Oggi è la giornata mondiale della libertà di stampa promossa dall’UNESCO. Una giornata importante per discutere, affrontare i problemi del settore, capire come è messa l’Italia rispetto agli altri paesi del mondo.

Ma occorre cominciare subito dalle chiare parole del Papa, pronunciate oggi a Piazza San Pietro: «La libertà di stampa è un diritto troppo spesso violato, a volte in modo flagrante, a volte nascosto. Ricordiamo i numerosi giornalisti e reporter vittime delle guerre e della violenza». Non è un richiamo formale, il papa ci ha consegnato la fotografia di una crisi che si aggrava sempre più, e che riguarda anche l’Italia.

Secondo l’ultimo rapporto di Reporters sans frontières, l’Italia è scesa al 56° posto su 180 Paesi, perdendo sette posizioni in un solo anno.

Un dato pesante, che conferma un trend negativo cominciato già da alcuni anni. Basta guardare i dati ufficiali: nel 2024 l’Italia era al 46° posto; nel 2025 al 49° posto; nel 2026 al 56° posto. Stiamo perdendo posizioni anno dopo anno. Ma nessuno sembra preoccuparsene.

Rispetto all’Europa occidentale, l’Italia risulta tra i Paesi peggiori dell’area, lontana da modelli come Norvegia, Germania o Francia. Il 56° posto nel mondo è un dato che colloca il nostro paese tra i più deboli dell’Europa occidentale sul fronte della libertà di informazione.

Le criticità sono strutturali: minacce e intimidazioni ai giornalisti, querele temerarie usate come strumento di pressione, condizionamenti politici e, in alcune aree, il peso della criminalità organizzata. A questo si aggiunge la crisi economica dell’editoria: calo delle vendite, pubblicità drenata dalle piattaforme digitali, precarietà crescente. E poi i governi che anno dopo anno tagliano gli aiuti alla libera informazione. Del resto, il potere non ha mai amato la libertà di stampa. Al di là dei colori politici.

Ma ora si apre un altro fronte. È l’impatto che avrà nel settore l’intelligenza artificiale. Da un lato offre strumenti utili, dall’altro rischia di ridurre il lavoro giornalistico, abbassare la qualità e amplificare la disinformazione. Senza regole, può diventare un ulteriore fattore di squilibrio. E c’è anche il rischio fortissimo che l’informazione si possa meglio manipolare, falsificare. Senza che ci si possa difendere.

La libertà di stampa è ai livelli più bassi degli ultimi decenni. Non è solo un problema dei regimi autoritari. Anche nelle democrazie, lentamente, si sta erodendo. Basti vedere gli Stati Uniti di Trump. Il presidente ha intensificato gli attacchi diretti ai media, definiti “nemici del popolo”. E poi c’è la delegittimazione sistematica delle testate critiche e un uso aggressivo della comunicazione politica per aggirare il giornalismo tradizionale. Nel frattempo sono sempre più forti le minacce di restrizioni sull’accesso dei giornalisti alle conferenze e agli eventi ufficiali.

Intanto è forte l’uso della leva giudiziaria con cause e contenziosi contro organi di stampa. Per spaventarli e addomesticarli.

Per questo le parole del Papa pesano. Perché ricordano una verità semplice: senza informazione libera, non c’è democrazia. E oggi, in Italia come nel mondo, quel diritto è sempre più sotto pressione.