Il bambino ucciso nel 1994 continua a vivere: una donna salvata dalla sua donazione diventerà nonna. Dalla rapina in autostrada finita nel sangue è nato un cambiamento culturale che ha trasformato l’Italia e la cultura della donazione degli organi
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L’eredità di Nicholas Green continua a generare vita, a distanza di oltre trent’anni dalla tragedia avvenuta in Calabria. Non è solo memoria, ma una catena di esistenze che si allunga nel tempo e attraversa confini, famiglie, generazioni.
«È come se fossi diventato bisnonno. Mi sento felice». Dalla California, Reginald Green accoglie con commozione la notizia che Maria Pia Pedalà, una delle persone salvate dalla donazione degli organi del figlio Nicholas, diventerà nonna. Un evento che, racconta al Corriere della Sera, per lui rappresenta molto più di una gioia privata: è la prova concreta che il gesto compiuto dopo la morte del bambino continua a produrre futuro.
Nicholas aveva sette anni quando fu ucciso nel 1994 durante una rapina lungo l’autostrada Salerno-Reggio Calabria. In un momento di dolore assoluto, Reg e Maggie Green decisero di donare gli organi del figlio, salvando nove vite. Tra queste, quella di Maria Pia, che ricevette il fegato del piccolo. «Un altro dei miracoli compiuti da Nicholas, Reg e la moglie Maggie», racconta lei, spiegando di aver avvertito subito Reg della gravidanza della figlia.
Da allora, il legame tra la famiglia Green e l’Italia non si è mai spezzato. «La nostra famiglia si è allargata, dal giorno della tragedia sono tornato almeno cinquanta volte nel vostro Paese», racconta Reg, ricordando gli incontri con l’Aido e con quelle che definisce le “famiglie allargate” di Nicholas. «In Maria Pia c’è un po’ di Nicholas. Maggie ed io lasceremo una intera nuova generazione di italiani che lo ricorderanno e lo ameranno».
È questa l’eredità più profonda lasciata da Nicholas Green: aver trasformato una tragedia avvenuta in Calabria in un cambiamento culturale duraturo. L’“effetto Nicholas” contribuì a far crescere in modo esponenziale la cultura della donazione in Italia, portando il Paese dai gradini più bassi della classifica europea ai primi posti per numero di donazioni.
Oggi Reg ha 96 anni e continua a testimoniare il valore della donazione come atto d’amore e responsabilità collettiva. «Il trapianto è un miracolo della medicina», ribadisce, ricordando come anche tessuti e organi possano ridare dignità e futuro a chi soffre.
Il dolore per la perdita non si è mai spento. «Il momento a cui penso più spesso è quando ci dissero che il cervello di Nicholas era morto e lui non c’era più», confida. «Mi resi conto che non gli avrei mai più sentito mormorare buona notte papino». Ma a quel dolore si è affiancata una consolazione profonda: sapere che, anche quando i genitori non ci saranno più, il nome di Nicholas continuerà a vivere nelle storie di chi è stato salvato.
In Calabria, dove tutto ebbe tragicamente inizio, quell’eredità resta una delle pagine più luminose di umanità e solidarietà: la dimostrazione che anche dal buio più profondo può nascere una luce capace di attraversare il tempo.


