La Calabria mette mano, ancora una volta, al Piano operativo regionale della Missione 6 Salute del Pnrr. Non una semplice correzione tecnica, ma una rimodulazione pesante, la quinta, che riguarda alcuni dei capitoli più strategici della nuova sanità territoriale e ospedaliera: Case della Comunità, Ospedali di Comunità e grandi apparecchiature sanitarie.

Il decreto dirigenziale n. 8351 del 13 maggio 2026, pubblicato sul Burc n. 100 del 15 maggio, approva infatti la nuova rimodulazione del Piano operativo regionale già approvato con Dca n. 59 del 2022 e successivamente modificato più volte. Il cuore dell’atto è chiaro: la Regione Calabria interviene per riallineare risorse, progetti e scadenze agli obiettivi del Pnrr, in una fase decisiva per evitare ritardi e garantire il rispetto di milestone e target europei.

I numeri principali raccontano la portata dell’intervento: 25 interventi rimodulati sulle Case della Comunità, 5 sugli Ospedali di Comunità e 85 sulle grandi apparecchiature sanitarie. Dentro queste cifre c’è il tentativo di rafforzare il piano, correggere squilibri, recuperare economie, spostare risorse dove servono e inserire nuove progettualità in overbooking, cioè interventi aggiuntivi utili a garantire un margine di sicurezza nel raggiungimento degli obiettivi.

Particolarmente significativo è il passaggio sulle Case della Comunità. L’atto prevede l’inserimento di 14 progettualità aggiuntive di tipo spoke, la rimodulazione della quota Pnrr e del cofinanziamento per alcuni interventi e l’adeguamento della sola quota di cofinanziamento per altri. È una scelta che va letta dentro la nuova architettura della sanità territoriale: meno centralità esclusiva dell’ospedale, più presidi diffusi, più prossimità, più capacità di intercettare i bisogni prima che diventino emergenza.

Sugli Ospedali di Comunità, invece, la rimodulazione riguarda 5 CUP e include 3 progettualità aggiuntive in overbooking. L’obiettivo è rafforzare l’assistenza intermedia, quella fascia fondamentale tra il ricovero ospedaliero e il ritorno a casa, spesso decisiva per anziani, pazienti cronici e persone fragili.

Il capitolo tecnologico è forse quello più imponente. La rimodulazione interessa 85 Cup relativi alle grandi apparecchiature sanitarie. Per 56 Cup viene rimodulata la quota Pnrr, per uno viene corretta una informazione tecnica legata alla matricola dell’apparecchiatura da sostituire, mentre per 78 Cup viene differito il target relativo all’operatività delle apparecchiature. È un passaggio delicato, perché indica che la modernizzazione tecnologica procede, ma richiede riallineamenti rispetto ai tempi di entrata in funzione.

Il documento conferma anche il quadro complessivo del piano: 61 Case della Comunità, 21 Centrali operative territoriali e 20 Ospedali di Comunità distribuiti nelle cinque Asp calabresi. Nel dettaglio, l’Asp di Cosenza è quella con il numero più alto di strutture previste: 22 Case della Comunità, 9 Ospedali di Comunità e 7 Centrali operative territoriali. Seguono Reggio Calabria, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia.

Il dato politico-amministrativo è altrettanto rilevante. Il decreto arriva nelle more della revoca del commissariamento della sanità calabrese e richiama l’urgenza di procedere alla rimodulazione proprio per l’imminente scadenza dei target comunitari. In altre parole, la Calabria sta entrando in una fase nuova: più autonomia, ma anche più responsabilità.

La sanità calabrese, dopo anni di fragilità strutturali, non può permettersi di perdere l’occasione del Pnrr. La rimodulazione approvata non va letta come un arretramento, ma come un tentativo di mettere ordine dentro una macchina complessa, dove ogni ritardo può trasformarsi in rischio di definanziamento e ogni accelerazione può produrre servizi reali per i cittadini.

La sfida, adesso, non è più soltanto approvare atti. È trasformare Cup, tabelle e rimodulazioni in cantieri conclusi, strutture aperte, tecnologie funzionanti, personale organizzato e servizi accessibili.

Perché la vera misura del Pnrr non sarà scritta negli allegati, ma nelle sale diagnostiche, nei territori interni, nelle Case della Comunità, negli Ospedali di Comunità e nella possibilità, per un cittadino calabrese, di curarsi meglio senza dover inseguire la sanità altrove.