Non c’è pace per il Partito democratico reggino che – nella bufera per le continue nomine tra Comune e Città Metropolitana nel pieno della campagna elettorale - deve fare i conti anche con le verifiche sulle candidature, nel mentre la Procura getta pesanti ombre sulla struttura tecnica di Palazzo San Giorgio
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Non è un momento fortunato per il centrosinistra reggino alle prese con una campagna elettorale non certo facile se si tiene conto della corazzata messa in piedi da Francesco Cannizzaro. Basti pensare, tra le altre cose – tra cui una serie di nomine negli staff di Palazzo San Giorgio e Città Metropolitane - alla nuova strategia messa in campo direttamente dal candidato sindaco in pectore, Domenico Battaglia, che in una sorta di spot social incontra una potenziale elettrice chiedendole di dargli fiducia. Ma alla risposta di avere un parente candidato nell’altro schieramento, il buon Battaglia fa spallucce e suggerisce alla cittadina di utilizzare il voto disgiunto, perché «Il voto disgiunto è un diritto ed è un voto valido». Insomma, il centrosinistra le sta provando tutte, anche a costo di non avere poi la maggioranza per amministrare, pur di tenere il passo del principale antagonista.
L’ultima batosta per Palazzo San Giorgio, poi, è arrivata dalla Procura reggina che proprio ieri ha dato conto in conferenza stampa di un sistema fatto di presunte accelerazioni nelle procedure amministrative, affidamenti diretti, informazioni riservate e somme di denaro consegnate in cambio di favori nella gestione degli appalti pubblici con quattro misure cautelari che, se da una parte non riguardano la politica, getta pesanti ombre sulla struttura tecnica.
Infine, con riferimento alle consultazioni che si terranno il 24 e 25 maggio prossimi, la Commissione parlamentare antimafia, al termine della consueta verifica relativa alle candidature, ha verificato che risulta in violazione del codice di autoregolamentazione solo un caso, quello di Maria Pia Eleonora Megale, candidata al consiglio comunale di Reggio Calabria per la lista “Partito democratico”.
«Nei confronti della predetta candidata – si legge nell’estratto della Commissione - il Gup presso il tribunale di Reggio Calabria, in data 5 novembre 2021, ha disposto il rinvio a giudizio per il reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (art. 452-quaterdecies c.p.). Il procedimento è pendente in fase dibattimentale presso il tribunale di Reggio Calabria con udienza fissata al 28 maggio 2026. La predetta candidatura risulta pertanto in violazione dell’articolo 1, comma 1, lettera n) del codice di autoregolamentazione».
La tenuta del Palazzo, insomma, appare sempre più difficoltosa, considerando che la sfida mediatica sta prendendo una piega forse inaspettata per il centrosinistra.

