Il patron rossoblù reagisce alle dichiarazioni del sindaco che lo aveva esortato ad uscire allo scoperto: «La Vibonese non sarà mai ostaggio di questa società, ma qualcuno dovrebbe imparare a stare zitto. Non prendo lezioni da chi non è mai entrato in sede»
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Sembra un'agonia senza fine quella della Vibonese che è senza vittoria da ben dodici giornate, nel corrente campionato di Serie D (girone I). Una prolungata astinenza che ha relegato la compagine rossoblù, nell'oblio più totale, nelle zone medio-basse della classifica e con la soglia play out che adesso è uno spettro che fa paura.
L'ultima batosta è arrivata domenica pomeriggio nel derby contro la Reggina, perso 3-0, che ha reso amaro l'esordio del nuovo allenatore Antonello Capodicasa. Una squadra spenta da ormai due mesi ma, a tenere banco, è più che mai l'ormai teso rapporto tra la società e la tifoseria, nonché con la cittadinanza.
Lo sfogo di Cammarata
Insomma, un clima surreale quello che si respira allo stadio Luigi Razza e per il bene della Vibonese, nessuno vuole pensare all'epilogo peggiore.
Nel frattempo, all'indomani della sconfitta del Granillo, il patron Fernando Cammarata esce allo scoperto e, senza peli sulla lingua, attraverso un comunicato ufficiale ha voluto esternare quello che è il suo pensiero: «Leggo e ascolto tante parole, spesso pronunciate con leggerezza, altre con evidente ignoranza dei fatti. È arrivato il momento di fare chiarezza. Martedì mattina incontrerò personalmente il sindaco Enzo Romeo, e la mia disponibilità a consegnare la squadra è totale. Se davvero esiste questa famosa nuova cordata, allora non ho alcun interesse a restare dove non sono voluto. La Vibonese non è e non sarà mai ostaggio di questa proprietà».
Passo indietro?
Il presidente va poi indietro di qualche mese: «L’attuale progetto sportivo, chiaro sin dall’inizio, ha permesso a questa squadra di esprimere un calcio brillante e coinvolgente. Poi, come spesso accade, sono arrivati momenti più difficili ma non sono mai venuti meno serietà, impegno e correttezza. La Vibonese, sotto questa gestione, non ha debiti poiché tutti gli impegni sono stati rispettati. Questo è un dato di fatto, non un’opinione. Ciò che invece non può essere tollerato, nemmeno in nome della passione sportiva, è il livello degli attacchi subiti, soprattutto da parte di chi avrebbe fatto meglio a tacere e ha invece perso l’ennesima occasione per farlo. Non cerco compromessi, non cerco poltrone e non accetto lezioni da chi non ha mai messo piede in sede ma si permette di sentenziare. Si potrebbe dire tanto, ma non è mio stile alimentare polemiche. Sia però chiaro: se il bene della Vibonese richiede un mio passo indietro, lo faccio senza esitazione. A chi subentra auguro più risultati e meno chiacchiere, perché con le parole le squadre non si salvano. Ritengo infine opportuno precisare che, dal punto di vista amministrativo, organizzativo e gestionale, questa società sarebbe prima in classifica. Purtroppo, però, il calcio è questo: si vince e si perde».


