Il dato sugli enti trasparenti che emerge dall’indagine “RimanDATI” promossa da Libera sale al 64,7%, ma la nostra regione resta sotto la media nazionale. Borrello: «Un balzo in avanti che certifica la bontà del monitoraggio»
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Più di sei comuni su dieci destinatari di beni immobili sottratti alle mafie in Calabria adempiono oggi all’obbligo di pubblicare sul proprio sito l’elenco dei beni confiscati. È il dato che emerge dalla quarta edizione di “RimanDATI”, il report nazionale promosso da Libera in collaborazione con il Gruppo Abele, il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino e con il contributo di Istat.
Su 136 comuni calabresi destinatari di beni immobili confiscati, sono 88 quelli che pubblicano i dati, mentre restano 48 gli enti inadempienti. Anche la Regione Calabria risulta indietro sul fronte della trasparenza: l’ente, si legge nella nota, non pubblica l’elenco e le relative informazioni.
Il monitoraggio è stato condotto grazie al lavoro di oltre 80 volontari in tutta Italia, formati per rilevare capillarmente il livello di trasparenza degli enti territoriali. RimanDATI rappresenta, come evidenzia Libera, l’unico report in Italia che indaga lo stato della trasparenza degli enti territoriali in materia di beni confiscati.
Il balzo della Calabria
Il dato regionale rappresenta comunque un netto miglioramento rispetto alle precedenti rilevazioni. Il report di Libera ha previsto due fasi di monitoraggio sui 136 comuni calabresi destinatari di beni immobili confiscati.
Una prima ricognizione aveva individuato 71 comuni che pubblicavano l’elenco, pari al 52,2% del totale. Successivamente agli enti è stata inviata una domanda di accesso civico semplice, chiedendo di pubblicare o aggiornare gli elenchi. La seconda ricognizione, condotta sui siti dei comuni che hanno risposto, ha fatto emergere il nuovo dato.
Il risultato è un passaggio al 64,7% degli enti che pubblicano l’elenco, con un incremento del 12% rispetto alla prima rilevazione. «Il balzo in avanti nella direzione di una maggiore quantità di enti che pubblicano l’elenco è stato sufficiente», si sostiene nella nota.
Il miglioramento è ancora più evidente se si guarda alle precedenti edizioni: nel 2022 la percentuale era ferma al 18,8%, mentre oggi ha raggiunto il 64,7%.
Open data, pdf e qualità delle informazioni
Non conta soltanto la presenza dell’elenco online. Un elemento centrale del monitoraggio riguarda infatti la modalità con cui i dati vengono pubblicati, perché dal formato dipende anche la possibilità per i cittadini di consultarli e utilizzarli.
In Calabria, tra gli 88 enti che pubblicano l’elenco, il 55% utilizza il formato Open data, considerato ottimale per la consultazione da parte della cittadinanza. Il 38% utilizza invece un pdf ricercabile, formato che non rappresenta la soluzione più agevole per la consultazione dei dati. Resta inoltre un 8% di comuni che utilizza ancora il pdf scansionato.
Il monitoraggio ha analizzato anche le diverse categorie di informazioni contenute negli elenchi. Il 91% degli enti compila correttamente i dati catastali, mentre l’89% fornisce le informazioni sull’ubicazione del bene. Sale al 97% la quota di comuni che indica la tipologia del bene immobile confiscato.
Più bassa, invece, la percentuale relativa alle informazioni sulla gestione: il 69% pubblica i dati sui concessionari che hanno in gestione il bene e solo il 49% indica la durata dell’esperienza di riuso e quindi la scadenza della concessione.
Calabria sotto la media nazionale
Il quadro regionale si inserisce in un andamento nazionale decisamente più positivo. In Italia, su 1.174 comuni destinatari di immobili sottratti alle mafie, 938, pari al 79,8%, adempiono oggi all’obbligo di pubblicazione dell’elenco sul proprio sito internet. Sono invece 236 gli enti inadempienti, pari al 20,2%.
Secondo il report, si tratta di un tasso di crescita del 15% rispetto alla precedente edizione del monitoraggio. Il dato segna una distanza ancora maggiore rispetto al primo report del 2021, quando soltanto il 38% degli enti pubblicava queste informazioni.
La crescita riguarda tutte le macroaree del Paese, anche se con differenze significative: il Nord Italia resta la zona più virtuosa, con l’88,5% degli enti adempienti; il Centro Italia raggiunge il 77,8%, con un incremento di quasi 20 punti rispetto alla rilevazione precedente; Sud Italia e Isole arrivano al 75%.
A livello regionale, raggiungono o superano il 90% di comuni adempienti Basilicata, Molise e Umbria, tutte al 100%, mentre Liguria e Veneto arrivano al 94% ed Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia al 90%. Nessuna regione italiana, sottolinea Libera, si colloca comunque al di sotto della soglia del 50%.
La Calabria resta però distante dalla media nazionale anche nella valutazione complessiva della trasparenza. Il ranking costruito da RimanDATI assegna a ogni ente un punteggio da 0 a 100, dove 0 indica la totale assenza di dati pubblicati e 100 la presenza corretta di tutte le informazioni previste.
La media nazionale è di 56,2 punti, mentre la Calabria si ferma a 42,3 punti.
«Illuminare i beni confiscati significa dare linfa alla democrazia»
Il tema della trasparenza, per Libera, non è dunque soltanto una questione amministrativa. Tatiana Giannone, responsabile nazionale Beni Confiscati di Libera, collega direttamente l’accessibilità dei dati alla possibilità di riutilizzare concretamente i beni sottratti alle organizzazioni criminali.
«Mafie e corruzione prosperano nel buio e nell’indifferenza. Democrazia, legalità e giustizia lo fanno, invece, nella luce. Illuminare i beni confiscati – commenta Giannone – vuol dire attivare tutti quei meccanismi che, a partire dalla conoscenza e dalla piena accessibilità dei dati e delle informazioni, possono facilitare i percorsi di riutilizzo; significa allora dare linfa alla democrazia, alla legalità e alla giustizia».
Il percorso indicato da RimanDATI punta ora al 100% degli enti monitorati. «Perché ogni dato pubblicato non è solo un’informazione in più: è uno spazio di potere restituito alla collettività», aggiunge la responsabile nazionale. «Ogni elenco reso accessibile è una barriera in meno tra istituzioni e cittadini».
Per Libera, rendere disponibili le informazioni significa anche consentire a comunità, cooperative e reti territoriali di immaginare nuovi utilizzi dei beni confiscati. «Rendere visibili i beni confiscati significa renderli anche immaginabili», sostiene Giannone. «Significa permettere a comunità, cooperative, reti territoriali di pensare nuovi progetti, di avanzare proposte, di costruire esperienze di riutilizzo sociale».
Da qui la conclusione politica del ragionamento: «La trasparenza non si limita a raccontare ciò che esiste, ma crea anche le condizioni perché esista di più». E ancora: «Se i beni confiscati rappresentano la sconfitta del potere mafioso, la loro gestione trasparente e partecipata rappresenta la vittoria della democrazia».
La campagna «Diamo Linfa al Bene»
RimanDATI si inserisce inoltre nella campagna “Diamo Linfa al Bene”, nata per chiedere che il 2% del Fondo Unico Giustizia possa essere messo ogni anno a disposizione delle pratiche di riuso pubblico e sociale dei beni confiscati.
Secondo Libera, la conoscenza e la partecipazione alla costruzione delle politiche pubbliche devono essere accompagnate dalle risorse necessarie per sostenere concretamente le realtà impegnate nel riutilizzo. Alla campagna hanno già aderito con la propria firma più di 100.000 persone.
«Ora, con l’avvio dell’autunno, chiederemo anche agli enti pubblici di prossimità di sostenerci», annuncia l’associazione.
«La trasparenza deve essere considerata anch’essa un bene comune»
Il miglioramento registrato in Calabria viene sottolineato anche da Giuseppe Borrello, referente regionale di Libera in Calabria, che considera il monitoraggio uno strumento utile non soltanto per fotografare la situazione, ma anche per accompagnare le amministrazioni verso una maggiore consapevolezza.
«La quarta edizione del report RimanDATI – conclude Borrello – registra, anche per la nostra regione, un netto miglioramento passando dal 18,8% del 2022 al 64,7% di enti che pubblicano i dati». Un «balzo in avanti», sottolinea, che «certifica la bontà di questa azione di monitoraggio sulla trasparenza, che deve essere considerata anch’essa un bene comune».
Per il referente regionale, il cambiamento riguarda anche la consapevolezza degli enti territoriali calabresi sulla necessità di rendere i dati concretamente fruibili, condizione fondamentale per il riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati.
«Soprattutto in Calabria – evidenzia Borrello – dove la confisca dei beni ed il loro riutilizzo a fini sociali rappresenta la migliore sintesi tra l’attività di contrasto e quella di prevenzione alla ‘ndrangheta, attraverso l’elevato significato che ciò assume dal punto di vista simbolico e culturale».
Un passaggio che assume un peso particolare in una regione nella quale, ricorda Libera, sono numerosi gli attacchi alle cooperative che gestiscono i terreni confiscati alla ‘ndrangheta. «Realtà sociali che non devono essere lasciate sole in questo difficile percorso di riscatto della nostra terra», conclude Borrello.

