L’idea in sé pare interessante: se un Cup funziona perché non raddoppiare e crearne un altro? Il problema si pone quando ci si scontra con costi e procedure destinati a finire sul tavolo dell’Autorità nazionale anticorruzione che di appalti dell’Asp di Cosenza ne ha già messo nel mirino almeno un altro quando, poche settimane fa, ha chiesto di annullare una gara da 139 milioni di euro concepita con un project financing fin troppo modulato sugli interessi dei privati. Un appalto aggiudicato al Consorzio Stabile Italia servizi che, secondo Anac, garantisce rendimenti certi al privato e dunque non rispetta lo spirito del project financing, sistema in cui i rischi sono più elevati e scattano penali nel caso di inadempienze.

Cosenza si fa il suo Cup

Ma torniamo al Cup: servizio raddoppiato, si diceva. Ed esposto inviato all’Anac e alla Procura della Corte dei conti. Al di là delle semplificazioni, il sospetto sollevato è che si tratti di un servizio sovrastimato: in effetti esiste già un SovraCup regionale che permette ai cittadini di prenotare prestazioni sanitarie in tutta la Calabria, e l’Azienda ospedaliero-universitaria Dulbecco, capofila regionale, ha indetto una nuova gara da 30 milioni per il Cup regionale. E allora perché prevedere un'altra maxi gara per la sola Asp di Cosenza? La risposta spetta all’Azienda, ovviamente. Altro è l’analisi dei costi di partenza e di quelli possibili. Si tratta di circa 6 milioni di euro all’anno (il triplo rispetto al precedente contratto da 2 milioni annui): in totale 32 milioni di euro per i 5 anni previsti dall’aggiudicazione che potrebbero arrivare addirittura a 50 milioni se entreranno in gioco le modifiche contrattuali previste nel Capitolato d’oneri. Il Cup per la sola Asp di Cosenza potrebbe dunque costare addirittura più di quello con la Dulbecco capofila che, però, dovrebbe servire l’intera regione.

I criteri premiali per la parità di genere

Una gara da potenziali 50 milioni di euro per cinque anni, dunque. E un esposto incentrato su interrogativi che spaziano tra trasparenza, conflitti d’interesse e singolarità nella procedura approvata il 24 luglio 2025 per la gestione dei servizi Cup, Cassa Ticket, Alpi, Accoglienza, Comunicazione e supporto amministrativo.

Una delle questioni poste è che il capitolato d’oneri, approvato insieme agli altri documenti di gara, non prevederebbe criteri premiali per la parità di genere, requisito divenuto obbligatorio e sottolineato anche dall’Anac in una recente delibera (del 9 aprile 2025): l’Autorità chiarisce che la mancanza di tali criteri costituisce un vizio della documentazione di gara e può portare all’annullamento del bando. Insomma, per i critici non sarebbe un’opzione, ma un obbligo di legge.

I dubbi formali sul verbale di gara

C’è poi una questione di forma (che in certi casi è sostanza), anch’essa evidenziata negli atti trasmessi all’Anac: il verbale di gara del 13 marzo 2026, pubblicato online, sarebbe privo di firme e allegati, fatto che solleva dubbi sulla trasparenza amministrativa.

La gara è stata proposta in aggiudicazione provvisoria al Consorzio Nazionale Servizi (Cns) e alla Gsm Società Cooperativa, due aziende che compaiono nella compagine che si è aggiudicata un’altra maxi procedura da oltre 110 milioni di euro. Due gare: più di 160 milioni in gioco.

Rup, proponente e direttore di dipartimento: fa tutto Capriso

Quella che riguarda il Cup è oggetto di una recentissima novità: l’aggiudicazione sancita da una determina (e non da una delibera) firmata al responsabile del procedimento Antonio Capristo, importante manager dell’Asp che è anche il dirigente proponente dell’atto e il direttore del dipartimento tecnico amministrativo. Sull’atto che dispone l’aggiudicazione compare in tre vesti diverse. E precisa che «la stazione appaltante si riserva l’esercizio dei poteri di autotutela in caso di sopravvenuti motivi di interesse pubblico, nonché in caso di accertate irregolarità».

Ampliati i poteri della commissione giudicatrice

Non a irregolarità ma a scelte singolari si riferisce l’esposto quando sottolinea che il rup (sempre Capristo), nella valutazione dei progetti tecnici, avrebbe attribuito prevalenza a sub-criteri discrezionali, ampliando i poteri della commissione giudicatrice. Altra sottolineatura: i punteggi mostrano uno scarto considerevole tra il primo classificato e le altre imprese, pur trattandosi di operatori economici leader nel settore: 70 punti (il massimo) per Cns, quasi 10 in meno per Covisian, che ha gestito finora il servizio.

Tutte questioni da valutare, così come la discrasia tra le ore di lavoro mostrate nel capitolato tecnico prestazionale (443mila per 5 anni) e quelle evidenziata in un altro articolo del capitolato in cui si indica circa un milione di ore come oggetto dell’appalto.

L’esposto segnala parentele tra manager e dipendenti privati

Come corollario, poi, ci sono incroci con una recente sentenza della Corte dei conti che ha condannato il manager al centro della procedura e altre contestazioni contenute nell’esposto che pongono sollevano addirittura interrogativi sull’incompatibilità di alcuni dirigenti che hanno trattato la procedura. Tutti hanno dichiarato l’assenza di conflitti di interesse ma nella contestazione si fa riferimento alla presenza parenti stretti di dipendenti nella società che svolge attualmente il servizio (la Covisian). Questi dipendenti beneficeranno della clausola sociale per il cambio appalto. In questo caso – ovviamente è tutto da provare e gli approfondimenti spettano all’Anac – gli effetti potrebbero essere ancora più pesanti. Di certo nell’Azienda sanitaria bruzia i fari sui tanti appalti milionari sono accesi. E gli incroci sono tanti: recenti disposizioni dell’Anticorruzione, sentenze contabili e il ritorno – con un nuovo nome – di un gruppo presente da anni negli appalti dell’Asp. Ma di questo ci occuperemo nella prossima puntata. (1. Continua)