Nel cuore operativo del Festival di Sanremo, là dove si forma il consenso critico e si orienta il racconto mediatico dell’evento più seguito della televisione italiana, quest’anno c’era anche LaC, come testata accreditata a pieno titolo, ammessa in sala stampa e chiamata a esprimere il proprio voto per il vincitore. Un riconoscimento riservato a un numero ristretto di realtà editoriali e che certifica, nei fatti, la crescita nazionale del network. Questo grazie al nostro editore illuminato Domenico Maduli.

Accanto ai giganti dell’informazione nazionale, tra microfoni, badge e votazioni che contano, i nostri inviati — Luca Varani, Lorenza Sebastiani e il direttore Luca Arnau di LaCityMag — hanno avuto accesso alla sala stampa del Festival di Sanremo, partecipando al voto per il vincitore. Un privilegio raro, concesso a pochissime testate. Un segno tangibile di credibilità. Un sigillo.

E mentre a Sanremo si accendevano le luci dell’Ariston, in Calabria si accendeva un racconto parallelo: quotidiano, serrato, vivo. Collegamenti in diretta, analisi, commenti, retroscena. Un presidio costante costruito con rigore e passione da tutta la galassia del network. Le notizie relative ai canali informativi, sotto l'autorevole direzione di Franco Laratta, è stato possibile seguire via via gli svolgimenti e gli aggiornamenti relativi al Festival della Canzone Italiana.

Il racconto relativo all'intrattenimento è stato fatto con una trasmissione, condotta da Francesco Occhiuzzi: "Sanremo è sempre Sanremo".

L’intervista di Ernesto Mastroianni a Francesco Occhiuzzi 

Francesco, il successo di questa operazione — al di là dei numeri, pure imponenti — a cosa è dovuto?
«Ernesto, il successo è dovuto al fatto che LaC ha dimostrato di essere una televisione di caratura nazionale. Non è un’affermazione retorica. Entrare in sala stampa, votare il vincitore di Sanremo, significa essere riconosciuti come interlocutori autorevoli. E poi c’è stato il nostro speciale quotidiano, in diretta: un lavoro meticoloso. Già, perché LaC non si è limitata a rincorrere la notizia. L’ha abitata. L’ha interpretata. L’ha discussa.


La trasmissione “Vengo dopo il Tg – Sanremo è sempre Sanremo” è diventata una vera agorà contemporanea: critiche argomentate, analisi musicali, riflessioni sul costume, sguardi sociologici. Un parterre di ospiti composito — musicisti, giornalisti, operatori dello spettacolo, volti noti del panorama culturale e le incursioni di Armando Piccolillo di RTL 102.5 — ha trasformato ogni puntata in una conversazione colta e insieme popolare, capace di restituire al Festival la sua dimensione più autentica: quella di specchio del Paese».

È stato uno sforzo notevole.
«Un grande sforzo, confermo, ma anche una grande soddisfazione. Perché dietro ogni collegamento ci sono tecnici, registi, autori, operatori, redattori. C’è una macchina che lavora con precisione artigianale e visione industriale insieme. E quando vedi il risultato — la qualità del prodotto, la risposta del pubblico — capisci che ne è valsa la pena».

E poi, c’è un dettaglio che non possiamo ignorare. A novembre, ospite della trasmissione, avevo detto che avrebbe vinto Sal Da Vinci e tu mi avevi risposto "sì, rischia proprio di vincere". Lo abbiamo ribadito a dicembre. E poi ancora, nei giorni del Festival. I dati Spotify, l’onda lunga della popolarità, quella percezione quasi tattile di un consenso crescente: tutto conduceva lì. E infatti così è stato.
«Siamo stati lungimiranti, questo sì. Diciamo che abbiamo saputo leggere i segnali prima degli altri. Se avessimo scommesso un milione di euro, oggi probabilmente saremmo su un aereo io, tu, il maestro Sorrentino e Orazio, documentando tutto su LaC. Ma al di là delle battute, è la dimostrazione che il lavoro serio — l’analisi dei dati, l’ascolto del pubblico, la conoscenza del mercato musicale — paga sempre».

Il Grazie di Francesco Occhiuzzi

Devo ringraziare tutti. Gli ospiti che hanno arricchito ogni puntata con competenza e passione. I tecnici, le maestranze, la regia: senza di loro nulla sarebbe stato possibile. Dietro una trasmissione così c’è un lavoro silenzioso, fatto di prove, di coordinamento, di notti lunghe. È una squadra, e quando la squadra funziona, il risultato si vede.
Ma se oggi LaC può raccontare Sanremo con questa autorevolezza, il merito affonda le radici in una visione più ampia. In una strategia editoriale che ha scelto di non essere locale nel respiro, pur restando profondamente legata al territorio. È la lungimiranza dell’editore Domenico Maduli, che ha creduto nella costruzione di un network capace di integrare televisione, web, informazione digitale e approfondimento culturale. E la direzione editoriale che ha accompagnato questa crescita con equilibrio e visione.

LaC oggi non è soltanto un’emittente: è un sistema editoriale complesso, un laboratorio permanente, un punto di riferimento che dialoga con il nazionale senza rinunciare alla propria identità. Raccontare il Festival di Sanremo “al pari o più delle grandi reti” non è stata un’eccezione fortuita, ma la conseguenza naturale di un percorso.
E forse è proprio questa la notizia più importante: che da una terra spesso narrata solo nelle sue fragilità, può partire un’informazione capace di sedersi ai tavoli che contano. Con competenza. Con ironia. Con orgoglio.

Sanremo è sempre Sanremo.
Ma quest’anno, un po’, è stato anche LaC.