Le indagini riaperte dopo il ritrovamento dell’arma nell’abitazione di Franco D’Onofrio, presunto boss legato alle cosche del Vibonese. La consulenza balistica: il revolver e i proiettili compatibili con quelli che hanno causato la morte del magistrato
L’obiettivo degli indagati sarebbe stato quello di infiltrarsi tramite l’impresa nel settore degli appalti pubblici. Sequestrati beni per circa 250mila euro
L’uomo, attraverso fittizie intestazioni societarie, avrebbe favorito gli interessi della cosca Tegano-De Stefano nella provincia toscana. Sotto chiave immobili e conti correnti
La verità e le contraddizioni di Franco D’Onofrio in un interrogatorio del dicembre 2024. Il filo che lo lega all’ex latitante Pasquale Bonavota. La risposta sulla pistola compatibile con l’omicidio del giudice Caccia: «La tenevo in casa per paura che arrivassero colpi dalla Calabria»
Nell’inchiesta Factotum della Dda di Torino il ruolo del sindacalista considerato vicino alle cosche: l’impresa gestita assieme a Saverio Razionale e la caccia ai verbali del capo dei Piscopisani divenuto collaboratore di giustizia con l’aiuto di Giovanni Giamborino
L’attentato dei cirotani contro un imprenditore che non aveva pagato le somme pattuite viene deciso a Parma ma rischia di inguaiare la cosca in Calabria. E il capo non la prende bene: «Dovete avvertire prima noi»
L’indagine della Dda prova a fare luce sugli omicidi di Davide Fortuna, Michele Palumbo, Massimo Stanganello, Mario Franzoni, Mario Longo e Giuseppe Pugliese Carchedi
Secondo i pm «i vertici di ciascuna delle tre componenti mafiose» avrebbero contribuito a creare un «sistema mafioso lombardo». Oltre 90 i capi d’imputazione, tra le persone offese anche la Regione e sei collaboratori di giustizia
Considerato un personaggio di primo piano della mafia calabrese in Piemonte, era già stato indagato per l’assassinio del magistrato torinese nel 1983. Per i pentiti ha la dote di “crimine”
La testimonianza confluita negli atti del processo Factotum a Torino: «Al Sud non si parla neanche più per paura di essere intercettati, io ci andavo soltanto in vacanza»
Chieste pene dai 20 a un anno di reclusione. Secondo la Dda di Catanzaro le consorterie sarebbero operative tra Roccelletta di Borgia e Squillace. Contestati danneggiamenti, lesioni ed estorsioni
Le elezioni arrivano in un momento di profonda crisi in tutti e tre i centri che hanno subito la presenza condizionante di potenti clan di ‘ndrangheta. Ora però anche gli elettori sono chiamati a uno scatto d’orgoglio e a scegliere in assoluta libertà i propri governanti locali
VIDEO | Il presidente della Giunta regionale all’inaugurazione della caserma in un bene confiscato al clan Mancuso: «Questa è una terra ricchissima di talenti ma avvelenata dalla criminalità organizzata. Oggi facciamo vedere ai clan che lo Stato c’è»
Nel 2020 Giorgio Greco se la prese con un privato cittadino che aveva minacciato un avvocato utilizzando un linguaggio da malavitoso, per la Dda è anche la prova di come il principale indagato dell’inchiesta avesse assunto un profilo da tutore dell’ordine pubblico
I due danneggiamenti in meno di 24 ore. Il sospetto è che gli episodi siano maturati in un contesto di ‘ndrangheta: il proprietario del locale è infatti il figlio di Mimmo Chirico, boss di Gallico ucciso nel 2010
Nell’inchiesta Boreas le dichiarazioni del figlio del boss ergastolano spiegano come il clan avesse un accesso privilegiato nella struttura sanitaria. Soprattutto grazie a un faccendiere che non compariva mai accanto ai picciotti della ’ndrina
Lo ha stabilito il Tribunale del riesame che ha accolto le tesi difensive. L’indagato avrebbe utilizzato indebitamente merci provento di attività illecita
Drammatica testimonianza nel processo ai tre uomini accusati del rapimento della ragazza trovata morta in discarica nel 1975: «Ecco come abbiamo scoperto che era stata uccisa»
Una seria frizione è scoppiata nel febbraio 2022 per l’irriverenza rivolta a un esponente del gruppo di Giorgio Greco, capo promotore della ‘ndrina cariatese. L’onore calpestato, l’inseguimento, la fucilata e le botte: «La gente poi pensa che qua non comanda nessuno»
Nell’inchiesta Boreas il racconto della cerimonia a Mandatoriccio e dello slalom di Giorgio Greco tra i tavoli. La presenza di Mico Megna, la preoccupazione per la partecipazione di due militari e i due avvocati (poi arrestati) individuati dagli investigatori
Il gruppo guidato da Giorgio Greco avrebbe minacciato ristoratori calabresi in Germania per vendere prodotti alimentari. E in patria avrebbe trovato professionisti compiacenti per gestire uno stabilimento balneare