Nella classifica di Save the Children passiamo dalla 18esima posizione alla 16esima. Nel Mezzogiorno il quadro resta su livelli inferiori alla media nazionale: meno di una madre su due con figli piccoli ha un’occupazione
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La Calabria guadagna due posizioni nella classifica delle regioni italiane più “mother friendly”, passando dal 18° al 16° posto, ma resta comunque nelle retrovie a livello nazionale. Il dato emerge dall’XI rapporto di Save the Children “Le Equilibriste – La maternità in Italia 2026”, realizzato in collaborazione con Istat.
Nel Mezzogiorno il quadro resta complessivamente stabile e su livelli inferiori alla media nazionale: l’Abruzzo si conferma la regione meglio posizionata (14° posto), mentre in fondo alla classifica si collocano Basilicata, Puglia e Sicilia, che risulta ultima.
In testa alla graduatoria si piazza l’Emilia Romagna, che supera la Provincia autonoma di Bolzano, mentre al terzo posto si colloca la Valle d’Aosta.
Tra le altre variazioni, migliorano anche Piemonte e Calabria, mentre si registrano arretramenti in diverse regioni del Nord-Est e nel Lazio.
Nel Sud Italia, meno di una madre su due con figli piccoli ha un lavoro. Il tasso di occupazione femminile tra le madri con figli minori si ferma infatti al 45,7%, ben al di sotto del Nord (73,1%) e del Centro (71%).
Il dato è contenuto nel rapporto di Save the Children “Le Equilibriste – La maternità in Italia 2026”, che evidenzia come per la prima volta si registri un peggioramento della situazione lavorativa delle madri in tutte le regioni italiane.
A livello nazionale lavora solo il 58,2% delle donne con figli in età prescolare e la penalizzazione legata alla maternità raggiunge il 33%.
Particolarmente critica la condizione delle madri più giovani: nel settore privato il 25% delle under 35 lascia il lavoro dopo la nascita del primo figlio. Tra le madri tra i 20 e i 29 anni, l’inattività raggiunge il 59,8% (fino al 70% con due o più figli), a fronte di appena il 6,2% dei padri.
Il rapporto evidenzia inoltre come la crescita occupazionale registrata negli ultimi anni abbia favorito meno le donne, e in particolare le madri, rispetto agli uomini.

