Ci sono artisti che entrano nelle case attraverso la televisione e altri che riescono a entrare nella memoria e nella vita delle persone. Gabriele Cirilli appartiene a questa seconda categoria. La sua comicità attraversa teatro, televisione e cinema, parlando a pubblici diversi senza perdere il contatto con la gente.
È questo il ritratto che emerge dall’intervista realizzata nell’ambito del format “Le interviste del Premio Letterario Caccuri”, in onda su LaC OnAir, canale 17 del digitale terrestre con la regia di Andrea Laratta. L’incontro è stato realizzato in occasione della quindicesima edizione dell’importante contest nazionale di saggistica promosso dall’Accademia dei Caccuriani.
A Caccuri Cirilli si sente prima di tutto ospite. Parla dell’accoglienza ricevuta, del calore delle persone e di quella dimensione umana che, secondo lui, rischia di perdersi: «Vieni dentro casa che ti offro qualcosa». Un gesto semplice, ma non più così scontato.
La sua carriera passa dalla formazione con Gigi Proietti fino alla consacrazione televisiva, con Zelig, Kruska e il celebre “Chi è Tatiana?”. Eppure, quando gli viene chiesto se ci sia stato un momento in cui abbia pensato di avercela fatta, Cirilli sorprende: «Io tuttora dico che non ce l’ho ancora fatta». Non è falsa modestia. Per lui il successo non si misura soltanto con la popolarità, ma con la capacità di lasciare una traccia. «Ce l’hai fatta quando poi non ci sei più, tu rimani nella storia». È questa la sua idea di successo: non essere semplicemente ricordato, ma aver costruito qualcosa capace di durare oltre il proprio tempo.

Gigi Proietti, il maestro e la gratitudine


Quando arriva il nome di Gigi Proietti, il tono cambia. La prima parola è «emozione». «È colui che mi ha regalato una vita», racconta Cirilli, ricordando il maestro che gli ha indicato una strada e al quale continua a essere profondamente riconoscente. Una gratitudine che oggi prova a trasformare in qualcosa da restituire ai giovani. Cirilli insegna, ma preferisce non definirsi insegnante: «Sono una persona che mette a disposizione dei giovani tutto quello che ha imparato durante la lunga carriera». Una filosofia che riprende proprio da Proietti e che considera l'insegnamento uno scambio di emozioni.
Anche il modo di far ridere è cambiato. Un tempo c'erano i cabaret e il contatto diretto con il pubblico; oggi ci sono i social e le visualizzazioni. Ma essere virali, osserva Cirilli, non significa necessariamente essere apprezzati. Una visualizzazione è un numero; una risata, invece, è un'emozione. E proprio Tatiana rappresenta il successo più duraturo. Dopo oltre vent'anni, quel personaggio continua a vivere nell'immaginario del pubblico. Un'eredità che Cirilli guarda con ironia e orgoglio: «Tatiana è entrata nella storia».

Quando far ridere significa fare del bene


Il momento più intenso arriva quando si parla delle persone che lo seguono e che magari vivono momenti di solitudine o sofferenza. Cirilli racconta l'incontro con una donna che gli disse di aver letto al marito, rimasto a lungo in coma, alcune battute del suo libro “Chi è Tatiana?”. Non sa se quella storia sia realmente legata a un cambiamento positivo nelle condizioni dell'uomo e non pretende alcun merito. Ma ciò che conta, per lui, è aver saputo di aver regalato un momento di leggerezza a qualcuno che soffriva. Poi ci sono i ragazzi, i suoi allievi e le testimonianze delle loro famiglie: storie di difficoltà superate, di fiducia ritrovata, di persone che attraverso il teatro hanno trovato una nuova strada. È qui che la comicità smette di essere soltanto spettacolo.
Diventa umanità. Perché dietro una battuta, dietro una risata, può esserci qualcosa di molto più grande: la possibilità di far sentire meno solo qualcuno. E forse è proprio questa la risposta alla domanda “Chi è Gabriele Cirilli?”. Non soltanto l'artista di “Chi è Tatiana?”, ma un uomo che ha trasformato il successo in riconoscenza, il mestiere in condivisione e la comicità in un modo per lasciare un segno. Non solo far ridere. Ma, almeno per qualche minuto, far stare meglio.