Sul Mes il governo Conte rischia davvero di cadere: sei i calabresi 5s dissidenti

Con una lunga lettera 58 deputati e senatori grillini hanno invitato il governo a non procedere nella modifica del fondo salva Stati. Il voto del prossimo 9 dicembre rischia di trasformarsi così in un voto di fiducia

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di Ric. Trip.
4 dicembre 2020
15:01

I Cinque Stelle continuano a spaccarsi in Parlamento e adesso rischiano di mettere a repentaglio la stessa tenuta del governo guidato da Giuseppe Conte. Dentro il partito, negli ultimi giorni, si è aperta una dura discussione sul Mes, il fondo salva Stati. Ben 58 parlamentari dissidenti hanno inviato ai vertici del partito e a Vito Crimi una lunga lettera con la quale spiegano le ragioni per le quali non intendono avallare alcuna riforma del Mes, così come invece sarebbe l’orientamento del governo.

 


In queste ore concitate, è proprio Luigi Di Maio a tentare il lavoro di mediazione per evitare il peggio. Da almeno 24 ore, il ministro agli Affari esteri sta sentendo deputati e senatori per cercare di calmare le acque, spiegando che il voto di mercoledì è un voto sulle parole che pronuncerà in Aula il presidente del Consiglio. Con un «rischio enorme per il premier che abbiamo incaricato proprio noi».

Telefonate, messaggi, mentre c'è chi sostiene non sia un caso che le firme dei parlamentari grillini membri delle Commissioni esteri alla lettera della discordia siano state tolte in un lampo, dietro la regia -i rumors che rimbalzano nei palazzi- del responsabile della Farnesina.

 

Del resto Di Maio sta rassicurando tutti, veste i panni del paciere, del responsabile, di colui che non ha nulla da temere perché è stato chiaro fin da subito: «Io sono il primo a considerare questa riforma peggiorativa, l’ho detto pure pubblicamente, ma il no al Mes è fermo e non si discute. Non si può mandare all’aria il Paese», ha dichiarato all'Adnkronos Di Maio. Il monito di Di Maio è chiaro, anche perché, se dovesse venire meno la maggioranza, si aprirebbe una crisi che il Paese ora più che mai non può permettersi. E il voto del 9 somiglia tanto a un voto di fiducia, proprio perché, ragiona Di Maio in queste ore, «rischia di diventare un voto sul governo e su Conte e questo non è accettabile, farebbe la fortuna dei detrattori del M5S».

 

Nell’elenco dei dissidenti anche alcuni calabresi. Si tratta di Morra, Corrado, Granato, Sapia, Forciniti e Abate. Anche i parlamentari grillini di Calabria, dunque, si muovono in ordine sparso e non è la prima volta che succede. Lo hanno fatto anche sulla nomina del commissario per la sanità, e tutto lascia pensare che si possano dividere anche sull’alleanza con il Pd alle prossime regionali. Il gruppo di Morra è contrario, mentre dall’europarlamentare Laura Ferrara e dai suoi arrivano segnali di apertura.

In ogni caso anche il voto dei parlamentari calabresi, a questo punto, potrebbe avere un peso specifico importante nel voto sul Mes, considerando che i numeri del governo al Senato sono sempre traballanti.

Giornalista
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