Le porte di Caraffa di Catanzaro prendono colore e diventano pagine di una storia collettiva. Si sono concluse nel borgo di origine albanese due intense giornate di lavoro dedicate a “Porte d’Artista”, il progetto ideato e diretto artisticamente da Massimo Sirelli, che fa dell’arte contemporanea uno strumento per riscoprire e valorizzare l’identità dei luoghi.

L’iniziativa, fortemente voluta dal Comune di Caraffa su impulso della presidente del Consiglio comunale con delega alla Cultura Serena Notaro, ha portato nel centro abitato diversi artisti (Lorenzo Caporale, Micaela “RossoMele” Mele, Enrico “Sano” Carnevale, Antonio Spadaro Spada, Antonio Burgello e Fausto Save) chiamati a confrontarsi con la storia e la cultura della comunità.

Il risultato è un percorso artistico diffuso nel quale le porte, da semplici elementi architettonici, diventano luoghi di racconto. Colori, immagini e forme si intrecciano con la memoria del paese, con le sue tradizioni, le sue leggende e con quella cultura arbëreshë che rappresenta uno dei tratti distintivi di Caraffa.

Non soltanto decorazione, dunque, ma un'operazione di recupero della memoria attraverso linguaggi contemporanei. Gli artisti hanno infatti lavorato a stretto contatto con il territorio, dedicandosi anche alla ricerca storica e poetica prima di tradurre sulle porte suggestioni e frammenti dell'identità locale.

«Questa iniziativa nasce da un progetto di continuità con l'artista Massimo Sirelli – spiega Serena Notaro – che già nove anni fa ha donato con la sua arte un'opera bellissima, Dhominika, che rappresenta la nostra ragazza in costume arbëreshe in chiave moderna». Da quella prima esperienza è nato un nuovo percorso, capace di «innalzare il valore della cultura e della bellezza attraverso opere di giovani artisti che si sono impegnati anche nello studio e nella ricerca storica, poetica e delle leggende che riportano in vita la nostra tradizione popolare arbëreshë».

Per la presidente del Consiglio comunale, l'iniziativa rappresenta anche un'occasione per rafforzare il rapporto tra arte e comunità. «È motivo di grande soddisfazione e orgoglio aver contribuito, attraverso la cultura e l’arte, a dare nuova identità e valore al nostro borgo», sottolinea Notaro. Un'esperienza nella quale «vedere gli artisti lavorare a contatto con la nostra comunità e i cittadini accoglierli con entusiasmo è stata un'emozione autentica».

A raccontare la filosofia del progetto è lo stesso Massimo Sirelli, per il quale Caraffa rappresenta una nuova tappa di un cammino che mette in relazione territori diversi attraverso l'arte. «È l'ennesima tappa di Porte d'Artista, quindi una maniera per unire tutti questi paesi in un unico cammino, in un unico sentiero di bellezza e di arte», spiega l’ideatore e direttore artistico Sirelli. Un percorso che punta anche a «far scoprire e dare spazio ai giovani talenti» e a valorizzarne la creatività. «Qui c'è una cosa particolare, ovvero aver dato grande risalto a quella che è l'identità della comunità, alla sua origine albanese», osserva Sirelli. E proprio dalla cultura arbëreshe sono partiti gli artisti per costruire le loro opere.

«Porte d'Artista ha proprio questa peculiarità di arrivare a casa delle persone in punta di piedi», racconta il direttore artistico. A Caraffa, quindi, «ci sembrava doveroso partire da queste tematiche ed esplorarle con le poetiche che ogni artista ha voluto condividere».

È così che il progetto supera i confini della semplice installazione artistica. Le porte diventano soglie simboliche tra passato e presente, tra memoria e contemporaneità, tra la dimensione privata delle abitazioni e quella pubblica del paese. Ogni intervento contribuisce a costruire un racconto collettivo e a trasformare il borgo in una galleria d'arte a cielo aperto, capace di parlare ai residenti e ai visitatori attraverso un linguaggio immediato e riconoscibile. Un'arte che non si limita, dunque, a occupare gli spazi, ma li ascolta e li restituisce alla comunità.