Nel corso dello speciale “Lo Stato siamo noi” di Dentro La Notizia andato in onda su LaC, il dibattito condotto da Pier Paolo Cambareri ha acceso i riflettori su una delle piaghe più profonde del Mezzogiorno analizzando il legame tra illegalità, stallo economico e crisi sociale. In uno studio arricchito dalla presenza di Giancarlo Costabile, professore di Pedagogia dell’antimafia all’Unical, sono risuonate con forza profetica le parole di Mons. Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Ionio e vicepresidente della Cei per il Sud.

Monsignor Savino non usa mezzi termini per descrivere la realtà calabrese. La sua è una «certezza noetica e intellettuale»: senza legalità non può esserci sviluppo. Il Vescovo ha descritto un vero e proprio cortocircuito sociale in cui le presenze malavitose, invece di servire il territorio, se ne servono, bloccando non solo l'economia, ma la cultura e la partecipazione democratica. «I cittadini hanno letteralmente paura, per cui si chiudono sempre di più. Manca una partecipazione bella, reale e libera», ha dichiarato Savino, sottolineando come l'insicurezza generata dalle mafie mini alla base la "patrimonialità democratica" della regione.

Il vescovo sferza la Sibaritide sul rapporto con la mafia

Un passaggio cruciale dell'intervento ha riguardato il magistero di Papa Francesco e la sua storica scomunica lanciata ai mafiosi sulla piana di Sibari il 21 giugno 2014 nell’omelia della messa celebrata nella spianata di Sibari, dove il pontefice ha pronunciato le parole storiche. Per Savino, quelle, segnano un confine invalicabile dove i mafiosi sono «adoratori del male» e il loro potere è intrinsecamente incompatibile con il Vangelo.

Durante l’esposizione delle proprie idee, il vescovo solleva una critica costruttiva: «Quella scomunica, di fatto, non ha ancora generato un cambio di paradigma culturale. Mi sarei aspettato dalla borghesia della Sibaritide, dal mondo dei professionisti, una reazione più netta. Non devono cedere a compromessi».

Savino: «Egoismo virus del Sud, nessuno si salva da solo»

L’appello si estende anche alla Chiesa stessa, richiamata a una «pastorale più generativa», capace di svegliare le coscienze sopite. Analizzando le dinamiche sociali, Savino ha identificato un "virus" tipico del Sud, l'individualismo, definito ironicamente come «egoite» o «narcisismo patologico». In un contesto dove la 'ndrangheta stringe alleanze «indissolubili» con massonerie deviate, un binomio che schiavizza i territori, la risposta non può essere solitaria. «Nessuno si salva da solo», ha ribadito citando il Papa. La soluzione risiede nella creazione di un'Alleanza del Bene che metta insieme Chiesa, scuola, istituzioni e imprese sane per arginare il "potere meraviglioso" (nell'accezione di pervasivo e seducente) della malavita, che attira i giovani rimasti sul territorio attraverso la piaga dello spaccio.

L’appello ai giovani: «Non siete il futuro, voi siete l’adesso»

Mons. Savino ha rivolto un pensiero accorato ai giovani e al concetto di "restanza" dell'antropologo Vito Teti. Non si può chiedere ai giovani di restare senza offrire loro un lavoro «pulito ed ecologico». La Calabria, secondo il Vescovo, sta vivendo un drammatico spopolamento: «Ai giovani dico: ribellatevi quando dicono che siete il futuro. Voi siete l'adesso». L'obiettivo finale è un Nuovo Risorgimento del Sud, un passaggio culturale dall' "Io" al "Noi". Solo quando la legalità diventerà un sentimento collettivo, i poteri mafiosi inizieranno davvero a tremare.

Savino: «Bisogna cambiare la capa della gente»

Citando il poeta Rostand («La nuit est belle, il faut oser l'aurore»), Monsignor Savino ha chiuso il suo intervento con un messaggio di speranza ostinata. Per vedere l'aurora in Calabria, è necessario «cambiare la capa» (la testa), rigenerare la politica e garantire i diritti fondamentali, come salute e lavoro. «Io voglio essere un vescovo fatto popolo», ha concluso Savino, ricordando l'esempio di Oscar Romero. Un invito rivolto a tutti i calabresi, definiti «estremamente intelligenti» e capaci di «gettare il cuore oltre la siepe», a diventare i veri protagonisti del cambiamento. Perché il cambiamento siamo noi e, come recita il titolo dello speciale, “Contro le mafie serve l’alleanza del bene”