Coronavirus, pazienti oncologici senza terapie e 400mila interventi da recuperare

Sanità a rilento tra ospedali riorganizzati per far fronte all'emergenza, sale operatorie e ambulatori fermi, paura di recarsi in pronto soccorso e negli studi medici. Conseguenze anche per chi soffre di patologie cardiovascolari: i ricoveri per infarto risultano dimezzati ma è aumentata la mortalità

di Redazione
11 giugno 2020
11:26

Da ormai oltre tre mesi il coronavirus condiziona ogni ambito delle nostre vite. Oltre 235mila ad oggi le persone che hanno contratto il virus, 34mila le vittime. Questi i numeri relativi a chi è stato coinvolto in prima persona nell’incubo Covid, ma in realtà a subire le conseguenze, anche in ambito sanitario, sono stati in molti di più.

Ospedali riorganizzati per far fronte all’emergenza, sale operatorie chiuse se non per urgenze e centinaia di migliaia di interventi chirurgici rimandati, ambulatori fermi, screening e follow up bloccati o al rallentatore. Secondo Nomisma, si stimano oltre 11 milioni di controlli e accertamenti clinici saltati, cui si sommano 410mila interventi chirurgici di ogni tipo, giudicati non urgenti e ora però da recuperare.

A pagare le spese di questa sanità “in sospensione” sembra siano stati soprattutto i pazienti con patologie oncologiche e cardiovascolari.

Terapie sospese per i pazienti oncologici

I numeri qui parlano chiaro: un milione e 190mila pazienti colpiti da tumore in Italia sono in trattamento attivo, cioè devono essere sottoposti con regolarità a chemioterapia, radioterapia, immunoterapia e alle terapie mirate. Ma secondo un sondaggio promosso da un gruppo di associazioni, il 36% dei pazienti ha lamentato la sospensione di esami e visite di follow-up. Un paziente su 5 ha segnalato la sospensione degli esami diagnostici, mentre solo un 3% riferisce lo stop delle cure.

 

Dai dati regione per regione emerge che al Nord, nonostante sia la parte del Paese più colpita dall'emergenza coronavirus, solo il 14% dei pazienti lamenta la sospensione di esami e visite di follow-up mentre al Centro e Sud Italia questa percentuale sale al 40%. A volte è dipeso dagli stessi malati, spaventati dalla situazione: il 20%, secondo la Fondazione Insieme contro il Cancro, non si è presentato in ospedale pur avendo visite di controllo programmate.

 

A rilento anche gli screening, fondamentale per scoprire in tempo di avere un tumore. Secondo uno studio di Nomisma di pochi giorni fa, sono quasi 4 milioni i test che dovranno essere effettuati per mettersi "in pari" con gli anni precedenti. Secondo il Centro Studi bolognese, il Servizio Sanitario Nazionale si troverà infatti a settembre ad aver eseguito solo un terzo dei test di prevenzione effettuati mediamente in un anno per tumore alla mammella, cervice dell'utero e colon retto.

Infarti: calano i ricoveri ma cresce la mortalità

Per quanto riguarda gli infarti, i ricoveri durante il periodo dell’emergenza risultano dimezzati mentre la mortalità è triplicata. È quanto emerge da uno studio della Società Italiana di Cardiologia pubblicato sull'European Heart Journal, svolto analizzando il numero dei ricoveri nelle unità di terapia intensiva coronarica di 54 strutture cardiologiche universitarie italiane.

 

Non va meglio nemmeno al settore delle malattie rare: secondo uno studio dell'Istituto superiore di Sanità oltre il 50% dei pazienti ha rinunciato o interrotto i percorsi terapeutici. Il 46% di questi su suggerimento del medico, gli altri per paura.

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