Il dirigente medico dell’UOC di Malattie Infettive dell’Annunziata offre un quadro dettagliato della situazione attuale e invita a non alimentare falsi allarmismi: «Disponiamo di vaccini efficaci e sicuri»
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L’ultimo focolaio di Epatite A risale al 2017, quando un nutrito gruppo di giovani venne ricoverato con i sintomi dell’HAV presso l’ospedale a Cosenza. Tre anni fa, un caso isolato: poi più niente. Almeno fino alla scorsa settimana. Dopo Napoli e Catanzaro, anche il presidio ospedaliero dell’Annunziata (infatti) ha attualmente in cura pazienti contagiati dal virus dell’Epatite A.
«Ringrazio i medici degli Spoke territoriali e i colleghi del Pronto Soccorso di Cosenza che sono stati bravissimi a riconoscere la sintomatologia tipica di questa infezione virale». Sonia Greco -dirigente medico dell’UOC di Malattie Infettive e Tropicali dell’ospedale bruzio - precisa: «Abbiamo ricoverato in tutto nove persone, tre delle quali sono state dimesse».
I pazienti non appartengono allo stesso nucleo familiare, e sarà l’ispezione epidemiologica già avviata a fornire informazioni utili per ricostruire la catena dei contagi: «Come per tutte le malattie infettive, è previsto l’obbligo di notifica all’Ufficio Igiene, che avvia immediatamente le indagini del caso per risalire alle cause del contagio», chiarisce la dottoressa Sonia Greco.
Principali sospettati i frutti di mare consumati crudi: «Cozze, vongole, ricci di mare e ostriche filtrano l’acqua del mare, contaminata dalle feci. Non escludo che le recenti ondate di maltempo possano avere danneggiato alcune reti fognarie, ma questa è un’ipotesi ancora tutta da verificare».
Fondamentale dunque evitare di mangiare molluschi senza prima averli cotti: «Il virus responsabile dell’epatite Temperature di appena venti gradi cono in grado di abbattere il virus. Quindi, è sufficiente bollire o mettere al forno i frutti di mare per poterli consumare in tutta sicurezza».
Il principale strumento per prevenire l’infezione dal virus HAV rimane tuttavia il vaccino: la prima dose conferisce una protezione rapida già dopo due settimane; la seconda va effettuata a distanza di un anno e garantisce una copertura stimata in trent’anni. In Italia il vaccino non è obbligatorio, ma è fortemente raccomandato per: viaggiatori che si rechino in Paesi dove le condizioni igienico-sanitarie sono precarie, persone a rischio professionale, pazienti con malattie epatiche croniche, e quando si sospetta che i molluschi siano stati contaminati da acque reflue. «Per le malattie infettive abbiamo a disposizione vaccini efficaci e sicuri - conclude la dottoressa Sonia Greco - e nuovi possibili contagi di epatite A non rappresentano motivo di allarme».

