È quanto emerge dalla ricerca «I luoghi che contano» nelle città metropolitane diffuse da Save the Children: «Non più rinviabili interventi strutturali»
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Nei comuni capoluogo delle 14 città metropolitane italiane, un minore su dieci — il 10,3%, pari a circa 142mila bambini e adolescenti — vive in un’area di disagio socioeconomico urbano (Adu), caratterizzata da tassi di dispersione e abbandono scolastico doppi rispetto alle altre zone cittadine.
È quanto emerge dalla ricerca «I luoghi che contano» diffusa da Save the Children alla vigilia di «Impossibile 2026», la biennale dell’infanzia in programma il 21 maggio a Roma, all’Acquario Romano. In quell’occasione l’organizzazione chiederà interventi e risorse strutturali per contrastare le disuguaglianze, a partire dalla creazione di spazi socio-educativi nelle aree più vulnerabili.
Tre minori su quattro concentrati in cinque grandi città
Secondo il report, Roma, Milano, Napoli, Torino e Palermo concentrano quasi il 73,5% dei minori che vivono nelle Adu. La sola città di Roma ospita oltre un quinto del totale nazionale, con più di 30mila residenti tra 0 e 17 anni.
Nelle 158 aree vulnerabili individuate dall’Istat, il 42,3% delle famiglie vive in condizioni di povertà relativa e oltre un giovane tra i 15 e i 29 anni su tre — il 35,6% — non studia e non lavora, contro il 22,9% registrato mediamente nei comuni delle città metropolitane.
Dispersione scolastica e disuguaglianze educative
È soprattutto sul piano educativo che emergono le disuguaglianze più marcate. Il 15,4% degli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado ha abbandonato la scuola oppure ripetuto l’anno scolastico: una quota doppia rispetto alla media del 7,6% registrata negli stessi comuni.
Inoltre, il 20,8% degli studenti dell’ultimo anno delle medie è a rischio di dispersione implicita, quasi dieci punti percentuali in più rispetto alla media comunale dell’11%.
La ricerca evidenzia anche forti differenze nelle aspirazioni scolastiche. Solo il 36,5% dei ragazzi di 13 anni che vivono nelle aree più fragili pensa di iscriversi al liceo, contro il 66,9% dei coetanei residenti in quartieri meno vulnerabili.
Secondo un’indagine campionaria inedita realizzata da Save the Children, il 16,7% degli studenti dell’ultimo anno delle scuole secondarie di primo grado che vivono dentro o vicino alle aree vulnerabili non disponeva del materiale scolastico necessario all’inizio dell’anno, contro il 10,5% degli studenti delle altre zone.
Il 17,3% ha inoltre rinunciato a una gita scolastica per motivi economici, a fronte del 7,6% registrato negli altri quartieri.
Il peso dello stigma sociale
A incidere è anche il peso dello stigma sociale. Quasi la metà degli studenti delle periferie vulnerabili — il 49,1% — ritiene che il proprio quartiere venga giudicato negativamente dagli altri, contro il 29,5% dei ragazzi delle altre aree.
Chi vive nelle zone marginali percepisce inoltre una minore sicurezza: soltanto una ragazza su due, il 51,9%, dichiara di sentirsi al sicuro, contro il 75% delle studentesse che vivono in quartieri meno fragili.
Nonostante le difficoltà, molti giovani dichiarano un forte legame con il territorio in cui vivono. I ragazzi che frequentano scuole situate in aree fragili affermano di sentirsi felici nel 78,4% dei casi e liberi nel 75,3%, mostrando anche un forte senso di appartenenza al proprio quartiere.
Tra le richieste avanzate emergono «servizi di pulizia e raccolta rifiuti migliori» (54,2%), «più spazi di aggregazione per ragazze e ragazzi» (32,6%), «campetti e palestre» (26%) e «parchi più curati» (27,9%).
Il caso di Reggio Calabria
Per quanto riguarda il territorio della città metropolitana di Reggio Calabria, la ricerca rileva che oltre mille minori — il 4,4% del totale dei residenti — vive in un’area di disagio socioeconomico urbano.
In queste zone il 42,7% delle famiglie vive in povertà relativa.
Anche qui gli indicatori scolastici risultano peggiori rispetto alla media cittadina. Più di uno studente su dieci delle scuole secondarie di primo e secondo grado — il 12,5% — ha abbandonato la scuola oppure ripetuto l’anno scolastico, una quota più che doppia rispetto al 5,3% registrato mediamente nell’intero Comune.
Il 21,9% degli studenti dell’ultimo anno delle medie è a rischio dispersione implicita, oltre 12 punti percentuali in più rispetto alla media comunale del 9,3%.
Sul fronte occupazionale e formativo, quasi un giovane tra i 15 e i 29 anni su tre — il 30,4% — non studia e non lavora, contro il 23% della media comunale.
L’appello di Save the Children
Secondo la direttrice generale di Save the Children, Daniela Fatarella, «non sono più rinviabili interventi strutturali capaci di rimuovere gli ostacoli che limitano ingiustamente le opportunità dei minori e di contrastare la povertà educativa».
Per Fatarella «serve una strategia nazionale di rigenerazione urbana, dotata di risorse certe, che guardi ai territori con una “lente generazionale”, mettendo in rete realtà diverse e interventi complementari e valorizzi il potenziale dei giovani e delle comunità locali».
La direttrice generale dell’organizzazione sottolinea inoltre come sia fondamentale «istituire presìdi socio-educativi nei territori più fragili: luoghi accessibili, sicuri e accoglienti, attivi durante tutto l’anno, dove ragazze e ragazzi possano partecipare, contribuendo anche alla programmazione, ad attività culturali, sportive, artistiche e ricreative, e ricevere supporto educativo, psicologico e sociale. Luoghi che offrano possibilità di crescita e di futuro».

