Il rogo che il 9 luglio scorso ha interessato l’impianto di recupero e selezione rifiuti dell’azienda in località Pontevecchio, nella Piana di Gioia Tauro, ha determinato l’emissione in atmosfera di sostanze inquinanti riconducibili alla combustione dei materiali presenti nel sito
Tutti gli articoli di Ambiente
PHOTO
Sono disponibili gli esiti delle attività di monitoraggio ambientale avviate a seguito dell’incendio che, il 9 luglio 2026, ha interessato l’impianto di recupero e selezione dei rifiuti gestito dalla società Poly2Oil, in località Pontevecchio, nel territorio comunale di Palmi. I campionamenti, effettuati a Gioia Tauro e Palmi in siti individuati sulla base della dispersione dei fumi, hanno riguardato IPA e metalli pesanti.
Le evidenze raccolte mostrano che l’incendio ha determinato l’immissione in atmosfera di fumi, polveri e sostanze inquinanti riconducibili alla combustione dei materiali presenti nell’impianto relativamente ai parametri degli idrocarburi policiclici aromatici, tra cui il benzo(a)pirene, e dei metalli pesanti come arsenico, cadmio, nichel e piombo. Tuttavia emerge come le condizioni meteorologiche registrate durante l’evento hanno contribuito, a limitare gli effetti sulle aree maggiormente abitate.
I controlli, eseguiti il 10 e l’11 luglio attraverso due campionamenti delle polveri atmosferiche a Gioia Tauro e Palmi, hanno riguardato in particolare gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), tra cui il benzo(a)pirene, e i metalli pesanti come arsenico, cadmio, nichel e piombo.
Secondo l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, l’evento ha effettivamente generato fumi, polveri e sostanze contaminanti, ma le condizioni meteorologiche registrate durante l’incendio hanno contribuito a limitarne la diffusione verso le aree maggiormente abitate. Nelle ore diurne, infatti, la quasi totale assenza di vento ha favorito una propagazione prevalentemente verticale della colonna di fumo, con il trasporto degli inquinanti negli strati più alti dell’atmosfera. Durante la notte, invece, la dispersione è avvenuta principalmente lungo l’asse monte-mare e con intensità contenuta.
Le analisi hanno evidenziato concentrazioni di benzo(a)pirene pari a 0,13 nanogrammi per metro cubo nel campionamento di Gioia Tauro e 0,06 a Palmi, mentre per arsenico, cadmio, nichel e piombo sono stati registrati valori inferiori ai limiti e agli obiettivi fissati dalla normativa nazionale. Arpacal precisa comunque che il confronto con tali parametri ha valore orientativo, poiché i limiti di legge sono riferiti a medie annuali e non a misurazioni puntuali effettuate nell’immediatezza dell’evento.
La relazione evidenzia inoltre come il quadro emissivo risulti «sensibilmente migliore» rispetto a quello registrato in occasione dell’incendio che colpì lo stesso impianto nell’estate del 2024. Un risultato attribuito sia alla minore quantità di rifiuti coinvolta sia alle favorevoli condizioni meteoclimatiche che hanno ridotto l’interessamento delle aree interne della Piana di Gioia Tauro.
Gli esiti del monitoraggio sono stati trasmessi ai Vigili del Fuoco, alle autorità sanitarie e agli altri enti competenti, ai quali spetteranno eventuali ulteriori valutazioni sul piano sanitario.
Arpacal sottolinea tuttavia che il dato complessivamente rassicurante non deve portare a sottovalutare l’accaduto. «Ogni incendio che coinvolge rifiuti o materiali potenzialmente combustibili determina l’emissione di sostanze inquinanti e comporta rischi per l’ambiente, per i lavoratori, per le squadre di intervento e per le comunità circostanti».
Per questo motivo l’Agenzia richiama l’attenzione sulla necessità di investire nella prevenzione, nella corretta gestione dei materiali stoccati, nella manutenzione degli impianti, nei sistemi antincendio e nei piani di emergenza. La sicurezza degli impianti, conclude Arpacal, resta «il primo e più concreto strumento di tutela della popolazione e dell’ambiente».


