Le microonde come alleato della salute. Un’arma per diagnosi e terapie oggi tra le frontiere più avanzate della ricerca biomedica. Uno studio a cavallo tra l’ingegneria e la medicina che vede in rete esperti di tutto il mondo e che ha un’importante diramazione anche in Calabria. Il merito è della professoressa Sandra Costanzo, docente del Dimes (Dipartimento di Ingegneria informatica, Modellistica, Elettronica e Sistemistica) dell’Unical esperta in campi elettromagnetici. Chair dello Ieee Mtt Technical Committee sugli effetti biologici e applicazioni biomediche delle microonde, è riuscita a portare per la prima volta in Italia l’International Microwave Biomedical Conference, facendo dell’ateneo di Rende il cuore pulsante della ricerca globale, grazie all’arrivo per l’occasione di studiosi ed esperti di diversi Paesi che in questi giorni si confrontano sugli scenari presenti e futuri.

Professoressa Costanzo, che valore ha questo evento per il nostro territorio?
«Un valore straordinario per la Calabria, ma innanzitutto per l’Italia, perché grazie alla mia nomina come chair dell’Ieee Committee è stato possibile portare, a valle di una competizione, questo evento nel nostro ateneo».

Il suo ruolo all’interno dell’Ieee che ruolo ritaglia all’Italia e alla Calabria nell’ambito della ricerca internazionale?
«È estremamente importante aver portato questo ruolo in Italia, dove esistono diversi gruppi che già da alcuni anni si occupano di applicazioni delle microonde in ambito biomedico, cercando di capire ed esplorare nuove frontiere che consentano di implementare tecniche di diagnostica non invasiva e soprattutto sicura rispetto alle tecniche basate, per esempio, sui raggi X, che sono notoriamente radiazioni ionizzanti».

Di che tipo di applicazioni parliamo?
«Nel concreto ci sono diverse applicazioni possibili, sia in ambito diagnostico che in ambito terapeutico. Io mi sono specializzata nello sviluppo di sensori a microonde non invasivi, che consentono con bassi livelli di potenza, appunto in maniera non invasiva, quindi senza diretto contatto, di esplorare quella che noi chiamiamo firma elettromagnetica dei tessuti biologici, a partire dalla quale è possibile risalire alle caratteristiche fisiologiche dei tessuti, ma anche all’identificazione, per esempio, di tumori, come si fa in applicazioni tipo breast imaging, quindi analogamente alla tomografia a raggi X».

Gli effetti concreti quando dobbiamo aspettarceli, in particolare qui in Calabria?
«Fuori dal nostro contesto nazionale c’è già qualche implementazione, negli Stati Uniti per esempio, e devo dire che da quando abbiamo cominciato a parlarne anche in Italia e in Calabria, nel giro di pochissimi anni, questi studi stanno prendendo sempre più piede. Questo grazie anche allo sviluppo di iniziative come il progetto Unical RadioAmica, che sta mettendo in piedi una collaborazione con i medici calabresi, come quella con l’ospedale Annunziata di Cosenza, con i reparti di Radiologia e Cardiologia. In quest’ultimo, in particolare, è in corso un’attività di cooperazione per il monitoraggio delle infiammazioni, che è un problema molto sentito attualmente».

Nell’ambito della ricerca sulle microonde si parla di dispositivi indossabili e addirittura impiantabili. Cosa sono?
«Sono essenzialmente dei sensori a microonde, quelli di cui dicevo prima, che possono essere progettati in modo da essere incapsulati all’interno dei tessuti di abbigliamento oppure ingeriti come capsule per poter investigare all’interno del corpo umano».

Il tema è anche quello dei campi elettromagnetici, che solleva molti dubbi. Qui parliamo addirittura di utilizzo in medicina. Cosa dice la ricerca riguardo alla sicurezza e ai benefici?
«Noi viviamo immersi nei campi elettromagnetici e questo fa paura, ma in realtà li utilizziamo quotidianamente nel rispetto delle normative. Non ci sono prove al momento, né nel breve né nel lungo termine, di effetti dannosi per il corpo umano. Anzi, nel caso per esempio delle applicazioni di imaging per i tumori al seno, è possibile evitare l’uso della mammografia a raggi X e sottoporre anche giovani donne a esami con mammografi a microonde che possono essere utilizzati con maggiore frequenza. Quindi le prospettive sono positivissime».