Cosenza non si limita a rispondere alle emergenze, ma progetta il futuro partendo dai margini. Tra la protezione immediata del Pronto intervento sociale (PIS) e l’ambizione del progetto “Confluenze”, che ha portato la città in finale per il titolo di Città Italiana dei Giovani 2026, l’amministrazione delinea una strategia integrata: soccorrere chi è in difficoltà oggi per costruire una comunità più solida domani.

«Ogni intervento è un bene per la città»: ecco il Pronto intervento sociale

Quando scatta un’emergenza sociale, la risposta deve essere immediata e coordinata. Su questo principio si fonda il PIS, come spiega l’assessora al Welfare Veronica Buffone: «Il pronto intervento sociale nasce proprio per dare risposta in tempo reale all’emergenza sociale che si verifica sul territorio». Un modello operativo strutturato, che copre l’intero ambito territoriale numero 1 con Cosenza capofila e che si attiva attraverso una rete istituzionale già esistente.

Il funzionamento è chiaro: segnalazione, valutazione e intervento. «La richiesta passa dai numeri di emergenza – 112, 118, forze dell’ordine – che fanno una prima valutazione: se si tratta di emergenza sociale, contattano la nostra centrale operativa». Da qui parte la macchina organizzativa: «Valutiamo se attivare l’intera équipe multidisciplinare o singole figure come assistenti sociali, psicologi o mediatori culturali».

L’obiettivo è duplice: «Diamo subito un supporto logistico, relazionale e psicologico – spiega l’assessora – e poi seguiamo la persona con una presa in carico adeguata alla difficoltà». Tra le risposte previste anche l’accoglienza temporanea: «Abbiamo previsto un supporto alloggiativo grazie alla coprogettazione con la cooperativa Strade di Casa e la Croce Rossa».

Un servizio attivo h24, sette giorni su sette, che si sta già confrontando con le criticità del territorio: «Purtroppo stiamo già intervenendo su diverse emergenze», sottolinea l’assessora, elencando i casi più frequenti: «Minori non accompagnati, donne vittime di violenza, persone senza dimora o in grave disagio economico».

Un presidio che si inserisce in una strategia più ampia sul sociale: «È una risorsa fondamentale – evidenzia Buffone – anche perché oggi rientra tra i livelli essenziali delle prestazioni sociali». E, pur non essendo legato a un’area specifica come il centro storico, contribuisce comunque alla qualità urbana: «Ogni intervento sociale è anche parte di una riqualificazione culturale e sociale della città».

L’assessora al Welfare del Comune di Cosenza Veronica Buffone racconta il funzionamento del servizio che garantisce una risposta immediata alle emergenze sociali sul territorio. Focus anche sui giovani e sul progetto "Confluenze", che ha permesso al comune bruzio di disputare la finale per il titolo di Città italiana Giovani 2026

Il protagonismo dei giovani cosentini: il progetto “Confluenze”

Dall’emergenza al futuro: Cosenza guarda anche alle nuove generazioni, come dimostra il percorso che ha portato la città tra le finaliste – insieme a Roma e Ascoli Piceno, poi vincitrice - per il titolo di Città italiana giovani 2026. Un risultato costruito attraverso il progetto “Confluenze”, che mette al centro partecipazione e protagonismo giovanile.

Il punto di partenza è chiaro: «Hanno vinto i ragazzi», afferma Buffone, spiegando la natura del dossier: «È un progetto nato dal basso, costruito insieme al Consiglio comunale dei giovani e agli studenti». Un lavoro che ha restituito una fotografia precisa della realtà locale: «Abbiamo analizzato come i giovani vivono, studiano e lavorano a Cosenza».

Dall’analisi emergono criticità ma anche opportunità: «Due dati su tutti: la presenza dei Neet e la forte richiesta di prevenzione dell’abbandono scolastico». Da qui la direzione del progetto: «Valorizzare le competenze e orientare i ragazzi verso il lavoro, anche attraverso laboratori e attività extrascolastiche».

Un percorso che non si ferma alla finale mancata: «Il progetto era già sostenibile economicamente – sottolinea l’assessora – e lavoreremo per renderlo concreto». L’attenzione si concentra in particolare sui giovani inattivi: «Vogliamo coinvolgere tra i 100 e i 200 ragazzi Neet, accompagnandoli fino alla creazione di start-up innovative».

L’obiettivo è trattenere energie sul territorio e generare sviluppo: «Permettere ai giovani di restare e investire a Cosenza». Una sfida che si intreccia con quella sociale: «Aiutare oggi chi è in difficoltà e costruire opportunità per il domani».