Nato ad Acri e da anni residente ad Aosta, punta al sogno medaglia con la Nazionale italiana di curling in carrozzina: «In Calabria ho le mie radici, è il posto che non si stacca mai dal cuore»
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È calabrese, veterano e simbolo del wheelchair curling italiano. Egidio Marchese, nato ad Acri il 28 novembre 1968 e da anni residente ad Aosta, sarà lo skip della squadra mista azzurra del curling in carrozzina ai Giochi Paralimpici Invernali di Milano-Cortina 2026, in programma dal 6 al 15 marzo. Il curling in carrozzina, variante paralimpica del curling tradizionale che si gioca seduti su sedie a rotelle senza l’uso dello sweeping, torna ai Giochi dopo 16 anni e l’Italia punta a una prestazione da protagonista davanti al pubblico di casa.
«Vivere il ritorno di una Paralimpiade in Italia è qualcosa di unico, è fantastico – racconta Marchese a LaC News24 – . Ho già vissuto le emozioni di Torino 2006 e adesso essere a Cortina dopo vent’anni è un’emozione forte. Vedere amici, parenti e il pubblico che ci acclama è qualcosa che capita forse una volta nella vita e io sono contento che sia capitato a me».
Lo skip, ruolo di riferimento tecnico e strategico della squadra, comporta responsabilità decisive: «Cerco di arrivarci con la testa libera e con la consapevolezza che l’ultimo tiro può cambiare l’esito della partita. È una responsabilità unica, ma l’esperienza accumulata negli anni mi permette di affrontarla con determinazione».
Il wheelchair curling richiede precisione assoluta, poiché le pietre vengono lanciate senza l’aiuto dello sweeping: «Le squadre come Canada e Cina hanno un vantaggio perché sono professionisti, mentre noi lavoriamo e ci alleniamo come possiamo. Però ci giochiamo ogni partita con carattere e determinazione: il ghiaccio è uguale per tutti e il risultato si decide in pista».
Dopo Vancouver 2010, l’Italia non si era più qualificata per tre edizioni consecutive. Marchese sottolinea i cambiamenti decisivi: «Abbiamo lavorato molto sulla preparazione e sulla costruzione di un team equilibrato. Tornare ai Giochi nel 2026 è il frutto di anni di impegno e sacrifici».
Oltre alla medaglia, per Marchese il valore personale dell’esperienza paralimpica è fondamentale: «La medaglia è il sogno, ma ci sono valori che restano dentro: la possibilità di organizzare attività sportive per persone con disabilità, dare visibilità e aprire opportunità. Se io ce l’ho fatta, tutti possono vivere questa esperienza».
Nonostante viva ad Aosta, Marchese non dimentica le sue radici calabresi: «Sì, da anni vivo in Valle d’Aosta, ma il Dna è quello di un calabrese – ci dice – : testone, testardo, determinato. Anche in gara molte decisioni sono decisive e a volte la mia testardaggine mi premia, altre volte no, ma è sempre parte del mio carattere. Voglio mandare un messaggio a tutti i miei corregionali: fate il tifo per noi, fateci sentire il calore della mia terra, da Acri, dove torno due o tre volte l’anno per vedere parenti e amici che vivono in località Sorbo. La Calabria è la mia radice, il posto che non si stacca mai dal cuore.
«Mi dispiace un po’, – continua Marchese – perché se tutto ciò che sto facendo in Valle d’Aosta lo avessi realizzato ad Acri, sarebbe stato per me ancora più motivo di orgoglio, ma Aosta ormai è casa mia, ho la mia famiglia, i miei figli e una vita normale. Spero che anche gli amministratori di Acri e della Calabria tutta decidano di abbattere le barriere, prima fisiche e poi culturali, perché lavorare in questo senso porterà vantaggi a tutti. Voglio che tutti sappiano che con determinazione e sacrificio, anche chi ha una disabilità può realizzare grandi obiettivi. E sarebbe per me un piacere enorme sentire il calore della Calabria durante le gare».
La squadra azzurra, guidata da Marchese, comprende anche Fabrizio Bich, Angela Menardi, Matteo Ronzani e Giuliana Turra per il torneo misto, mentre Orietta Bertò e Paolo Ioriatti saranno impegnati nel doppio misto. Il debutto della formazione mista è previsto il 7 marzo contro il Canada.

