Il 12 maggio la Catanzaro-Cosenza inaugura il capitolo italiano della corsa rosa, il giorno dopo ecco la Praia a Mare-Potenza. Scuole chiuse, strade rifatte e migliaia di tifosi attesi lungo il percorso
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La Calabria torna al centro della geografia del grande ciclismo. E lo fa nel modo più affascinante possibile: aprendo le porte d’Italia al Giro. Dopo la partenza dall’estero, in Bulgaria, sarà infatti la nostra regione a inaugurare il capitolo italiano dell’edizione numero 109 della corsa rosa, accogliendo la carovana.
Il Giro mancava in Calabria dal 2022, quando il francese Arnaud Démare trionfò sul traguardo di Scalea. Quattro anni dopo, la corsa ritorna con due tappe. Il primo appuntamento è fissato per martedì 12 maggio con la Catanzaro-Cosenza, quarta tappa dell’edizione 2026. È la prima frazione italiana dopo le tre giornate bulgare e avrà inevitabilmente addosso gli occhi del mondo del ciclismo.
Catanzaro si prepara da settimane. Strade transennate, logistica, sicurezza, allestimenti, traffico rivoluzionato e scuole chiuse. L’amministrazione comunale guidata da Nicola Fiorita ha disposto infatti la sospensione delle attività didattiche in tutti gli istituti di ogni ordine e grado. Una scelta legata alla necessità di gestire l’imponente macchina organizzativa che accompagna il Giro, ma anche alla volontà di permettere a famiglie, studenti e appassionati di vivere da vicino l’evento.
Per un giorno la città capoluogo cambierà volto e ritmo, diventando il cuore pulsante della corsa rosa, attraversata dall’energia della carovana, dai mezzi tecnici, dagli sponsor e da migliaia di tifosi attesi lungo il percorso. Il Giro è anche questo: non soltanto sport, ma una gigantesca festa popolare itinerante capace di fermare il tempo e di unire territori interi attorno al passaggio dei corridori.
Dal punto di vista tecnico, la Catanzaro-Cosenza sarà una tappa breve ma insidiosa. Centotrentotto chilometri che potrebbero sembrare favorevoli ai velocisti, ma che nascondono più di una trappola. La partenza dal capoluogo calabrese porterà il gruppo verso Lamezia Terme senza particolari difficoltà altimetriche, poi la corsa piegherà verso il Tirreno seguendo la Statale 18 in un tratto veloce e scorrevole, immerso tra mare e colline.
Per quasi ottanta chilometri il gruppo potrà respirare. Poi, però, il copione cambierà improvvisamente. Dopo il traguardo volante di San Lucido inizierà infatti l’ascesa verso Cozzo Tunno, il vero spartiacque della giornata. Quindici chilometri di salita costante, senza pendenze impossibili ma abbastanza regolari da fare selezione e mettere in crisi i velocisti puri.
Non sarà una salita da grandi duelli tra uomini di classifica, ma potrebbe bastare per spezzare il gruppo e trasformare l’arrivo di Cosenza in un terreno ideale per attaccanti, finisseur e uomini da classiche. Un po’ da Giro antico, quello in cui le tappe apparentemente tranquille diventavano improvvisamente nervose e imprevedibili.
Dopo il Passo della Crocetta, la lunga discesa accompagnerà i corridori verso la valle del Crati e quindi dentro Cosenza. Gli ultimi chilometri cittadini saranno tutt’altro che banali: curve ampie, leggere variazioni altimetriche e soprattutto un rettilineo finale di 450 metri con pendenza al 3,7%. Una volata in salita, di quelle che premiano gambe pesanti ma ancora esplosive.
Per la città dei Bruzi sarà molto più di un semplice arrivo di tappa. Cosenza ritroverà il Giro come sede d’arrivo dopo quasi quarant’anni. L’ultima volta era il 1989. Da allora il ciclismo è cambiato, sono cambiate le biciclette, i corridori, la preparazione atletica e perfino il modo di raccontare la corsa. Ma l’attesa popolare è rimasta identica. Anche qui il sindaco Franz Caruso ha disposto la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado per consentire alla città di vivere pienamente l’evento. Il Comune sarà impegnato direttamente nella gestione di sicurezza, viabilità, protezione civile, pulizia urbana e supporto logistico. Tra l’11 maggio, giorno dedicato agli allestimenti, e il 12 maggio, giornata della corsa, si prevedono forti criticità sul traffico e un afflusso massiccio di pubblico.
L’arrivo del Giro rappresenta però anche una gigantesca occasione di promozione territoriale. Le immagini televisive raggiungeranno milioni di spettatori in tutto il mondo mostrando il centro storico, le montagne alle spalle della città, la valle del Crati e i paesaggi attraversati dalla corsa.
In vista del passaggio della carovana rosa, la Provincia di Cosenza ha avviato un vasto piano di interventi sulle arterie coinvolte dal percorso. Circa 47 chilometri di strade provinciali interessati da lavori di bitumatura, nuova segnaletica e opere di consolidamento. Coinvolti i territori di San Lucido, Falconara Albanese, San Fili, Montalto Uffugo, Rende, Castiglione Cosentino, San Pietro in Guarano e Zumpano. Particolarmente delicato l’intervento lungo la SP38 nel territorio di Falconara Albanese, dove il maltempo aveva provocato danni alla scarpata stradale. Qui la Provincia è intervenuta con opere strutturali di consolidamento e gabbionate, in un lavoro che guarda non solo al Giro ma anche alla prevenzione del dissesto idrogeologico.
Praia a Mare – Potenza, il Giro lascia la Calabria
Il giorno successivo, mercoledì 13 maggio, la Calabria saluterà il Giro con la Praia a Mare-Potenza, quinta tappa dell’edizione 2026. E qui la musica cambierà completamente.
Dalle ruote veloci si passerà subito agli scalatori. Dai velocisti agli uomini di classifica. La Praia a Mare-Potenza sarà infatti la prima vera tappa di montagna in Italia: oltre 200 chilometri, più di 4 mila metri di dislivello e un continuo mangia-e-bevi attraverso il Pollino e l’Appennino lucano. La Riviera dei Cedri farà da cornice alla partenza, con Praia a Mare pronta a colorarsi di rosa sin dalle prime ore del giorno. Poi il gruppo entrerà gradualmente nell’interno affrontando una serie di salite che culmineranno con la Montagna Grande di Viggiano, primo grande banco di prova per chi sogna la maglia rosa finale. Sei chilometri e mezzo con pendenze che toccano il 15%. Non ancora l’alta montagna decisiva, ma abbastanza per iniziare a capire chi ha davvero le gambe da Giro. Dopo Viggiano arriveranno ancora altre asperità e infine il duro arrivo in salita verso Potenza, con gli ultimi 700 metri tutti all’insù. Sarà lì che il Giro inizierà probabilmente a cambiare volto.
La storia del Giro in Calabria
Eppure, oltre l’aspetto tecnico, queste due tappe raccontano soprattutto il legame profondo tra la Calabria e la corsa rosa. Una relazione lunga quasi un secolo, iniziata nel 1929 con la vittoria di Alfredo Binda nella Potenza-Cosenza. Da allora le strade calabresi hanno visto passare autentici giganti del ciclismo mondiale.
Nel 1930 si disputò una storica Catanzaro-Cosenza vinta da Domenico Piemontesi. Nel dopoguerra arrivarono Fausto Coppi e Guido De Santi. Negli anni Sessanta il Giro attraversò più volte la regione con campioni come Antonio Suarez e Jean Stablinski. Poi arrivò l’epoca di Eddy Merckx e di Roger De Vlaeminck, che sulle strade calabresi costruì alcuni dei suoi trionfi più iconici. Negli anni Ottanta fu il tempo della rivalità tra Saronni e Moser, mentre Cosenza accolse campioni come Moreno Argentin e Greg Lemond. Gli anni Novanta portarono in Calabria corridori del calibro di Fondriest, Jalabert e Rominger. Il nuovo millennio, invece, ha regalato gli sprint di McEwen, la classe di Paolo Bettini, le volate di Cavendish e infine il successo di Démare nel 2022.
Ora la storia riparte ancora una volta da qui. Dal vento di Catanzaro, dalle curve verso Cosenza, dal mare di Praia e dalle montagne del Pollino. La Calabria si prepara a vivere due giorni di passione autentica, quelli in cui il ciclismo smette di essere soltanto sport e diventa racconto popolare, memoria collettiva, fotografia di un territorio. Perché il Giro d’Italia, da queste parti, non passa mai davvero. Lascia sempre qualcosa… magari anche qualche strada bitumata.

