Il punto di partenza della mia riflessione è il recente articolo di Pablo Petrasso da queste colonne, che ha acceso i riflettori su una figura simbolica della gestione migratoria statunitense: Greg Bovino. Nominato Chief Patrol Agent della Border Patrol nel settore di El Centro, in California, Bovino rappresenta oggi il volto della fermezza americana lungo la frontiera con il Messico.

Tuttavia, il dato che rende secondo me la sua figura un caso di studio antropologico non è solo il suo grado militare, ma le sue radici. Bovino è il discendente diretto di Michele, un giovane emigrante partito da Aprigliano, nel cuore della presila calabrese, per andare a spaccarsi la schiena nelle miniere della Pennsylvania all'inizio del Novecento.

L’attuale incarico di Greg Bovino (sorvegliare, respingere e pattugliare) crea un cortocircuito storico: l'erede di chi fu un tempo “il diverso”, il migrante guardato con sospetto, è oggi il guardiano inflessibile che decide chi ha il diritto di varcare quella stessa soglia. È da questa frizione tra il passato minerario e il presente militare che nasce l'analisi sull'identità e sulla memoria rimossa.

Quindi il caso di Greg Bovino, discendente di un minatore di apriglianese, illustra perfettamente la teoria dell’assimilazione segmentata. L'integrazione per l’italo-americano di terza o quarta generazione non si realizza soltanto attraverso il benessere economico, bensì tramite l’adozione radicale dei valori del “vigilante”.

Per diventare pienamente americano, il discendente deve compiere un atto di parricidio simbolico. Ciò significa che è costretto a dimenticare che il proprio bisnonno, nel 1909, era percepito dal sistema esattamente come oggi egli stesso percepisce chi attraversa il Rio Grande.

Bovino si fa scudo del concetto di “legalità”, un confine morale che pretende di separare il viaggio transoceanico di Michele da quello dei migranti odierni. Tuttavia, seguendo la scia dell'inchiesta di Pablo Petrasso, comprendiamo che la legalità è una costruzione storica. Se nel 1909 l’immigrazione era regolata dalla fame di manodopera per le miniere della Pennsylvania, oggi il sistema si fonda sulla restrizione tecnologica e militare.

Il “contrappasso” risiede nel fatto che Michele non era “più legale” per un merito intrinseco, ma semplicemente perché il sistema di allora necessitava del suo sudore. Greg, oggi, agisce come braccio armato di un apparato che ha radicalmente mutato le proprie necessità.

Esiste un fenomeno noto come gatekeeping dell’ultimo arrivato. Una volta che un gruppo etnico (in questo caso quello italiano) ha risalito la scala sociale superando discriminazioni, tende spesso a “ritirare la scala” per impedire ad altri di salire con la medesima facilità.

Il testo di Petrasso mette in luce come questo meccanismo serva a consolidare lo status di “veri americani”. Dichiararsi inflessibili contro l’immigrazione rappresenta, per Bovino, il modo definitivo per sancire un distacco: “Non sono più uno di loro, sono uno di voi”. C’è una Calabria come “altrove” rimosso. Mentre Michele portava con sé da Aprigliano un bagaglio fatto di comunità, privazioni e dialetto, Greg gestisce un mondo di sensori termici e recinzioni d’acciaio. La terra si è trasformata in territorio come confine da difendere. Il passaggio dalla “geografia del cuore” alla “geografia del controllo” segna il compimento del viaggio antropologico della dinastia Bovino.

L’articolo di Pablo ci ricorda che dietro ogni uniforme si cela un fantasma. Greg Bovino è l’esempio di come l’America riesca a metabolizzare le storie individuali fino a renderle opposte a se stesse. Se la storia è un cerchio, quello dei Bovino è un cerchio che si è chiuso violentemente, dalla polvere della miniera che soffocava Michele, alla polvere del deserto che Greg sorveglia, affinché nessun altro "Michele" possa più respirarla.

*Documentarista Unical