Il giovane sacerdote bielorusso Dzimitry a Catanzaro ci guida tra le tante tradizioni del cristianesimo orientale seguito in numerose nazioni
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Si chiama Dzimitry Pauliukevich, ed è il giovane parroco della Protezione della Santissima Madre di Dio, rito ortodosso, che a Catanzaro fa perno nella piccola e molto suggestiva chiesa di S. Nicola, in pieno centro storico.

Nel capoluogo di regione calabrese padre Dimitri è da poco più di un mese ma accetta di buon grado di illustrare le peculiarità del periodo pasquale, visto che anche in Calabria sono tanti i praticanti che per svariati motivi si trovano qui.
Padre Dimitri tiene a ringraziare in particolare don Salvatore, parroco della cristianità della chiesetta di S. Nicola di Morano specificando che la comunità ortodossa è composta da bielorussi, russi e ucraini, popolazioni che in ruoli diversi combattono una guerra terribile ormai da anni.
«Per il rito cristiano ortodosso – dice al network LaC – la Pasqua è la festa principale di tutto l'anno, la feste delle feste. Tutto l'anno liturgico dipende dalla Pasqua. Le preparazioni cominciano alla settimana Santa: al giovedì Santo c'è la tradizione per cui il Vescovo lava i piedi ai sacerdoti. Questo è scritto in Vangelo: “il Cristo ha lavato i piedi agli apostoli”.
Di solito questa funzione avviene nella Chiesa più grande. Il rito ortodosso chiama questo giorno Giovedì Pulito perché è un giorno di totale pulizia, morale e materiale. È il giorno in cui iniziano tutti i riti, le donne puliscono le case e preparano in cucina i dolci pasquali. Noi abbiamo tanti cibi pasquali, per esempio l'uovo è molto importante nella nostra tradizione. Ci sono tanti tipi di uova: ci sono uova colorate, di solito rosse, poi ci sono uova con ornamenti, con dipinti anche.

Esistono anche uova molto preziose, molto ricche, l'uovo di Fabergé, dall'epoca degli imperatori russi. L'altro cibo importante si chiama kulìč e questo è come il vostro pane pasquale, la colomba, la forma è un po' diversa ma dentro è lo stesso Poi ci sono ancora altri dolci pasquali fatti con la ricotta».
Il sacerdote parla poi di un altro rito: «C'è un'altra tradizione di questo giorno, alla sera in chiesa dove leggiamo 12 Vangeli del Tribunale del Cristo. Le persone portano il fuoco della chiesa, con le candele, nelle proprie case, un gesto molto importante. Ricordo che mia nonna – dice ancora padre Dimitry – portava questo fuoco e faceva un segno di croce sulla porta, sopra l’arco del portone, per invocare la protezione di tutta la casa».
Il venerdì santo
Il giorno successivo, il venerdì santo, «per noi è un giorno molto triste, il più triste dell'anno, perché è il giorno della crocifissione di nostro Signore. Ogni liturgia è gioia, è festa, ma in questo giorno non c’è nulla da festeggiare. Quel giorno è prevista la sepoltura della sindone, un'icona ricamata sul tessuto. Facciamo una processione funerale, seppelliamo il nostro Signore e lo lasciamo in chiesa».
Fuoco santo

«Il sabato è molto importante per noi– continua padre Dimitri – guardiamo la tv per vedere se cade il fuoco santo a Gerusalemme. Secondo le nostre tradizioni cade direttamente dal cielo.
Quando il fuoco non accenderà la Pasqua quello sarà l'ultimo anno nel mondo; ecco perchè tutti guardano la tv per capire cosa è successo in Gerusalemme. In chiesa è il giorno di silenzio perché Cristo è morto. Noi abbiamo un canto liturgico: taccia ogni carne umana, in silenzio tutta la carne umana perché il nostro Signore Gesù Cristo è in tomba. Stiamo zitti e aspettiamo la sua risurrezione.

Allora – dice ancora il sacerdote ortodosso – sabato sera si comincia la liturgia principale della Pasqua che parte alle 23.30 da una piccola processione attorno alla chiesa.
Dentro la chiesa c'è una persona che parla e c'è un dialogo tra i sacerdoti fuori.
La chiesa rappresenta simbolicamente la tomba di Cristo, ma anche l’inferno. Il sacerdote resta all’esterno e, nei panni di Cristo, bussa alla porta chiedendo che venga aperta, utilizzando parole tratte dai Salmi. Dall’interno, qualcuno risponde chiedendo: “Chi sei? Perché dovrei aprirti?”. A quel punto il sacerdote replica: “Sono Cristo, il Signore del mondo, apri la porta”.
È un momento fortemente simbolico, che richiama Cristo che libera i peccatori dall’inferno e li conduce verso il cielo. Un passaggio che colpisce per la sua intensità e il suo significato profondo».
Durante la liturgia, inoltre, il Vangelo viene letto in diverse lingue – tra cui russo, greco, ebraico, ucraino, bielorusso, georgiano e italiano – a testimonianza di una tradizione diffusa e condivisa.
Bacio speciale
«C’è un altro rito in questa liturgia – racconta Dimitri –. Mentre voi occidentali vi salutate spesso con un bacio sulla guancia, noi russi, ucraini e bielorussi siamo più riservati. In chiesa, invece, lo facciamo durante la funzione: c’è un momento in cui un sacerdote o il vescovo bacia le persone, una a una, e a quel gesto tutti in chiesa si scambiano baci tra di loro. Di solito questo avviene a Pasqua, per tutta la settimana: ci si avvicina liberamente a qualcuno e lo si bacia».
Muro di icone e scampanìi
«Sapete che nelle chiese ortodosse abbiamo le “ikonostas” – aggiunge padre Dimitri – si tratta di un muro pieno di icone che separano l’altare con posteriore. In questa occasione pasquale noi apriamo le porte dell'ikonostas per una settimana e festeggiamo così perché come il cielo era aperto per tutti dopo la Cristo risorto.
Ed ancora ci sono i bambini che a Pasqua possono suonare tutte le campane della chiesa facendo un “felice rumore”. Noi salutiamo di solito i persone durante la Pasqua con un saluto pasquale Cristo è risorto, veramente risorto, sì, e questo dura 40 giorni».
Rito più breve

«Altra cosa risaputa è che i nostri riti ortodossi in chiesa durano molto tempo ricorda il parroco che vive a Catanzaro – parliamo di due o anche tre ore in monastero. Durante la Pasqua invece celebriamo in modo molto più veloce. I bambini giocano soprattutto con le uova, per esempio battendo le uova l'una contro l'altra o facciamo rotolare le uova. Da noi in Bielorussia c'è usanza di cantare canzoni pasquali, si chiamano valaciobniki, come a Natale. Tutto questo periodo dura 40 giorni».
Il dolore della guerra
Quando chiediamo a padre Dimitri la consapevolezza di celebrare la Pasqua mentre le stesse popolazioni muoiono ogni giorno la sua voce si contrae e diventa molto riflessiva.
«La nostra Chiesa è aperta a tutti e, naturalmente – ci dice – nella nostra comunità ci sono sia ucraini che russi. Come dice l’apostolo Paolo, in Cristo “non c’è né Greco né Giudeo” (Col 3,11). La Chiesa deve essere immagine di unità, nonostante le differenze. È proprio ciò che manca al mondo di oggi.
Cerchiamo, con l’amore e con un atteggiamento di benevolenza verso tutti, di curare le ferite inflitte alle persone e di favorire la pace tra tutti».

