La polemica sul caso della neuropsicomotricista che ha lasciato l'Asp di Catanzaro per trasferirsi in Lombardia si arricchisce di un nuovo capitolo. Dopo la replica del commissario dell'Asp di Catanzaro, il generale Battistini, il capogruppo del Partito democratico in Consiglio regionale, Ernesto Alecci, torna sulla vicenda sostenendo che la risposta ricevuta «lascia senza parole» e ribadendo le accuse già formulate nei giorni scorsi.

Per Alecci «il dato di partenza è questo: l'Asp di Catanzaro, da lui guidata, non ha saputo gestire e indirizzare l'attività di una professionista pagata con soldi pubblici per prendersi cura di bambini e ragazzi con gravi patologie. Questo è il dato da cui partire per poi andare a vedere nel dettaglio quali sono i fatti da me riportati che prendono le mosse da una serie di documenti che ho potuto verificare personalmente».

Il consigliere dem sottolinea inoltre di avere sempre basato le proprie denunce su elementi documentali. «Come può dimostrare la mia storia politica – afferma – ho sempre fatto riferimento a casi documentati senza speculare mai sulle persone o sulle loro vicende».

Entrando nel merito della vicenda, Alecci sostiene che la professionista avrebbe sollecitato a più riprese il materiale necessario per poter svolgere il proprio lavoro. «Ci sono numerose mail ufficiali in cui la professionista richiede ripetutamente e sollecita per mesi gli strumenti utili a prendere in carico i piccoli pazienti da lei seguiti. Mail a cui non corrisponde mai una vera risposta esaustiva che rassicuri il personale sulle forniture richieste, giunte poi parzialmente solo a distanza di un anno».

Il capogruppo Pd contesta anche un altro passaggio della ricostruzione fornita dal commissario. «Non riesco a capire come una risorsa così difficile da gestire per la Direzione dell'Asp, come dichiarato dal Commissario, dopo i primi sei mesi di attività così "problematici" possa essere confermata dalla stessa Direzione Asp per i successivi sei mesi: una scelta a dir poco contraddittoria».

Alecci ribadisce poi quanto già sostenuto nei giorni scorsi sul futuro professionale della terapista. «Come da me dichiarato, in questo momento la terapista è risultata vincitrice di un regolare concorso pubblico presso un'azienda sanitaria della Lombardia». Quindi aggiunge: «Tralascio il commento sulla necessità, da parte del Commissario, di indagare e dichiarare pubblicamente le sue valutazioni su permessi, ferie e "presunti motivi di salute" attribuiti alla professionista».

Nella parte conclusiva della nota, il consigliere regionale amplia il ragionamento allo stato della sanità calabrese, criticando il modo in cui, a suo giudizio, viene gestita la comunicazione istituzionale. «Mi sarei aspettato un comportamento diverso da parte del Generale Battistini che dimostra, ancora una volta, una grande celerità nel provare a rispondere sui giornali tentando una "debole" difesa, mentre l'Asp da lui guidata continua a incassare passi falsi».

A sostegno della propria posizione richiama anche altri episodi. «Lo dimostra la recentissima approvazione del bilancio 2025 dell'Asp pari a 93 milioni di perdita rispetto ai 19 milioni del 2024. Oppure la recente decisione del primario di Chirurgia dell'ospedale di Soverato, molto stimato per le sue capacità professionali, che parrebbe essere andato in pensione, invece di proseguire l'attività come avrebbe potuto fare, per le mancate garanzie riguardo la necessità di un adeguato supporto a livello di personale ospedaliero nel nosocomio».

Infine l'appello conclusivo: «Da uomo delle istituzioni e da cittadino calabrese preferirei che la Sanità desse maggiori risposte alle famiglie all'interno delle corsie, nei Pronto soccorso, nei territori, e non sui giornali o sui social».