In vista della finale playoff contro il Monza, il geologo cosentino e storico tifoso rossoblù invita a superare i campanilismi: «Quando una squadra calabrese si gioca la Serie A, l’amore per questa terra deve venire prima delle rivalità»
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Il sogno del Catanzaro non si ferma ai confini del capoluogo di regione. La doppia finale playoff contro il Monza, ultimo ostacolo verso la Serie A, accende l’attesa ben oltre la città giallorossa e coinvolge, seppur con sfumature diverse (e non può essere altrimenti), anche il resto della Calabria. Senza cancellare, però, quelle rivalità che da sempre fanno parte del dna calcistico regionale.
Perché se da una parte c’è un popolo giallorosso che sogna il ritorno nell’élite del calcio italiano dopo oltre quarant’anni, dall’altra restano campanilismi storici, soprattutto con piazze come Cosenza, che difficilmente possono dissolversi nel giro di pochi giorni. Ma in un certo senso è proprio questo il fascino del calcio: rivalità che resistono e, allo stesso tempo, curiosità e attenzione per un traguardo che riguarda comunque una squadra calabrese.
A raccontare questo clima è anche il messaggio affidato a Facebook dal geologo Carlo Tansi, da sempre dichiaratamente tifoso del Cosenza. Un post che arriva da una delle sponde tradizionalmente più lontane dal mondo giallorosso: «Sono un tifoso del Cosenza da sempre – scrive Tansi –. Negli anni ’83-’84, poco più che ventenne, ero tra gli ultras del Lupi, ai tempi delle grandi rivalità con il Catanzaro e dei campanilismi esasperati». Poi la riflessione: «Oggi, a 63 anni, la penso diversamente: quando una squadra calabrese lotta per un traguardo così importante come la Serie A, dovrebbe essere tutta la Calabria a tifare per lei. Il meridionalismo, l’amore per la nostra terra, deve prevalere sui vecchi campanilismi. Per questo, oggi dico: Forza Catanzaro».
Con il suo post social Tansi racconta una parte del sentimento dei tifosi calabresi che accompagna l’avvicinamento alla finale che vedrà in campo la squadra del presidente Noto. Le rivalità sportive (quelle sane) restano vive e rappresentano un elemento identitario del calcio, un elemento che, se sano, rappresenta forse il vero motore dello sport più amato dagli italiani. La corsa delle Aquile non unisce tutta la regione sotto un’unica bandiera, ma certamente è una sfida che non lascia indifferenti. Perché il Catanzaro si gioca la Serie A, e in Calabria, nel bene o nel male, tutti stanno guardando.

