Campana e Pignataro intervengono sulla fuga di dirigenti azzurri e denunciano personalismi, promesse mancate e una gestione «che non produce politiche ma clientele»
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I portavoce regionali di Alleanza Verdi Sinistra sull'emorragia di dirigenti azzurri verso il partito di Vannacci e sui costi delle due edizioni calabresi di Vinitaly and the City.
«Bisogna riconoscere a Roberto Occhiuta una coerenza rara: ha passato mesi a spiegarci che Vannacci rappresenta una destra estrema, impresentabile, lontana anni luce dalla tradizione moderata di Forza Italia. Poi si è girato e ha visto il suo capogruppo in consiglio regionale correre in quella direzione, seguito da un dirigente con trent'anni di tessera a Cassano allo Ionio. O il generale ha poteri ipnotici, oppure quegli estremisti dentro Forza Italia erano già lì da un pezzo e aspettavano solo che qualcuno aprisse la porta». Lo dichiarano portavoce regionali di Alleanza Verdi Sinistra, Giuseppe Campana e Fernando Pignataro.
«Il paradosso vero è un altro. Ai vannacciani il centrodestra calabrese contesta la logica del capo unico, del partito personale, delle liste compilate dall'alto. Le stesse identiche cose che i dirigenti in fuga hanno scritto nero su bianco lasciando Forza Italia – evidenziano Pignataro e Campana – : il notabile di riferimento al posto degli iscritti, il comitato provinciale che non si riunisce mai, i meriti calpestati dai personalismi. Non si rimprovera al vicino di casa un difetto che si coltiva in giardino da vent'anni».
«Quelli che se ne sono andati hanno almeno avuto la decenza di dire perché. Restano i molti che partecipano alle foto di gruppo, applaudiscono in conferenza stampa e poi, appena spente le luci, raccontano a chiunque il proprio risentimento. Sono le cambiali elettorali delle regionali, firmate con generosità e mai onorate: nomine promesse, deleghe evocate, incarichi che dovevano arrivare e non sono mai arrivati. La scadenza è passata, e ora chi ha in mano il pagherò comincia a guardarsi attorno» affermano ancora Campana e Pignataro.
«È il tratto distintivo del peggiore centrodestra della storia repubblicana: un sistema di potere che non produce politiche ma clientele, e che quando finisce la fedeltà si accorge di non avere altro collante da offrire. Con il non trascurabile dettaglio che quel collante lo pagano i contribuenti calabresi» rimarcano ancora i portavoce regionali di Avs.
«Le due edizioni di Vinitaly and the City tra Sibari e Reggio Calabria sono costate 1.396.001,58 euro di soldi pubblici. Oltre cinquecentomila euro solo per affittare il marchio Veronafiere, settantasettemila di noleggio cucine, quasi ottantasettemila in agenzie di comunicazione esterne. Un milione e quattrocentomila euro – spiegano ancora i due rappresentanti di Avs – per celebrare la vinicoltura calabrese e, per una coincidenza che nessuno saprà mai spiegare, anche l'assessore che la promuove. In un partito in cui il comitato provinciale non riesce a riunirsi, evidentemente le uniche convocazioni che funzionano sono quelle con il taglio del nastro».
«Un partito che spende un milione e quattrocentomila euro in vetrine e non trova una sala per far riunire i propri iscritti ha già detto tutto di sé: gli azzurri calabresi hanno più fornitori che militanti, più bicchieri che tesserati, e ormai più ex dirigenti che dirigenti. Sono l'unico partito italiano – concludono Giuseppe Campana e Fernando Pignataro – che riesce a organizzare due Vinitaly all'anno e nemmeno un congresso».

