionale del Partito Democratico, evocando le diffidenze nei confronti di Renzi e la possibilità che la leader democratica debba offrire garanzie politiche sulla condotta dell'ex premier.
«Ti pare che un leader debba chiedere a un altro leader di garantire per un terzo?», domanda, trasformando la costruzione del campo largo in una pratica bancaria nella quale Conte chiede una fideiussione, Schlein dovrebbe firmarla e Renzi viene trattato come un debitore dalla reputazione discutibile.
Ernesto Alecci, consigliere regionale del Partito Democratico, invita a superare i veti e a costruire anzitutto un programma comune, sostenendo che le differenze politiche non debbano impedire il confronto tra forze che intendono presentarsi insieme alle elezioni.
«Non si discute con delinquenti e fascisti, con tutto il resto ci si siede e ci si discute», afferma, prima di indicare nelle primarie lo strumento attraverso il quale scegliere il candidato alla guida della coalizione.
«Quando si fanno le primarie chi vince sarà poi il candidato a guidare il governo e gli altri saranno nel governo, come succede nel centrodestra».
Quando la Grippo osserva che Conte difficilmente accetterebbe un ruolo subordinato, Alecci replica: «Non si tratta di fare il gregario, si tratta di stare ai patti», una distinzione che sulla carta appare ineccepibile, ma che nella storia recente del centrosinistra ha spesso incontrato qualche difficoltà nel passaggio dalla teoria alla pratica.
Ionà, dal versante di Forza Italia, contesta invece la capacità della coalizione progressista di trovare una sintesi sulle questioni internazionali e sui temi programmatici più divisivi, mentre la discussione si allarga alle elezioni americane e alle possibili conseguenze sul dibattito politico italiano.
La Grippo ironizza sulla tentazione di considerare ogni difficoltà di Donald Trump come un segnale favorevole alla sinistra italiana, quasi che gli elettori nazionali dovessero limitarsi a ratificare gli orientamenti provenienti da Washington, mentre Alecci ricorda che le elezioni si vincono soprattutto offrendo risposte concrete ai problemi dei cittadini.
La puntata attraversa così un panorama politico nel quale tutti invocano alleanze più larghe, ma ciascuno vorrebbe scegliere preventivamente il capofila, i compagni di viaggio e possibilmente anche le condizioni dell'eventuale separazione, perché nella grammatica del potere la fedeltà resta un valore fondamentale, purché non ostacoli le ambizioni.
Il Generale chiude il processo: fedeli fino alla prossima convenienza
Quando Antonella Grippo chiede agli ospiti un ultimo esame di coscienza, Emanuele Ionà rivendica la propria lealtà, Ernesto Alecci richiama i valori appresi nello sport e Domenico Giannetta continua a sostenere di non aver tradito nessuno, offrendo alla conduttrice un risultato processuale piuttosto sorprendente: in una puntata interamente dedicata alla slealtà politica, nessuno ammette di esserne responsabile.
L'ultima parola viene affidata a Giuseppe Graziano, consigliere regionale calabrese, soprannominato il Generale, che riassume il senso della serata con una frase nella quale il cinismo politico assume la forma rassicurante di una constatazione quasi burocratica.
«In politica non esistono amici per sempre, esistono alleati fino alla prossima convenienza».
Antonella Grippo può finalmente chiudere il suo tribunale senza aver ottenuto una sola confessione piena, ma con un numero di dichiarazioni, smentite e giustificazioni sufficiente a dimostrare che nella politica italiana la slealtà non è mai un peccato personale: è sempre una colpa degli altri.
E se qualcuno, alla prossima puntata, dovesse presentarsi con una tessera di partito diversa, nessuna sorpresa: basterà spiegare di essere rimasto fedele ai propri ideali. Gli ideali, del resto, non hanno un ufficio anagrafe nel quale registrare i cambi di residenza.


