Il geologo spiega perché il sisma di magnitudo 6.2, pur avvertito in tutta la regione e causa di grande apprensione, non ha provocato danni grazie alla sua notevole profondità: «Più forte di Amatrice ma senza effetti devastanti»
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La notevole profondità del terremoto di magnitudo 6.2 registrato nella notte al largo della costa tirrenica cosentina è uno degli elementi che spiegano l'assenza di danni significativi nonostante la forte intensità dell'evento. A sottolinearlo è il geologo Carlo Tansi, che ha commentato il sisma avvertito in gran parte della Calabria. Secondo Tansi, il terremoto è legato al fenomeno della subduzione della Placca Ionica, l'enorme lastra di crosta terrestre che dal Mar Ionio sprofonda lentamente nelle profondità della Terra al di sotto della Calabria.
La rottura e il movimento di questa struttura possono generare terremoti profondi e di elevata magnitudo.
Il sisma registrato poco dopo la mezzanotte, con epicentro al largo di Amantea e una profondità di circa 250 chilometri, «pur essendo di magnitudo 6.2, superiore a quella di alcuni terremoti devastanti del passato recente come quelli dell'Aquila e di Amatrice, ha liberato la propria energia a grande profondità», spiega il geologo.
L'energia sismica, prima di raggiungere la superficie, ha quindi percorso centinaia di chilometri attenuandosi progressivamente. Un fenomeno che ha consentito alla scossa di essere avvertita in un'area molto vasta, senza però provocare effetti distruttivi rilevanti. Diversa – evidenzia Tansi – è la situazione dei terremoti superficiali che si originano lungo le faglie attive presenti sul territorio calabrese. In questi casi gli ipocentri si trovano generalmente a profondità comprese tra 25 e 30 chilometri e gli scuotimenti al suolo risultano molto più intensi e potenzialmente devastanti.
Tansi sottolinea inoltre come oggi la prevenzione rappresenti l'arma principale contro il rischio sismico: «Il terremoto non si può evitare, ma si possono evitare morti e distruzioni costruendo correttamente i nuovi edifici e mettendo in sicurezza quelli esistenti», afferma il geologo, ricordando che in Paesi ad alta sismicità come Giappone, Cile e alcune aree degli Stati Uniti eventi di analoga magnitudo raramente provocano tragedie grazie all'adozione rigorosa di criteri costruttivi antisismici.
«Il terremoto non uccide – aggiunge Tansi –, sono gli edifici vulnerabili, spesso abusivi o vetusti, che crollano e provocano vittime». Nel frattempo restano in corso i monitoraggi sul territorio. Numerose le chiamate giunte alle Sale operative dei Vigili del fuoco da parte di cittadini che hanno avvertito la scossa, ma al momento non risultano segnalazioni di danni né richieste di soccorso correlate all'evento sismico.



