La “Divina” rischia di cadere dalla sedia davanti ai giornalisti ma reagisce con ironia. E racconta i suoi 60 anni di carriera. Dopo le due serate con “Opera”, parla di vittorie mancate, del regalo di Madonna, della cover di Ornella Vanoni e degli artisti a cui affiderebbe il suo corpo
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Conferenza Stampa Patty Pravo con il compagno Simone Folco (foto Ipa- Manuele Mangiarotti)
Un attimo di sbilanciamento, un piede che scivola, la sedia che ondeggia. Per un istante nella sala stampa del Festival di Sanremo 2026 cala il silenzio. Patty Pravo rischia di cadere davanti a giornalisti e telecamere, ma si salva con un riflesso fulmineo. Un piccolo brivido che si scioglie in un applauso liberatorio e in una risata collettiva. Lei, impassibile come solo la “Divina” sa essere, sistema la postura e prosegue come se nulla fosse. Sessant’anni di carriera insegnano anche questo: non perdere mai l’equilibrio, neppure quando la sedia decide di tradirti.
Dopo due serate all’insegna della classe con il brano “Opera”, Patty Pravo si conferma l’anima sofisticata del Festival. La sua presenza non è solo un ritorno, è una celebrazione. Il nuovo album, atteso dai fan, uscirà il 6 marzo. Intanto, la conferenza si trasforma in un viaggio nella sua storia, tra ironia e lucidità.
Alla domanda su eventuali sogni ancora da realizzare, la risposta è disarmante nella sua semplicità: “Intanto ho realizzato questo di essere qua, poi vediamo cosa succederà nel futuro”. E sulla possibilità di vincere? Nessuna ossessione, nessun rimpianto: “Per la vittoria, no, per carità. Non ho vinto neanche con ‘E dimmi che non vuoi morire’ scritta da Vasco”. Una frase che pesa come un macigno nella memoria del Festival, perché quella canzone è entrata nella storia anche senza primo posto.
Si parla poi di un omaggio internazionale che ha fatto il giro del mondo: la cover di Madonna de “La bambola”. Il volto di Patty si illumina: “Moltissimo. Madonna mi ha fatto un grandissimo regalo”. Nessuna competizione, solo riconoscimento reciproco tra icone che hanno attraversato epoche e generazioni.
Il tema della trasgressione, cifra stilistica che ha segnato la sua carriera, torna inevitabile. “Opera”, già dal titolo, sembra un ritorno al classico. È una provocazione rispetto alla musica contemporanea? La risposta è netta: “‘Opera’ è una cosa che viene da dentro. Si tratta di un ricordo delle armonie, ma no non va contro la musica di oggi”. Nessuna sfida generazionale, piuttosto un dialogo con la memoria.
E che emozione è tornare all’Ariston? Qui la “Divina” lascia spazio alla sincerità: “Partecipare è stato piacevolissimo. Si canta tutti i giorni, è un bel palco, mi piace molto stare qui”. Nessuna nostalgia forzata, solo il piacere concreto di un palco che continua a esercitare il suo fascino.
Per la serata delle cover ha scelto “Ti lascio una canzone” di Ornella Vanoni. Anche qui la spiegazione è lineare e romantica: “Si tratta di una canzone che ha scritto Paoli quindi parla d’amore. Ci sarà un ballerino che ballerà sul mio canto”. Una scena già immaginabile: voce, gesto, movimento, teatralità misurata.
Infine, una domanda che sembra uscita da un atelier più che da una sala stampa: se potesse “donare” il suo corpo per un’opera d’arte, a chi lo affiderebbe? La risposta mescola passato e amicizia: “Tintoretto perché è un grande, Mario Schifano perché è un mio amico e un pittore grandioso”. Pittura, musica, arte che si intrecciano in un’unica biografia fuori dagli schemi.
La quasi caduta diventa così un dettaglio marginale, un piccolo inciampo che non scalfisce l’aura di Patty Pravo. A Sanremo 2026 la sua presenza è una dichiarazione di stile: elegante, ironica, distante dalle gare e dalle polemiche. E anche quando la sedia vacilla, la “Divina” resta in piedi. Sempre.

