Centouno, cento, o forse semplicemente un legame indissolubile. Il campionato di Eccellenza è ripartito subito con una festa speciale per Francesco Comito, che domenica scorsa ha tagliato il traguardo delle 100 presenze con la maglia del Sersale. Un percorso partito da lontano, cresciuto sui campi di periferia e consolidatosi nel calcio regionale fino a far diventare il pallone una vera e propria filosofia di vita.

Le parole di Comito

Al centro di questo traguardo ci sono soprattutto le parole del centrocampista giallorosso, che ai microfoni di LaC News24 ha raccontato l'emozione di una maglia diventata una seconda pelle.

«Raggiungere le cento presenze con la maglia del Sersale è davvero qualcosa di speciale. Per me questa maglia significa tanto, non solo per il valore calcistico, ma perché qui ho costruito rapporti umani veri, con persone per bene. È un traguardo che mi riempie di orgoglio e che spero sia solo uno dei tanti da festeggiare insieme, sia a livello personale che di squadra».

La promessa di Mesoraca e i gol nel cuore

In sei anni di storia in comune, fatti di cadute e risalite, c'è un momento che Comito custodisce con particolare gelosia: la vittoria nella finale playoff dello scorso maggio contro il Mesoraca: «Quella partita rappresenta il compimento di una promessa che avevo fatto a me stesso il giorno della retrocessione, tre anni fa. Oltre alle emozioni di quel match, porto dentro tutto l’anno vissuto con compagni che per me resteranno fratelli».

Dalle vittorie ai gol, e anche qui ce ne sono di indimenticabili per lui: «Ne ho due. Il primo risale al 2021 contro la Bovalinese: fu il mio primo gol tra i "grandi" e segna l'inizio di un percorso. Il secondo è dell'anno scorso contro il Corigliano, il 2-0 all'ultimo minuto: un gol liberatorio, festeggiato tutti insieme sotto la nostra curva».

Dalla tentazione di smettere alla storia del club

L'unione tra Comito e il Sersale nasce in un momento critico, durante il mini-torneo nel periodo della pandemia, quando il calcio ha rappresentato una vera valvola di sfogo per il giocatore: «Avevo due strade: accettare Sersale o smettere, perché le motivazioni erano davvero basse. Ho scelto Sersale, e da lì è iniziato un percorso fatto di alti e bassi. In alcuni momenti ho preferito andar via per questioni extra calcistiche, ma alla fine sono tornato dove sto bene, dove mi sento apprezzato per quello che sono».

Oggi, con 100 gettoni sulle spalle, lo sguardo è rivolto al futuro e all'eredità da lasciare alla piazza: «Sarebbe bellissimo diventare una colonna storica di questi colori. Ho avuto l'onore di giocare con vere istituzioni del Sersale come mister Torchia, Scozzafava, Scalise, Parrottino: gente che ha scritto la storia di questa società. Nel mio piccolo, vorrei lasciare un bel ricordo quando arriverà il momento di appendere gli scarpini al chiodo».