Nell’Aula Solano dell’Università della Calabria, si è svolto il seminario dal titolo “Comunicare la legalità, formare le coscienze per cambiare la Calabria. Il progetto editoriale di LaC News24”, inserito nel XV ciclo seminariale di pedagogia dell’antimafia promosso dal Dipartimento DiCES. Un incontro che ha visto dialogare mondo accademico e informazione, con un obiettivo comune: costruire una cultura diffusa della legalità attraverso la conoscenza, l’educazione e la responsabilità civile.

L’evento ha rappresentato un momento significativo di riflessione sul ruolo che i media possono assumere nella lotta alle organizzazioni criminali e nel processo di formazione delle nuove generazioni.

Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali della direttrice del Dipartimento DiCES, Maria Mirabelli, che ha sottolineato come l’università abbia il compito non solo di trasmettere saperi, ma anche di contribuire alla formazione etica degli studenti. «L’università – ha affermato – deve essere uno spazio in cui la conoscenza diventa responsabilità civile. Parlare di legalità significa educare alla libertà, e questo è uno dei compiti fondamentali della formazione universitaria, soprattutto in territori complessi come la Calabria».

L’introduzione ai lavori è stata affidata alla professoressa Simona Perfetti, delegata per la formazione insegnanti e l’innovazione didattica, che ha evidenziato l’importanza del rapporto tra educazione e comunicazione.

Il cuore dell’incontro è stato rappresentato dagli interventi dei protagonisti del progetto editoriale di LaC News24, testata che negli ultimi anni si è distinta per una narrazione attenta ai temi della legalità e della responsabilità sociale.

Il presidente del gruppo editoriale Diemmecom-LaC, Domenico Maduli, ha spiegato come l’informazione possa diventare uno strumento concreto di contrasto alle mafie. «Il giornalismo – ha dichiarato – ha il dovere di raccontare la verità, anche quando è scomoda. Raccontare la Calabria senza reticenze significa contribuire a smontare le narrazioni che alimentano il potere mafioso. La nostra missione è dare voce a chi lavora per cambiare questa terra». Ed ha ricordato come agli inizi della storia de LaC ha subito pressioni perfino per la nomina del direttore, cosa che ovviamente si è rifiutato di accettare.


Particolarmente seguito dagli studenti è stato anche l’intervento del direttore Franco Laratta, che ha insistito sulla responsabilità etica dell’informazione. «Ogni notizia – ha affermato – può contribuire a costruire consapevolezza. Il nostro network ha sempre lavorato in libertà, i giornalisti hanno sempre avuto piena libertà».

Grande attenzione ha suscitato anche l’intervento del vicedirettore Pier Paolo Cambareri, che ha raccontato il lavoro quotidiano della redazione. «Dietro ogni servizio – ha spiegato – c’è la volontà di restituire dignità a una Calabria spesso raccontata soltanto attraverso stereotipi. Informare significa anche difendere la verità dei territori e delle comunità che resistono alla criminalità».

Durante gli interventi si è percepita chiaramente la partecipazione degli studenti, che hanno seguito con interesse le riflessioni dei giornalisti, ponendo domande e dimostrando una forte sensibilità verso i temi della legalità. L’attenzione dei ragazzi è stata particolarmente evidente durante gli interventi di Maduli, Laratta e Cambareri, segno di quanto il linguaggio dell’informazione riesca a dialogare direttamente con le nuove generazioni.

A coordinare l’incontro è stato il professor Giancarlo Costabile, docente di Pedagogia dell’Antimafia, che ha posto al centro della riflessione il rapporto tra educazione e impegno civile.
Costabile ha evidenziato come l’esperienza di LaC rappresenti un esempio concreto di informazione impegnata nella costruzione di una coscienza civile. «La pedagogia dell’antimafia – ha spiegato – non si costruisce soltanto nelle aule universitarie. Si costruisce anche attraverso le parole, le immagini e le storie raccontate dai media. Quando l’informazione sceglie di stare dalla parte della verità, diventa uno strumento educativo potentissimo».

Secondo il docente, il lavoro svolto da LaC dimostra come il giornalismo possa essere alleato della formazione. «C’è una profonda sintonia – ha aggiunto – tra il progetto editoriale di LaC e la pedagogia dell’antimafia: entrambi puntano a formare coscienze critiche e a rompere il silenzio che spesso protegge le organizzazioni criminali».

A chiudere l’incontro è stato il vicedirettore del Dipartimento DiCES, Francesco Craig, che ha sottolineato il valore del dialogo tra università e mondo dell’informazione. «Solo attraverso alleanze culturali – ha dichiarato – possiamo costruire una Calabria diversa. L’università e il giornalismo hanno un compito comune: educare alla responsabilità e alla partecipazione democratica».

Il seminario si è concluso con un lungo applauso degli studenti, segno di un interesse autentico verso un tema che riguarda non soltanto la cronaca, ma il futuro stesso della società calabrese.
L’incontro ha dimostrato come la lotta alla mafia non sia soltanto una questione giudiziaria, ma prima di tutto culturale. Ed è proprio in questo terreno che informazione e università possono incontrarsi, contribuendo insieme a formare quelle coscienze libere e critiche di cui la Calabria ha profondamente bisogno.