Tra canti dialettali e il sacrificio dei Disciplinj, la comunità si stringe nell’antica tradizione di devozione che trascende il tempo
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L’eco dei secoli incontra le pietre millenarie di Cassano all’Ionio quando, dopo il rito liturgico nella Cattedrale, il pomeriggio del Venerdì Santo cede il passo a un crepuscolo carico di presagi e devozione ancestrale. In questa terra, la processione dei Misteri è un profondo rito di rigenerazione interiore che sospende il battito del presente per riallacciarsi a un tempo mitico e immutabile. Al centro di questo universo spirituale svetta la figura della Madonna Addolorata che incarna il dolore universale di ogni madre e guida la comunità in un pellegrinaggio di fede che sfida la modernità con la forza solenne della devozione mariana.
La presenza della Vergine trasforma le strade della città in uno spazio sacro di testimonianza dove il suo sguardo rivolto al cielo e il petto trafitto dalle sette spade diventano lo specchio delle sofferenze di un intero popolo. Attorno al suo simulacro si raccoglie la partecipazione più intensa, con le donne del luogo che intonano canti struggenti in dialetto, melodie che sembrano sgorgare direttamente dal cuore e che accompagnano il lento incedere del feretro del Cristo Morto. È in questo dialogo silenzioso tra la Madre e il Figlio che la processione trova la sua ragion d'essere, trasformando il lutto in una forma di preghiera corale che abbraccia ogni fedele lungo il percorso. La processione è nel suo essere Via Crucis, il doloroso cammino di Gesù Cristo verso la crocifissione sul monte Golgota. Condotta per mano dal Vescovo Mons. Francesco Savino, le preghiere e le riflessioni sono l’anima essenziale durante le quasi 6 ore di cammino tra le strade del centro storico.
Un ruolo di profonda testimonianza sono le “disciplinj”, i flagellanti (uno schieramento di 150 doloranti circa) che con il loro incedere anonimo rappresentano la dimensione più penitenziale e austera del rito. Avvolti nel candore delle loro tuniche e protetti dal cappuccio, offrono il proprio sacrificio fisico come corona di umiltà che anticipa il passaggio della Vergine. La loro presenza rappresenta un cammino di purificazione che prepara il terreno all'incontro finale con la grazia divina.
Il corteo è aperto dalle Varette che portano in scena i diversi momenti della Passione, sorrette con vigore dai portatori che rinnovano ogni anno il privilegio di farsi carico della sofferenza di Cristo. La processione è scandita dal suono sordo della troccola, dal battito dei tamburi e dal lamento straziante della buccina il cui squillo lugubre sembra piangere la morte del Redentore insieme alle "Addoloratine", bambine vestite di nero che incarnano la purezza del lutto infantile. Fino a notte fonda con le ombre lunghe proiettate sui muri del centro storico, Cassano all’Ionio rinnova il suo patto col divino sotto lo sguardo materno dell'Addolorata, chiudendo un cerchio di morte e rinascita che attende solo l'annuncio della Resurrezione.

