L’ideatore del festival “La Guarimba” che fu torturato dal regime di Maduro e oggi vive in Calabria ci spiega cosa sta succedendo a Caracas: la difficile situazione economica, le possibili ingerenze di Russia e Cina e le prospettive di un Paese ricco di risorse naturali
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Giulio Vita, 37 anni, è conosciuto in Calabria per essere il carismatico fondatore dell’associazione culturale “La Guarimba”. Nata come festival cinematografico internazionale, “La Guarimba” si è oggi allargata a tanti altri progetti fra cui quello della biblioteca gratuita ad Amantea. Giulio è nato in Italia e cresciuto in Venezuela, terra che fino agli anni ‘70 è stata meta di tanti emigrati calabresi. A Caracas ha studiato Giornalismo e dopo essere stato sequestrato e torturato dalla polizia per aver protestato contro il governo, ha deciso di tornare in Italia nel 2009. Con lui abbiamo parlato a caldo di queste ore concitate in Venezuela.
Vita, cosa sta succedendo in queste ore a Caracas?
«È in atto una aggressione militare statunitense contro la dittatura chavista che ha regnato negli ultimi 25 anni».
Maduro parla di imperialismo americano che con la scusa della lotta al narcotraffico in realtà vuole mettere le mani sul petrolio venezuelano…
«Di sicuro Trump non fa le cose per amore verso il prossimo. Avrà interessi sia nel Venezuela che nella regione. Ma parlare di imperialismo americano fa strano quando in Venezuela è da 20 anni che viviamo sotto l'imperialismo cinese e russo, con il nostro petrolio svalutato e regalato, con le infrastrutture energetiche portate al minimo per mancanza di manutenzione e grandi incapacità di gestione».
Cosa faranno secondo lei la Russia e la Cina dopo l'attacco Usa?
«Di sicuro non saranno felici. Il rischio però è che Trump e Putin si siano accordati sul Venezuela per dare alla Russia campo libero in Ucraina. Sarebbe qualcosa di veramente spiacevole ma la politica è sempre più sporca e meno nobile. E c'è anche la probabilità che si siano accordati economicamente sull'estrazione petrolifera attuale».
Trump dice che Maduro e la moglie sono stati catturati e portati fuori dal Venezuela. Cosa succederà adesso?
«Se Trump non è stupido, farà insediare il governo di Edmundo González che ha vinto in modo schiacciante le ultime elezioni ma Maduro le ha rubate. Potrebbe entrare a fare un governo con Maria Corina Machado o servire da transizione e chiamare alle elezioni. Nel copione delle dittature che cadono, adesso si faranno gli accordi per permettere i carnefici di uscire senza pagare. Spero di no, spero che Maduro, Diosdado Cabello e gli altri delinquenti paghino per tutto il danno inflitto al nostro popolo. Ma di solito non succede così».
Lei è stato sequestrato e torturato dal regime di Maduro. Cosa ci può raccontare su quell'esperienza?
«Io sono stato nella prima generazione di torturati. Io l'ho scampata grazie al mio passaporto italiano, a uno zio venezuelano che sapeva come parlare con la polizia e a un bel po' di fortuna. In quella generazione però sono stati tanti i desaparecidos. Purtroppo non se ne parla di questi morti nei giornali di sinistra europea. Non conviene per la narrazione falsata che vuole farci credere nel mondo bianco e nero dove la sinistra è sempre buona e la destra è sempre cattiva.
Sono stato arrestato per protestare contro la chiusura di un canale tv. All'epoca il governo aveva iniziato con il controllo di tutti i mezzi di comunicazione. Oggi non esistono più tv che non sono controllate dal governo. Pochi giornalisti europei si sono interessati di questa vicenda tremenda».
Diversi paesi latinoamericani, Colombia in testa, parlano di aggressione Usa. C'è il rischio di un nuovo fronte di guerra.. ma qual è stato in questa vicenda il ruolo del premio nobel Machado?
«Machado è l'unica politica che dall'inizio del chavismo è stata coerente con la sua linea. Non ha voluto fare accordi e ha sempre denunciato la situazione. Ha cercato fondi e ha trovato interlocutori esteri per essere ascoltata. Lei ha una agenda politica di destra. Forse anche troppo di destra e giustamente ha fatto accordi con gente soprattutto di destra. Anche perché la Sinistra a livello internazionale ha abbondato il popolo venezuelano e più volte si è messa dalla parte dei criminali che ci hanno governato».
Non ha paura di un controllo americano sul suo Paese?
«Adesso siamo controllati da narcos, da russi, da arabi, da cinesi. Ma soprattutto in questo momento viviamo una situazione assurda: a Caracas gli agenti del governo guidano Ferrari e il popolo non ha elettricità per 3, 5 o 7 giorni. Al potere fino ad oggi c'erano miliardari che si dicevano di sinistra a guidare un popolo affamato e disperato. Quindi no, la mia paura non è un controllo americano».
Lei crede che da oggi in poi il popolo venezuelano avrà un futuro migliore?
«Difficile saperlo. Ma essere sotto una dittatura di mediocri com’è stato fino adesso non era più possibile. Speriamo si riesca a recuperare tutto quello che ha distrutto il chavismo: le infrastrutture, le relazioni con altre nazioni, l’economia, il sistema educativo e welfare sociale, ma soprattutto il senso di appartenenza. Non dimentichiamo che l’esodo venezuelano è il piu grande della storia della regione. Una emigrazione forzata per fame o per politica».


