Nel talk condotto da Antonella Grippo a confronto Falcomatà, Toscano, Cremaschi e Giubilei su Vannacci, Lega, Meloni e problemi calabresi, tra provocazioni, riferimenti calcistici e riflessioni sul potere
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Perfidia con un titolo emblematico: "Simulazione di fallo" o fallo di simulazione? Nel duplice significato — metafora calcistica oppure eccessiva, o poco fondata, virilità politica — diventa la chiave interpretativa dell’intera discussione.
Ospiti dell’ultima puntata del talk politico andato in onda venerdì Giuseppe Falcomatà per il Partito Democratico; Francesco Toscano per Democrazia sovrana e popolare; Giorgio Cremaschi per Potere al Popolo e Francesco Giubilei per Fondazione Alleanza Nazionale. In collegamento anche Gennaro Calabrese, nella sua imitazione del presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto. Una prova di ironia e satira finissima, capace di restituire tic linguistici, posture politiche e retorica amministrativa con precisione chirurgica e irresistibile leggerezza.
La conduttrice Antonella Grippo pone subito il tema: stante il divorzio tra Roberto Vannacci e Matteo Salvini, il fuoriuscito a chi può recare danno?
Toscano risponde dicendo che Vannacci è uscito dalla Lega accusando Salvini e il governo di avere una posizione diversa dalla sua sull’invio delle armi in Ucraina. L’operazione di Vannacci pare essere un’operazione più grande di quanto immaginiamo. Credo che Vannacci non andrà da nessuna parte.
Interviene Falcomatà: Giorgia Meloni simula che tutto vada bene. Il ministro dei trasporti si occupa di tutto tranne dei trasporti. Simula da anni l’inizio dei lavori sul ponte di Messina. Poi c’è Occhiuto che parla di tutto ma non dei problemi reali dei calabresi.
Parola quindi a Giorgio Cremaschi (Potere al Popolo): Gratteri ha detto una cosa gravissima. Se c’è qualcuno che in questa settimana ha fatto una campagna scorretta sono proprio quelli del sì.
Toscano, rivolgendosi a Cremaschi, afferma: se volessimo dire agli italiani la verità dovremmo smetterla di dirgli che politica e magistratura sono diverse.
Il generale Giuseppe Graziano, con un editoriale, spiega sul piano politologico cosa significhi di fatto “simulazione di fallo”: un’analisi che unisce rigore e chiarezza, letta con simpatia e riconoscimento della preparazione da parte del generale Graziano.
Antonella osserva: a sinistra la simulazione di fallo sembra essere declinata solo sulla questione del vittimismo, anche sulla questione di Pucci a Sanremo.
Falcomatà risponde: anche questa è una simulazione della presidente del consiglio, per evitare di parlare delle questioni serie del paese.
Interviene Francesco Giubilei: Ma che ti ha combinato Vannacci con il simbolo? Ti ha scippato il simbolo?.
C’è un’opposizione formale presentata ai registri europei dei marchi. Quella di Vannacci è un’operazione incoerente, già da come è nata. Le posizioni della Lega sono sempre uguali, non sono cambiate rispetto a un anno fa, rispetto a quando si è candidato e ha vinto con la Lega.
Antonella, con simpatia amplificata e pungente, lo sfruculia: Non farti fottere la quaglia del simbolo da Vannacci.
La domanda futurista della Grippo per Cremaschi: Potere al Popolo è un po’ un Vannacci 2.0 a sinistra?
Cremaschi risponde che Vannacci ha molta più popolarità di loro.
Si accenna poi alla biografia di Francesco Cannizzaro: Falcomatà dice che Cannizzaro punta ad acquistare la città di Reggio Calabria ma i reggini hanno capito benissimo.
E sintetizza: non bisogna cambiare partito, bisogna cambiare il partito.
Nel corso della trasmissione arrivano anche le domande del giornalista Ernesto Mastroianni a Falcomatà: Chi è nel PD il Vannacci 2.0? Falcomatà ribatte — non si sa se in maniera veritiera o meno — che non ci sono disguidi con Nicola Irto.
Il talk si chiude lasciando sospesa la metafora iniziale: simulazione o contatto reale, politica o rappresentazione. E proprio qui emerge la cifra della trasmissione: la capacità di Antonella Grippo di tenere insieme satira, polemica, analisi e provocazione, orchestrando voci incompatibili e rendendole dialogo televisivo compiuto. Un raro esercizio di confronto che riesce a trasformare la confusione del dibattito pubblico in racconto intelligibile.


