Reparti chiusi, posti letto carenti e utenti allo sbando. La referente dell’osservatorio civico analizza le criticità e le difficoltà dei pazienti (soprattutto oncologici) nell’accesso alle prestazioni: «Il 2026? Speriamo finisca davvero il commissariamento»
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È una sanità in sofferenza, sempre più depauperata di servizi e professionalità. Reparti chiusi, medici allo stremo, pazienti allo sbando. A tratteggiare il quadro, l’Osservatorio civico "Città Attiva" rappresentato dagli avvocati Daniela Primerano, Francesca Guzzo e Ornella Grillo. Un sodalizio che si è fatto portavoce, negli ultimi anni, delle gravi carenze territoriali e dei bisogni di una comunità che troppo spesso si è sentita abbandonata. Denunce, sit-in davanti allo Jazzolino, note stampa, appelli alle istituzioni. Un lavoro di sensibilizzazione capillare a tutela di un diritto, quello alla salute, divenuto davvero troppo fragile. Ma quali criticità persistono nella sanità vibonese? Quali sono le problematiche rappresentate dai cittadini? E soprattutto, quali sono le prospettive e le sfide per il 2026? Ne abbiamo parlato con l’avvocato Primerano, tra i referenti di Città attiva.
I nodi della sanità vibonese
I nodi da sciogliere per la sanità vibonese sono davvero tanti: «Gli elementi più critici della sanità vibonese- spiega l’avvocato Primerano- sono rappresentati dalla mancanza di personale e dall’insufficienza delle risorse, che non consentono di garantire adeguati servizi soprattutto a livello ospedaliero e territoriale».
Solo per citare alcuni esempi: «il Dipartimento di Salute mentale da dicembre 2023 non effettua più ricoveri, è stato ridotto ad ambulatorio, come già successo per altri reparti in precedenza: oculistica, nefrologia ed otorino, i cui posti letto non sono stati mai più riattivati».
Non va meglio per l’Ortopedia, «anche il reparto di Vibo è in forte sofferenza perché attualmente dispone solamente di 8 posti letto, assolutamente insufficienti per soddisfare il fabbisogno del territorio, e nonostante più volte sia stato annunciato il trasferimento al piano terra, dove si trovava inizialmente, che consentirebbe di recuperare maggiore spazio e di aumentare a 16 i posti letto, al momento, non si è ancora realizzato».
Servizi smantellati
Lo scenario non è rassicurante: «Continuiamo quindi ad assistere allo smantellamento di ulteriori servizi: l’ultimo in ordine di tempo, riguarda l’ambulatorio di neurologia, interrotto da fine dicembre per carenza di personale. Ad aprile invece – ricorda la referente di Città attiva - erano stati sospesi gli interventi a Tropea di urologia e proctologia, adducendo la carenza di anestesisti e rianimatori, ma occorre evidenziare che il concorso che era stato pubblicato dall’Asp di Vibo il 20 giugno 2025 per 10 posti, aveva ricevuto ben 16 domande, ma è rimasto inevaso, suscitando in tutti noi rabbia e sconcerto, al punto che abbiamo denunciato formalmente la situazione presso la Procura della Repubblica e la Procura generale della Corte dei Conti».
L’analisi prosegue toccando servizi indispensabili per la comunità: «Anche la medicina territoriale è fortemente deficitaria nella nostra Provincia, con disuguaglianze di postazioni di prossimità che lasciano completamente scoperte alcune comunità (Vibo Marina, Mesima, Poro, Serre) e non soddisfano la necessità di valorizzare Aft e nuove Case di Comunità».
I centri di salute mentale
C’è poi la questione concernente i «Centri di salute mentale che versano in uno stato di grave disagio, ridotti al minimo storico in termini di personale, non solo quello di Vibo, ma anche quello di Serra San Bruno che va avanti con un solo infermiere e quello di Tropea, dove l’unico medico andrà in pensione fra pochi giorni, al Serd di Pizzo non viene garantita la presenza di un medico ed il Serd di Tropea risulta chiuso per carenza di personale medico e gli utenti afferiscono a Pizzo. Il Centro Diurno di Mileto – sottolinea l’avvocato Primerano - va avanti con una sola psicologa».
Carenze strutturali
Riflettori puntati anche sulle carenze strutturali. Tante le perplessità «visti i tempi incerti di realizzazione del nuovo Ospedale». A ciò si aggiunge il caso dei lavori di efficientamento energetico e la messa in sicurezza previsti sullo Jazzolino: «gli interventi non sono ancora iniziati a causa di una riduzione dell’importo di 25 milioni che era stato finanziato tramite fondi Pnrr, ma successivamente trasferito su fondi Fsc per un importo però inferiore».
Le denunce dei pazienti e le difficoltà nell’accesso ai servizi
Andando ben oltre le passerelle e le sporadiche dichiarazioni cui troppo spesso il comprensorio vibonese è abituato, in questi anni l’Osservatorio civico si è battuto in prima persona. Mettendoci la faccia, sollecitando incontri con i vertici Asp, proponendo soluzioni alle varie problematiche. Questo modus operandi ha consentito al sodalizio di divenire un punto di riferimento per i cittadini. Sono infatti i pazienti a denunciare le varie problematiche cui quotidianamente devono misurarsi: «Le denunce e le segnalazioni che riceviamo più frequentemente riguardano in particolare la difficoltà degli utenti di accedere alle prestazioni sanitarie nei tempi previsti dalla legge, anche perché è un argomento del quale ci siamo sempre occupati e che abbiamo cercato di risolvere grazie all’apertura dello Sportello Sos liste d’attesa, offrendo il nostro aiuto e prestando assistenza a tutti gli utenti in difficoltà che attivavano il Percorso di tutela».
Il caso dello Sportello Sos liste d’attesa
Purtroppo da fine novembre «l’Asp di Vibo ha inspiegabilmente deciso di revocare il Protocollo d’intesa che prevedeva la nostra collaborazione allo sportello, per cui in questo periodo non siamo presenti allo sportello e siamo in attesa di ricevere chiarimenti da parte dell’Azienda su questa incresciosa vicenda. Rimaniamo comunque a disposizione di chiunque dovesse avere bisogno di aiuto o di informazioni sul funzionamento dello sportello, che rimane aperto ogni mercoledì pomeriggio dalle 16 alle 18 presso il Poliambulatorio di Moderata Durant».
Il calvario dei malati oncologici
Per chi affronta un tumore, poi, il percorso è in salita: «Un vero calvario poi è quello che riguarda i malati oncologici del vibonese, perché sebbene il Piano nazionale di Governo delle liste d’attesa, preveda espressamente delle agende dedicate per loro, nonostante le nostre istanze e diffide, presso l’Asp di Vibo non sono state attivate, per cui, a parte alcune prestazioni radiologiche, non vengono previste corsie privilegiate in caso di visite o esami, per chi sta affrontando questa dura battaglia».
Fornendo esempi pratici, l’avvocato Primerano rileva: «Il problema diventa ancora più grave quando un malato oncologico deve effettuare una Pet, perché a Vibo la prestazione non viene eseguita, e non c’è nessun ufficio dedicato appositamente a loro che li possa aiutare in queste situazioni, per eseguire l’esame presso altre Asp calabresi, pertanto si ritrovano abbandonati a loro stessi, senza alcun aiuto o sostegno. Molti di loro sappiamo che sono stati costretti a rivolgersi fuori Regione, per poter effettuare questo tipo di esame».
Un punto a favore, la farmacia territoriale
In questo contesto, un miglioramento è rappresentato dalla farmacia territoriale che Osservatorio civico ha visitato nel mese di dicembre: «L’abbiamo trovata completamente rinnovata, sia in termini di locali, che dal punto di vista organizzativo, grazie al grande impegno della nuova dirigente, la dott.ssa Mirarchi, e di tutto il personale, dobbiamo dire che hanno fatto davvero un lavoro straordinario, restituendo dignità e decoro ad un servizio di vitale importanza per l’utenza».
Il 2026, anno di svolta?
Il nuovo anno si apre all’insegna delle (buone) prospettive: «Innanzitutto, dopo 15 anni, ci auguriamo che il 2026 sia finalmente l’anno di uscita della Calabria dal Commissariamento, ma anche dal Piano di Rientro, che ha ridotto in macerie la sanità calabrese, una misura che è servita, non a risolvere i problemi, quanto piuttosto a creare forti squilibri tra le varie Regioni d’Italia» commenta l’avvocato Primerano aggiungendo: «La nostra Regione difatti continua ad essere fortemente penalizzata anche in sede di distribuzione del Fondo sanitario nazionale, che non tiene in debito conto criteri quali la deprivazione sociale, facendo prevalere quello della popolazione pesata per età, che favorisce le Regioni dove si vive più a lungo».
La gestione commissariale
In particolare, riguardo Vibo, «confidiamo invece nella imminente fine della gestione commissariale dell’Asp, che purtroppo, com’era già accaduto in passato, non è stata in grado di dare i risultati sperati in termini di potenziamento dei servizi e di risoluzione delle varie criticità. Ci auguriamo che nel 2026 il ‘caso Vibo’ riceva quindi la giusta attenzione da parte del Governo regionale, perché nel corso degli anni la nostra Provincia è stata fortemente penalizzata in termini di risorse, di personale e di posti letto».
Pazienti in fuga da Vibo
Per la referente del sodalizi, infatti, «l’impianto generale della programmazione sanitaria è difatti fortemente sbilanciato sul territorio regionale, servono quindi percorsi e misure di riequilibrio che consentano di garantire un’adeguata offerta sanitaria ed equità nell’accesso alle cure in tutti i territori, a partire da Vibo, dove più che altrove, le disuguaglianze continuano a determinare gravissimi disagi alla popolazione, alimentando anche la mobilità infraregionale, che pesa sul bilancio dell’Asp di Vibo per circa 40 milioni. Una cifra enorme – conclude Primerano - che testimonia la grave carenza di servizi e di assistenza che riguarda il nostro territorio, rispetto ad altri, e che non può più essere ignorata».




