Molti hanno intentato causa per chiedere rimborsi e l’Azienda sanitaria è arrivata a risarcire anche fino a 70mila euro. Ma c’è chi non può permettersi di anticipare i soldi di un trattamento costoso e dunque rinuncia. L’avvocato Russo fa il punto della situazione a “Buongiorno in Calabria”
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Un dato è certo: i bimbi affetti da autismo sono in numero crescente, secondo alcune stime fra l’1 e il 2% della popolazione. Purtroppo dall’autisimo non si guarisce. Ci sono però delle terapie che permettono di migliorare, anche di molto, la situazione. Fra queste la principale è Abba, acronimo di Applied Behavior Analysis, cioè analisi del comportamento. E' quindi una terapia psicologica e comportamentale che è finalizzata a migliorare una serie di aspetti della vita dei bambini e dei ragazzi, cioè dalla socialità all'autonomia, alla concentrazione, alla riduzione di alcuni fenomeni. Questa terapia risulta talmente efficace che rientra nei Lea, livelli essenziali di assistenza che devono essere erogati dal pubblico.
In Calabria sono pochissime le Asp che erogano questo servizio, certamente non quella di Cosenza come ha spiegato l’avvocato Alessandro Russo, in rappresentanza di alcune famiglie a “Buongiorno in Calabria” la trasmissione di informazione mattutina condotta da Massimo Clausi e Giada Carino.
«La giurisprudenza su impulso di alcune famiglie - ha spiegato l’avvocato - sono almeno quindici anni che si esprime in maniera univoca sull'inserimento della terapia Abba nei Lea. La regione Calabria è a macchia di leopardo, anzi sono più le zone in cui non si eroga, e in particolare non lo fai l'Asp di Cosenza che è la più grande, forse anche d'Italia».
Le conseguenze sono diverse. La prima è la più evidente. «Tutto a carico delle famiglie, ma si tratta di un tipo di terapia che è molto costosa perché innanzitutto per avere degli effetti è fondamentale la precocità, cioè prima si comincia e meglio è, e poi le linee guida dell'Istituto Superiore di Sanità dicono che almeno 25 ore settimanali sarebbero opportune, ma ci sono ragazzi che hanno bisogno anche di 40 ore. Parliamo poi di terapie che non durano certo sei mesi, ma un arco temporale a volte di diversi anni».
E’ stato a quel punto che diverse famiglie hanno intentato causa contro l’Asp di Cosenza chiedendo il rimborso delle spese sostenute, sul presupposto appunto che la terapia rientra nei Lea. L’Asp ha perso molte di queste cause. «Essendo la terapia nei Lea - spiega l’avvocato Russo - tu me lo devi garantire o direttamente, che sarebbe la cosa migliore, cioè dai tu il servizio, selezioni tu i professionisti, i terapeuti, fai tutto tu e io vengo lì magari pago il ticket, come una radiografia, come una tac oppure in convenzione, me lo devi fornire indirettamente. Ma se io sono costretto ad andare dal privato, tu mi rimborsi le spese. Ci sono stati rimborsi anche abbastanza, cospicui. In un caso si è arrivato a 70mila euro».
Nel novembre 2022 l’Asp di Cosenza apre una selezione per reclutare i professionisti necessari a garantire la terapia. L’esito di questa selezione però non si è mai conosciuto. Sotto la pressione di diversi contenziosi «nel luglio 2024 - ricorda Russo - ha emesso una delibera nella quale dichiarava tutto ciò, cioè i ragazzi autistici o con lo spettro autistico, con disturbi nel loro sviluppo, hanno diritto alla terapia, perché la giurisprudenza lo conferma, noi non lo forniamo e quindi ha disposto rimborsi per le famiglie. Per quest’ultime sembrava si fosse aperta finalmente una crepa in un muro di gomma. Ma questi rimborsi non sono mai arrivati».
Nel frattempo anche la politica si è accorta della giustezza di questa battaglia. In particolare il consiglio regionale, tramite l’esponente Pietro Molinaro (FdI) approvava nel febbraio del 2025 all’unanimità, un’articolata mozione in cui si faceva riferimento alle sentenze uscite, alla delibera dell’Asp del 2024 e invitava le aziende sanitarie provinciali a fornire il servizio o, in alternativa, a rimborsare le famiglie. «Sappiamo tutti che la mozione non è vincolante bensì un atto di indirizzo politico, ma è certamente un qualcosa di rilevante»
Ovviamente non si tratta solo di una questione di soldi. «Le famiglie che non sono nella possibilità economica di anticipare questi soldi, per loro è davvero un dramma, per loro e per i bambini. La terapia costa circa 40/45 euro l’ora lorde. C’è magari il bambino, il ragazzo che ne fa poco, ma anche chi ne fa 10-15 alla settimana. «Tante famiglie - ricorda l’avvocato - mi hanno detto chiaramente, no guardi, noi rinunciamo, abbiamo fatto un periodo ma così non ce la facciamo, oppure altre famiglie che non è meno grave, mi hanno detto sì, ma io ho tre figli, per cui per fare l'ABA a mio figlio, gli altri hanno rinunciato a calcio, la sorella ha rinunciato a danza ecc. C’è chi ha rinunciato a lavorare per seguire il figlio, chi si è messo part time al lavoro. Aggiungo che molti rinunciano a fare cause, però così, a mio modesto avviso, le Asp spendono molto di più, perché se fornisse il servizio potrebbe fare, faccio un esempio, una convenzione con i terapisti, spuntando delle tariffe un attimo più convenienti, non ci interessi e spese legali da pagare ecc. Fra l’altro attivare il servizio significa spendere una cifra irrisoria se consideriamo il bilancio generale di un’Asp come quella di Cosenza. A tutto ciò va aggiunto il costo sociale di ragazzi che diventeranno uomini. Se li rendiamo autonomi. capaci di avere un lavoro… oggi pesano sulle famiglie, domani peseranno sulla società».
L’appello finale dell’avvocato è molto semplice “l’ideale è che le Asp fornissero direttamente il servizio in modo da selezionare professionisti competenti. Devo dire che anche con il consigliere regionale, Pierluigi Caputo, una rappresentanza di famiglie aveva avuto una interlocuzione con i vertici dell’Asp di Cosenza, ma poi è di nuovo calato il muro. Ora c’è un cambio nella direzione generale dell’Asp con il subentro di Vitaliano De Salazar. A lui rivolgiamo, come famiglie, un appello a prendere seriamente in considerazione questa cosa».


