L’avvocato penalista, esponente del comitato “Sì Separa” a Cosenza, sposa la riforma della giustizia a firma Carlo Nordio
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L’avvocato Gianpiero Calabrese, esponente del Comitato per il Sì, inquadra il referendum come un passaggio che va oltre lo slogan: «Non è una separazione delle funzioni, le funzioni sono già separate». Il punto, per lui, è un altro: «In realtà è un discorso di separazione delle carriere, l’importanza è fondamentale», perché il processo penale – con il giusto processo – pretende un giudice «assolutamente, totalmente separato» sia dall’accusa sia dalla difesa.
«Il giusto processo» e la terzietà: perché votare Sì
Calabrese parte dall’impianto del procedimento penale: «Il procedimento penale attuale è un procedimento che prevede, il cosiddetto giusto processo». E definisce la conseguenza come inevitabile: «Questa terzietà ha come contraltare la divisione delle carriere, pubblico ministero da una parte», richiamando «un po’ il modello americano», pur precisando: «In Italia, non dovrà essere così e non sarà così» perché resta «una Procura della Repubblica» autonoma.
«Palamara» e «interdipendenza»: il nodo del Csm e delle correnti
Il ragionamento si sposta sulla governance della magistratura. Calabrese sostiene che, dopo il “caso Palamara”, il tema non sarebbe più eludibile: «C’è una interdipendenza purtroppo che non tutti i magistrati giudicanti riescono a gestire». Specifica però che non è «una lotta contro la magistratura», perché «molti magistrati sono per la separazione delle carriere», ma «si tengono purtroppo nascosti».
Qui entra il tema del Csm e dell’ANM. Calabrese definisce l’Associazione Nazionale Magistrati «un’associazione di diritto privato, un qualsiasi sindacato» e aggiunge che al suo interno ci sono le «correnti», cioè «espressioni di pensieri politici e dei partiti». Da qui la tesi centrale: «Queste correnti decidono chi deve essere nominato all’interno del Consiglio Superiore della Magistratura».
Il riferimento a Cossiga: «Problemi atavici»
Tra i passaggi più forti, Calabrese richiama un precedente storico legato al Quirinale: «Solo un Presidente della Repubblica ebbe il coraggio di intervenire e di mandare i carabinieri, parliamo di Cossiga», perché - nella sua ricostruzione - si era reso conto che il Csm era «talmente politicizzato» da andare «fuori disciplina e regolamento».
«Il cortocircuito»: chi governa risponde a chi lo ha eletto
Per Calabrese il problema è strutturale: «Chi deve giudicare, è a sua volta giudicato», perché il Csm decide su «carriere, trasferimenti, promozioni, sanzioni disciplinari». La domanda, per lui, è decisiva: «Chi viene eletto nel Consiglio Superiore della Magistratura, a chi risponde, a chi lo ha fatto eleggere». E risponde: «all’Associazione Nazionale Magistrati, cioè a quelle correnti».
Cita anche numeri come indicatore di inefficacia del sistema disciplinare: «È praticamente il motivo per cui oggi il 5% delle denunce si arriva alla fase istruttoria» e «la maggior parte viene archiviata».
Due Csm e sorteggio: «Un’altra falsità»
Il Sì, spiega, punta a due Consigli Superiori: «Per avere finalmente un giusto processo la riforma prevede due consigli superiori alla magistratura». Calabrese contesta l’idea che la politica possa “prendersi” il controllo: «Anche questi due consigli sono composti per la maggior parte, due terzi, dagli stessi magistrati».
Sul sorteggio attacca frontalmente le critiche: «Dicono che il sorteggio non va bene, è un’altra sciocchezza incredibile». E replica così: «Parliamo di magistrati che devono decidere ergastolo, carcere e che vogliamo dire, che non hanno la capacità invece di poter essere nominati al consiglio superiore?».
Il penalista aggiunge due argomenti: la selezione non sarebbe indiscriminata e avrebbe paletti di esperienza, sostenendo che entrerebbero «magistrati che hanno un’anzianità di 15 anni».
«Garanzie»
Alla tesi del No secondo cui le garanzie verrebbero meno, Calabrese risponde senza esitazioni: «Assolutamente no, è il contrario». E ribadisce un punto chiave della campagna del Sì: «Non ci sarà un controllo da parte del potere esecutivo sulle procure perché non è previsto».
Alta Corte: composizione e funzione
Calabrese valorizza anche l’Alta Corte: «La cosa migliore è anche l’Alta Corte di Giustizia», descrivendola come un organo da 15 membri, con una quota nominata dal Presidente della Repubblica e una quota da avvocati e professori, oltre alla componente togata. La definisce «l’unica possibilità per garantire una giustizia» rispetto a «negligenze» e «storture».
«Rispetto delle istituzioni»
In conclusione richiama un episodio simbolico, legato - dice - all’inaugurazione dell’anno giudiziario: «I rappresentanti dell’Associazione Nazionale Magistrati hanno alzato i cartelli e hanno dato le spalle a un Ministro della Repubblica (Nordio, ndr)», sottolineando che «il rispetto non è alla persona ma all’istituzione».





