Nel dibattito sulla sanità calabrese, l’ultima seduta del Consiglio regionale segna, secondo Carlo Guccione, «una pagina tutt’altro che edificante». Il richiamo in servizio dei medici in pensione fino a 72 anni, presentato come risposta all’emergenza, viene definito senza mezzi termini una «patacca», utile più alla propaganda che alla soluzione strutturale dei problemi.

Guccione contesta il senso stesso dell’intervento normativo voluto dal presidente della Regione Roberto Occhiuto. «Che senso ha legiferare per far rimanere i medici al lavoro fino a 72 anni – osserva – quando questa stessa norma è già prevista a livello nazionale per il 2025 ed è in via di proroga anche per il 2026, attraverso il milleproroghe ormai prossimo all’approvazione?». Una scelta che, secondo l’esponente democratico, non produce alcun effetto concreto, perché si limita a duplicare una disposizione già esistente.

La critica diventa ancora più dura sul piano giuridico e istituzionale. Guccione parla di atti legislativi illegittimi, ricordando che la Calabria è ancora commissariata e in piano di rientro da oltre quindici anni. «La Regione – sottolinea – non ha la gestione né la potestà legislativa piena in materia sanitaria». Un contesto che rende, a suo avviso, ancora più grave l’adozione di provvedimenti simbolici, incapaci di incidere sull’organizzazione reale del sistema.

Nel mirino finisce anche l’opposizione consiliare, accusata di ingenuità politica. «Mi sarei aspettato un atteggiamento diverso – scrive Guccione – da chi siede sui banchi dell’opposizione, che avrebbe avuto tutti gli argomenti per dimostrare che questo provvedimento è una patacca». La norma, infatti, è già operativa e sta per essere estesa per legge nazionale, rendendo superflua qualsiasi iniziativa regionale.

Il giudizio complessivo sulla gestione degli ultimi anni è netto. Dal momento dell’elezione di Occhiuto a presidente e della sua nomina a commissario, «dotato – ricorda Guccione – di poteri straordinari e di maggiori risorse attraverso i decreti Calabria», non ci sarebbe stato alcun investimento serio nell’organizzazione delle strutture sanitarie e ospedaliere. Né sul fronte della competitività professionale, né su quello del potenziamento dei servizi territoriali, indispensabili per garantire i Livelli Essenziali di Assistenza, che continuano a restare sotto soglia.

A rafforzare l’accusa arrivano i dati. Guccione richiama il recente monitoraggio di Agenas, che colloca gli ospedali calabresi ultimi in Italia per qualità e prestazioni. Un quadro che, secondo il dirigente Pd, smentisce ogni narrazione rassicurante e mostra il fallimento di interventi tampone come quello sui medici in pensione.

Nel suo intervento, Guccione cita anche la posizione di Giuseppe Ciacco, definita «condivisibile», per ribadire la necessità di un cambio di rotta nel Partito Democratico. «Sulla sanità – conclude – non possono esserci iniziative dettate solo da scadenze elettorali. Serve una proposta seria, capace di far capire ai calabresi che è possibile una sanità che garantisca davvero le cure e il diritto costituzionale alla salute».