Esiste una Chiesa che non abita i palazzi, ma i sentieri polverosi, una Chiesa che non conta i successi, ma i nomi delle persone incontrate lungo cammini infiniti. Questa è la Chiesa testimoniata da S.E. Mons. Christian Carlassare, Vescovo della Diocesi di Bentiu, nel Sud Sudan, a cui è stato conferito il prestigioso "Premio Giorgio La Pira" nel corso di una solenne e partecipata cerimonia nella Cattedrale di Cassano all’Ionio. Giunto alla sua settima edizione, il premio presieduto da Francesco Garofalo si conferma un osservatorio privilegiato sulla pace e sulla carità internazionale. Alla presenza di Mons. Francesco Savino, Vescovo della Diocesi locale e Vicepresidente della CEI, oltre a autorità civili e militari, con orecchie e occhi attenti di una numerosa platea, l'evento ha trasformato la Calabria in un ponte ideale verso l'Africa più profonda e ferita. «Cassano ospita uno dei vescovi più giovani al mondo, padre Cristian Carlassare della Diocesi del Bentiu, nel Sud Sudan – spiega Francesco Garofalo ai nostri microfoni -, è stato nominato vescovo da Papa Francesco, ma nel 2021. Padre Carlassare ha subito un'interruzione pastorale, è stato colpito da alcuni killer che, a colpI di Kalashnikov, lo hanno ferito. Come sapete il Sud Sudan è una terra difficile dove la fanno da padrone fame, corruzione e guerra.»

In un mondo che misura tutto in termini di comodità, efficienza e risultati immediati, la vita di Mons. Carlassare ci riporta al cuore nudo del Vangelo. La sua è una Diocesi immensa, vasta quanto due volte la regione che lo ospitava per il premio, ma priva di strade asfaltate, di collegamenti e di quelle sicurezze che in Occidente diamo per scontate. Lì, dove per raggiungere una comunità bisogna camminare per ore o giorni, si comprende una verità dimenticata: il Vangelo non si “porta”, si vive. Non si trasmette con le strutture, ma con la presenza fisica e spirituale. Come sottolineato durante la premiazione, ogni fatica in quella terra diventa preghiera, ogni incontro diventa carne e Parola incarnata.

A margine della cerimonia, Mons. Carlassare ha offerto una riflessione profonda sulla natura della sua missione, interrogato sul legame tra il messaggio di Giorgio La Pira e la sua opera tra i poveri del Sud Sudan. «È una missione di vicinanza alle realtà più periferiche  spiega ai nostri microfoni il Vescovo con la pacatezza che lo contraddistingue – È proprio da lì che impariamo un Vangelo nuovo, un Vangelo che dà speranza e mostra vie nuove. Non dobbiamo limitarci a non dimenticare chi è ai margini, ma dobbiamo considerarli e vederli davvero come persone che sono al centro di un cambiamento importante: l'attenzione all'ultimo.» Tra mille e più difficoltà in una terra martoriata, ogni giorno nuovi ostacoli: «La grande sfida è superare la cultura della violenza radicata da anni di conflitto. Per rendere la pace possibile, dobbiamo curare le ferite nel cuore delle persone. Le vittime di un conflitto non sono solo i morti, ma soprattutto i vivi che portano ferite interne e fanno fatica a credere in un futuro migliore.»

Uno dei momenti più toccanti della nostra intervista è stato il richiamo al tema del perdono. Mons. Carlassare, che nel 2021 fu vittima di un brutale attentato in cui fu ferito alle gambe, ha ripreso idealmente il magistero di San Giovanni Paolo II sulla riconciliazione. «Il perdono è un dono effettivo  che il Signore ci fa – ha spiegato Mons. Carlassare –,  non perdoniamo perché gli altri lo meritino, ma perché noi meritiamo di perdonare e di essere liberi dalla rabbia, dalla paura e dalla sconsolazione. Perdonare significa essere luce in un contesto di tenebra. Quel perdono ci rende liberi.» L'esempio di Mons. Carlassare, premiato sotto l’egida del "Sindaco Santo" Giorgio La Pira, agisce come uno specchio per la nostra società. Mentre noi cerchiamo la facilità, lui sceglie la relazione. Mentre noi costruiamo recinti, lui accorcia le distanze. La cerimonia di Cassano all’Ionio non è stata dunque solo una celebrazione formale o un rito calendarizzato, ma un richiamo alla "Chiesa essenziale". Una Chiesa che non trattiene, ma dona; che non si appoggia sulle sicurezze mondane, ma sulla fiducia radicale in Dio. Il Vangelo non ha bisogno di asfalto per correre veloce, ha bisogno di testimoni che, come Mons. Christian Carlassare, siano disposti a consumare la propria vita, passo dopo passo, nella polvere delle periferie del mondo.