Il conto alla rovescia è finito. Il Fascicolo Sanitario Elettronico (Fse) si prepara a diventare pienamente operativo, segnando un passaggio chiave nella trasformazione digitale della sanità italiana. A partire dal 31 marzo 2026 scatta infatti l’ultima fase del cronoprogramma definito dal Ministero della Salute: l’obiettivo è ambizioso, rendere accessibili a cittadini e operatori sanitari tutti i documenti clinici in formato digitale, aggiornati in tempo reale e uniformi su tutto il territorio nazionale.

In concreto, le Regioni sono chiamate a garantire che ogni fascicolo contenga l’intero set di informazioni previsto dalla normativa. Dentro devono esserci referti, verbali di pronto soccorso, lettere di dimissione, prescrizioni, cartelle cliniche, dati sulle vaccinazioni, prestazioni specialistiche e farmaceutiche, fino a strumenti più evoluti come il taccuino personale dell’assistito e le comunicazioni per gli screening. Un archivio sanitario digitale completo, consultabile in pochi clic.

Non solo contenuti. Le strutture sanitarie, pubbliche e private, devono adeguarsi a standard tecnologici stringenti, soprattutto sul fronte della privacy e della sicurezza dei dati. Ma c’è anche un vincolo operativo preciso: ogni informazione deve essere caricata entro cinque giorni dall’erogazione della prestazione. Un cambio di passo netto rispetto al passato.

Con questa tappa si chiude un percorso lungo quasi vent’anni, iniziato con le prime sperimentazioni regionali e accelerato negli ultimi anni grazie agli investimenti del Pnrr. Il Fascicolo Sanitario 2.0 promette interoperabilità tra sistemi, accesso semplificato e una gestione più efficiente delle informazioni cliniche.

Eppure, dietro la spinta verso la digitalizzazione, emergono ancora criticità profonde. Gli ultimi dati disponibili, raccolti dal Ministero della Salute tra luglio e settembre 2025, raccontano un’Italia a due velocità.

Tra medici di famiglia e pediatri l’adozione è ormai diffusa: oltre il 95% ha utilizzato il fascicolo almeno una volta nell’ultimo trimestre. Ma anche qui non mancano differenze, con Regioni più avanti e altre ancora in fase di consolidamento.

Il vero nodo riguarda le aziende sanitarie. A livello nazionale, l’88% degli operatori risulta abilitato all’uso del Fse, ma il dato nasconde un divario marcato. Alcune Regioni hanno raggiunto la piena operatività, mentre altre restano indietro. È il caso della Calabria, ferma al 41%, tra le percentuali più basse del Paese insieme ad Abruzzo e Sicilia.

Un ritardo che non è solo tecnico, ma strutturale. In Calabria il percorso verso la sanità digitale sconta anni di difficoltà organizzative, carenze infrastrutturali e una gestione complessa del sistema sanitario regionale, spesso segnata da commissariamenti e continui cambi di governance. Il risultato è un’adozione più lenta e discontinua delle innovazioni digitali.

Anche sul fronte dei servizi disponibili, la situazione è tutt’altro che uniforme. Nessuna Regione, ad oggi, offre l’intero pacchetto di oltre 40 funzionalità previste dal Fascicolo Sanitario Elettronico. Le differenze tra territori restano ampie, con alcune realtà più avanzate e altre ancora in fase embrionale.

A preoccupare è anche il coinvolgimento dei cittadini. Nonostante gli sforzi, l’utilizzo del fascicolo resta limitato: solo il 27% degli italiani lo ha consultato nei tre mesi precedenti alla rilevazione. Il dato cresce sensibilmente in alcune aree del Nord, ma crolla in diverse Regioni del Sud.

Ancora più critico il tema del consenso alla consultazione dei dati sanitari. A livello nazionale si ferma al 44%, ma in Calabria precipita al 2%, uno dei livelli più bassi in assoluto. Un segnale evidente di sfiducia, ma anche di scarsa informazione e familiarità con gli strumenti digitali.

Eppure, qualcosa si muove. Grazie ai fondi del PNRR, anche la Calabria sta cercando di recuperare terreno, investendo nell’aggiornamento delle piattaforme, nell’interoperabilità dei sistemi e nella formazione del personale sanitario. La sfida, però, è doppia: tecnologica e culturale.

Il Fascicolo Sanitario Elettronico rappresenta una delle leve principali per modernizzare il sistema sanitario italiano. Ma senza un reale allineamento tra le Regioni, il rischio è quello di ampliare ulteriormente le disuguaglianze nell’accesso ai servizi.

La scadenza del 31 marzo segna un traguardo importante. Ma più che un punto di arrivo, appare sempre più come una linea di partenza. E per la Calabria, la corsa è ancora tutta da recuperare.