Invasi in secca, reti colabrodo e agricoltura in ginocchio: nonostante fondi e interventi urgenti, l’emergenza avanza e il rischio desertificazione è sempre più concreto
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Sud a secco, Calabria allo stremo: siamo in piena emergenza idrica, ma non si intravede alcuna soluzione. La crisi idrica nel Sud non è più un’emergenza stagionale: è diventata un fenomeno strutturale che sta modificando territori, comunità e attività economiche.
In Calabria molte aree, in particolare il Crotonese e la fascia ionica, vivono una condizione drammatica. Laghi e invasi sono in forte secca, le falde non si ricaricano, le sorgenti calano costantemente e i rubinetti restano a secco o subiscono razionamenti. Nel Cosentino soffre sempre di più la città di Cosenza, e non va meglio nelle aree montane: la Sila, il Pollino e l’Aspromonte mostrano condizioni critiche, con un deficit idrico evidente e crescente. Una situazione che entra ogni giorno nelle case dei calabresi, nelle imprese e soprattutto nelle aziende agricole.
Secondo gli ultimi rapporti delle autorità competenti, la provincia di Crotone e il territorio tra Reggio Calabria e la fascia ionica si trovano in una condizione di “severità idrica elevata”, un livello che indica scarsi volumi disponibili per uso potabile e agricolo, con rischi di danni strutturali a ecosistemi ed economie locali. Il gestore regionale, Sorical, ha confermato che già a fine ottobre 2025 è stata ridotta la fornitura idropotabile alla città di Crotone a causa del bassissimo livello dell’acqua in ingresso agli impianti. Lo stesso scenario potrebbe presto ripetersi in altre città. A questo si aggiunge il problema delle infrastrutture idriche, spesso costruite 60 o 70 anni fa e mai adeguatamente rinnovate: la dispersione supera in alcune zone il 65% dell’acqua immessa in rete.
Le conseguenze sono evidenti. Terreni che somigliano sempre più a un paesaggio desertico, corsi d’acqua e sorgenti ridotti al minimo, colture storiche come ulivi, agrumi e vigneti provati da una siccità prolungata. Nelle aree rurali e montane la vegetazione è in sofferenza, la biodiversità diminuisce e il degrado del suolo compromette la possibilità di un recupero naturale. Le cime più alte, anche oltre i duemila metri, appaiono completamente arse in pieno inverno: un’immagine che si commenta da sola. Molti agricoltori registrano già un calo della produzione e, senza interventi adeguati, sono a rischio colture e redditi. L’emergenza idrica minaccia non solo l’agricoltura ma l’intera tenuta socio-economica dei piccoli centri, dove la mancanza d’acqua può significare spopolamento, abbandono delle terre e desertificazione umana.
A settembre 2024 è stato deliberato lo stato di emergenza per sei mesi nel Reggino, nella provincia di Crotone e in alcuni comuni del Cosentino. Nel giugno 2025 il governo ha stanziato 17,5 milioni di euro per interventi urgenti: potenziamento delle infrastrutture, miglioramento della distribuzione e sostegni ai territori più colpiti. Qualcosa si muove: l’Autorità di Bacino ha mappato oltre 900 fonti in Calabria nell’ambito di un approccio integrato alla gestione della risorsa, e in agricoltura alcune imprese stanno sperimentando sistemi di irrigazione più efficienti o colture meno idroesigenti. Ma la portata degli interventi resta insufficiente mentre la crisi avanza.
Gli esperti idrici e ambientali indicano alcune priorità immediate e strutturali. Occorre riparare le reti e ridurre le perdite, intervenendo sulle condutture obsolete e introducendo sistemi di monitoraggio e smart metering. Serve una gestione integrata della risorsa, con monitoraggio delle falde, manutenzione degli invasi, bilanci idrici aggiornati e tutela degli ecosistemi. È poi indispensabile sostenere l’agricoltura con modelli irrigui più efficienti, colture meno dipendenti dall’acqua e aiuti economici alle aziende in difficoltà.
Sindacati, imprenditori, amministratori locali e operatori turistici rivolgono alla Regione, al governo nazionale e agli enti locali una domanda precisa: cosa intendete fare per garantire l’acqua a chi vive in queste terre? Dichiarare lo stato di emergenza è solo un primo passo. Servono piani straordinari, investimenti certi, cronoprogrammi chiari, manutenzione e trasparenza. Senza risposte rapide e concrete, molte imprese rischiano di chiudere e un’economia agricola e turistica di primissimo livello potrebbe crollare. Questa crisi dura da almeno dieci anni ed è ormai in fase crescente. È difficile comprendere cosa si stia aspettando per avviare un intervento massiccio e risolutivo capace di impedire la desertificazione della Calabria.
Servono interventi urgenti sulle reti, nuovi fondi per le infrastrutture idriche e politiche di medio-lungo periodo per adattare agricoltura e uso del suolo alla nuova realtà climatica. Ogni settimana di ritardo mette a rischio l’agricoltura, l’ambiente e la vita delle comunità. L’acqua non è più solo un bene: è una questione di sopravvivenza per intere zone del Sud.
Per la Calabria, per le generazioni presenti e future, è davvero il momento di agire.

