Esattamente vent’anni fa, nel giorno in cui il presidente russo Putin festeggia il compleanno, veniva uccisa, davanti alla sua abitazione, la coraggiosa giornalista a Mosca. Gli attuali tempi bui della guerra in Ucraina rendono le sue inchieste in Cecenia ancora tragicamente attuali
Tutti gli articoli di Attualità
PHOTO
«Nella vita ciò che conta sono i dettagli. Sono loro la cartina di tornasole della nostra umanità. La tragedia di un singolo uomo e quella di un intero popolo dovrebbero scatenare la stessa reazione. Non è il numero a fare la differenza». Un approccio ai fatti rigoroso che non perde di lucidità pur non smettendo di essere umano e profondo. Con le sue inchieste, che ancora oggi a distanza di 20 anni esatti dal suo omicidio denunciano le nefandezze del regime di Putin, Anna Politkovskaja lascia in eredità anche questo fulgido esempio di etica e responsabilità del lavoro giornalistico.
«L’unica forma di lotta possibile è un’informazione onesta e schietta, almeno finchè avremo il diritto di fornirla», scriveva del libro più tragico e potente “Per Questo”, pubblicato postumo nel 2007 dagli eredi.
7 ottobre
Mosca, 7 ottobre 2006: un corpo di donna raggiunto uccisa a colpi di pistola giace a terra davanti all’ascensore con ciò che resta di una busta della spesa. Anna stava rientrando a casa. Il suo assassino è stato il primo di una lunga catena di crimini e impunità del regime di Putin, presidente da quasi trent’anni (con una pausa di circa quattro anni dal 2008 al 2012) e che proprio il 7 ottobre compie gli anni.
Nata a New York, figlia due diplomatici sovietici di origine ucraina, Anna Stefanovna Politkovskaja (А́нна Степа́новна Политко́вская), aveva da poco compiuto 48 anni. Aveva iniziato il lavoro di cronista nel 1982 nel giornale Izvestija per poi proseguire, dal 1994 al 1999, come responsabile della Sezione Emergenze/Incidenti diretta da Egor Jakovlev. Dal 1999 era autorevole firma del quotidiano indipendente Novaja Gazeta di Mosca.
Coraggiose e puntuali le sue inchieste sulla guerra in Cecenia e sulle violenze dell'esercito russo, di cui riferiva proprio al suo caporedattore, scrittore e giornalista tra i più grandi oppositori di Vladimir Putin, Dmitry Muratov nel 2021 insignito del premio Nobel per la Pace, che dedicò all'indimenticata sua reporter. Il ruolo di unica testata russa libera, in grado di informare dove regnano corruzione, violenza e connivenza, conquistato da Novaja Gazeta si deve certamente al lavoro prezioso svolto da Anna Politkoskaja.
Quando fu uccisa stava lavorando a un’altra inchiesta accurata e scomoda sul conflitto russo-ceceno. Denunciava con coraggio le sistematiche violazioni dei diritti umani commesse contro i civili dalle forze russe in Cecenia. Il suo omicidio è ancora drammaticamente senza mandanti.
Oggi Anna Politkovskaja avrebbe raccontato anche la guerra che da oltre quattro anni devasta l’Ucraina di Zelensky. Un conflitto frutto di un’altra lotta imbracciata dal governo russo di Putin per affermare la sua autorità in modo dispotico e violento, al fine di assicurarsi, partendo dal Donbass, un avamposto russo nell’Europa della Nato. Una guerra nel cuore dell’Europa che, come ogni guerra, continua a seminare macerie e vittime innocenti.
I figli Vera, in esilio volontario dall’inizio della guerra in Ucraina, e Il’ja continuano e denunciare la corruzione in Russia che non risparmia la giustizia e a chiedere verità.
Anna, voce libera come la verità
Una voce libera e forte come la verità di cui diveniva testimone diretta e irriducibile. Per questo fu necessario fermare per sempre le sue inchieste. Un delitto ancora oggi senza mandanti; un’impunità intollerabile come le violenze subite dalla popolazione cecena durante il conflitto con la Russia che lei raccontava. Un dramma, vicino nel tempo, da lei descritto con umanità, chiarezza, circospezione, responsabilità.
Il tributo di AnnaViva a Milano
Per celebrare questo ventennale, l'associazione AnnaViva organizza a Milano una serata per riaffermare l’attualità della sua voce, del suo lavoro e del suo impegno per un giornalismo libero. Il 14 ottobre a Milano, alle ore 19 presso la sede Arci Bellezza, le sue parole, la sua storia e la memoria di saranno affidate alla voce dell’omonima nipote Anna Politkovskaja, che porta lo stesso nome della nonna.
Sarà presente anche Ottavia Piccolo, pluripremiata attrice italiana, che continua a portare in scena “Donna non rieducabile”, scritto da Stefano Massini e ispirata alla storia della giornalista russa, una monologo intenso che 15 anni fa approdò anche a Messina nella sala Laudamo del teatro Vittorio Emanuele.
Con loro anche Silvano Piccardi, regista dello spettacolo teatrale Donna non rieducabile, Giulia De Florio, presidente di Memorial Italia, recentemente inserita dalle autorità russe nel registro delle organizzazioni estremiste; Elena Filina, promotrice della campagna per la liberazione dei prigionieri politici gravemente malati #FREE120. La serata sarà aperta dai saluti di Marina Davydova, presidente di AnnaViva, e sarà moderata da Andrea Riscassi, giornalista Rai, fondatore e ideatore di AnnaViva.





