Nel giorno della Festa dell'Europa, l'europarlamentare del M5S e già candidato alla presidenza della Regione ricorda le due vittime nelle ultime ore e attacca: «Troppi cantieri, troppo pochi controlli»
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Nel giorno della Festa dell’Europa, il tema della sicurezza sul lavoro torna drammaticamente al centro del dibattito politico e sociale. A intervenire è l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Pasquale Tridico, capo delegazione del M5S a Bruxelles ed ex candidato alla presidenza della Regione Calabria, che lega il significato simbolico del 9 maggio alle ultime tragedie avvenute in Calabria.
«Oggi celebriamo la Giornata dell’Europa. Settantasei anni fa Robert Schuman pronunciava le parole che avrebbero gettato le fondamenta di un progetto di civiltà senza precedenti: pace, cooperazione, solidarietà tra i popoli», dichiara Tridico, ricordando come «il lavoro era il trait d’union prima della pace», richiamando la nascita della CECA dalla condivisione di carbone e acciaio.
Ma il riferimento all’Europa si intreccia immediatamente con la cronaca più dura. «Eppure oggi, mentre ricorre questa giornata simbolica, in Calabria si continua a morire sul lavoro», afferma l’eurodeputato, sottolineando che «nelle ultime ore, due lavoratori hanno perso la vita».
Per Tridico, «due tragedie che non possono essere archiviate come sola fatalità», perché dietro questi episodi «troppo spesso si intrecciano carenze nei controlli, sottovalutazione dei rischi e una cultura della sicurezza che fatica a radicarsi».
L’esponente pentastellato esprime «piena vicinanza alle famiglie delle vittime», ma avverte che «il cordoglio, da solo, non basta più». Da qui la richiesta di «una discontinuità vera rispetto all’immobilismo che continua a caratterizzare la sicurezza sui luoghi di lavoro».
Nel suo intervento, Tridico richiama anche i dati sugli incidenti. «Ogni anno in Italia le morti sul lavoro sono circa mille», ricorda, evidenziando che «nel 2024 in Calabria se ne sono registrate 26, a fronte di oltre 8.800 denunce di infortunio». Numeri che, sottolinea, la Fillea Cgil Calabria ha definito «assolutamente inaccettabili» e che collocano la regione «tra quelle con la più alta incidenza del fenomeno nel Paese».
L’attenzione resta alta anche sul 2025 e sul primo scorcio del 2026. Secondo quanto riportato da Tridico, «le rilevazioni più recenti indicano un aumento del 30% degli infortuni in itinere nel primo trimestre del 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente».
A preoccupare maggiormente è soprattutto il settore dell’edilizia. «A pagare il prezzo più alto continua a essere soprattutto il comparto delle costruzioni», osserva l’europarlamentare, spiegando che la Calabria sta vivendo «una forte crescita dei cantieri legati al Pnrr, alle infrastrutture ferroviarie e agli interventi di ammodernamento stradale». Tuttavia, aggiunge, «più cantieri senza un rafforzamento dei controlli significa aumentare il rischio».
Nel mirino finiscono anche le carenze degli organi preposti ai controlli. «Gli organi ispettivi, dall’Ispettorato nazionale del lavoro agli Spisal fino alle Asp, continuano a operare con personale insufficiente e strumenti limitati», denuncia Tridico, secondo cui «ogni morte sul lavoro rappresenta un fallimento delle istituzioni».
L’ex presidente dell’Inps richiama quindi il ruolo dell’Unione europea sul fronte normativo. «L’Europa ha costruito uno dei sistemi normativi più avanzati al mondo in materia di salute e sicurezza sul lavoro», afferma, citando la direttiva quadro 89/391/CEE e le strategie europee 2021-2027. Ma, aggiunge, «le norme non bastano se non vengono applicate con continuità e rigore».
Secondo Tridico, Bruxelles può fissare standard e obiettivi, ma «l’attuazione dipende dagli Stati membri» e «l’Italia continua a mostrare ritardi evidenti, soprattutto nelle aree più fragili del Paese», dove precarietà e lavoro irregolare aumentano l’esposizione ai rischi.
Da qui la richiesta rivolta sia al Governo nazionale sia alla Regione Calabria: «Chiedo al Governo italiano e alla Regione Calabria un piano straordinario di rafforzamento degli organi ispettivi», con «risorse adeguate e obiettivi misurabili». Parallelamente, l’europarlamentare annuncia che chiederà alle istituzioni europee «di intensificare il monitoraggio sull’applicazione delle direttive comunitarie in tema di sicurezza sul lavoro».
Nel passaggio finale della nota, Tridico torna poi sul tema della responsabilità penale: «È necessario accelerare sul riconoscimento dell’omicidio sul lavoro come fattispecie penale autonoma», osserva, denunciando come «il dibattito vada avanti da anni, mentre il conto continua a essere pagato in termini di vite umane».
Il messaggio conclusivo assume così un valore politico e simbolico insieme. «Il 9 maggio dovrebbe essere il giorno dell’orgoglio europeo», conclude Tridico. «Quest’anno, dopo quanto accaduto in Calabria, è anche il giorno delle domande che non possiamo più rimandare. Morire di lavoro nel 2026, in un Paese dell’Unione europea, non può essere considerato destino».



