«Dalla Calabria si alza una richiesta di aiuto».
Tra le strade del centro città di Polistena, una fiaccolata silenziosa ha avuto luogo ieri sera, riunendo cittadini, rappresentanti dell’associazionismo, membri della chiesa, sindaci del comprensorio, attivisti, in difesa della sanità pubblica. Con candele in mano e il cuore gonfio di speranza, i partecipanti hanno marciato in silenzio, esprimendo la loro preoccupazione per le attuali condizioni del sistema sanitario locale. La manifestazione, organizzata dal Comitato a tutela della salute guidato da Marisa Valensise, è stata indetta per sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza di una sanità accessibile e di qualità per tutti.

«Non possiamo più rimanere in questa situazione. Chi ha le risorse si può curare altrove, chi non le ha muore. Chiediamo rispetto per la vita, vogliamo curarci nella nostra terra – ha affermato Marisa Valensise-. Manderemo un documento, alla presidente del consiglio, Giorgia Meloni. Vogliamo uscire dal commissariamento, immediatamente, con un piano che potremmo chiamare "Salva Calabria". Non ce la facciamo più a rimanere senza servizi, con una sanità territoriale che fa spavento. Sono anni che viviamo con un'emergenza che è diventata sistemica. Ci preoccupa il monito di Trump che chiede il rientro dei medici cubani. Senza di loro in Calabria significherebbe chiudere gli ospedali».

Manifestanti in corteo
Manifestanti in corteo

Il corteo è partito dalla chiesa matrice e ha visto la partecipazione di diverse centinaia di persone, con in testa il parroco di Polistena don Pino Demasi: «Il commissariamento ha peggiorato nel modo più assoluto le cose, quindi la ricetta non va. Bisogna cambiare per fare in modo che il diritto alla salute diventi un diritto e non un favore. Non stiamo chiedendo l'elemosina a nessuno, e come Chiesa siamo impegnati in prima linea perché la chiesa deve annunciare un vangelo di liberazione. Dove viene calpestata la dignità degli uomini non c'è vangelo. Il nostro impegno nasce dalla volontà di camminare insieme a chi stenta a farlo in questa terra».

I manifestanti hanno raggiunto l’ospedale “Santa Maria degli Ungheresi”, dove ad attenderli c’era anche il vescovo della diocesi Oppido-Palmi, Giuseppe Alberti: «Ho fatto il possibile per essere qui per l'importanza dell'evento. È vero che è fondamentale rivolgerci ai poteri alti, però, sono consapevole che i cambiamenti partono dal basso. Dopo anni di questa situazione, abbiamo bisogno di metterci insieme. La sanità ci unisce tutti. Noi faremo la nostra parte. A livello di chiesa regionale ci stiamo muovendo in questo senso. Ognuno con le nostre responsabilità convergeremo in modo che si possa arrivare a conclusioni che speriamo giuste per il diritto alla salute. Perché alcuni di noi possono permettersi di andare a Roma, Milano, ma tanti no. È una questione di giustizia, proprio di responsabilità civica, sociale e per chi ha fede anche Cristiana».

La protesta ha goduto del supporto anche di Michele Conia, consigliere metropolitano con delega alla sanità e presidente dell'associazione "Città degli Ulivi” che unisce i sindaci della Piana: «Dobbiamo alzare la testa. Il diritto alla salute dovrebbe essere garantito senza la necessità di tornare in piazza. È assurdo che in una terra come la nostra sia necessario chiedere e difendere il minimo. Una sanità che manca di strutture, personale, organizzazione. Spendiamo una marea di soldi per l'emigrazione sanitaria. Soldi che diamo ad altre regioni per poi vederci trattare male, come la regione Emilia Romagna che ha messo il veto ai calabresi per potersi andare a curare lì».

A dare appoggio alla battaglia del comitato a tutela della salute, anche il sindaco di Polistena, Michele Tripodi: «Senza l'ospedale di Polistena questo territorio morirebbe. Sappiamo bene l'importanza dei medici cubani. Ci auguriamo che la loro missione qui continui. Quello che chiediamo è una svolta. Il personale se ne va via perché le strutture sono inefficienti, gli ospedali non vedono investimenti strutturali significativi. Le strumentazioni non sono all'avanguardia. Speriamo che questa ulteriore manifestazione non sia un grido nel vuoto».

I manifestanti nel piazzale antistante l'ospedale \\\"Santa Maria degli Ungheresi\\\"
I manifestanti nel piazzale antistante l'ospedale "Santa Maria degli Ungheresi"

La fiaccolata si è conclusa nel piazzale antistante l’ospedale, in un clima di unità e determinazione, con gli organizzatori che hanno promesso di continuare a mobilitare la comunità per salvaguardare la salute pubblica e hanno letto la lettera che verrà inviata al presidente del consiglio per chiedere incentivi, assunzioni, potenziamento degli ospedali e della sanità territoriale. La speranza condivisa è che il messaggio inoltrato ieri possa risuonare nelle stanze del potere e contribuire a cambiare lo stato delle cose.